Michael Haneke torna a dividersi fra Austria e Germania con il suo nuovo film, Il nastro bianco (in originale Das Weiße Band). Dopo i suoi primi lavori, e specialmente dopo Funny Games, vero film spartiacque della sua filmografia, il regista ha lavorato in Francia, il paese che lo ha consacrato definitivamente con film come La pianista e Niente da nascondere. Poi è stato il momento di sbarcare in America per dirigere l’auto-remake Funny Games, con Naomi Watts.
Il 2009 quindi segna per Haneke un ritorno alle origini, con un progetto che ha almeno altri due punti di contatto con la prima parte della sua carriera. Si tratta degli attori protagonisti della vicenda: da una parte troviamo Susanne Lothar, per la quarta volta con il regista ma celebre soprattutto per la sua parte da protagonista nel primo Funny Games, e dall’altra avremmo dovuto trovare Ulrich Mühe, con Haneke per tre volte (Funny Games compreso), ma scomparso purtroppo nel luglio 2007.
Al posto di Ulrich Mühe troveremo quindi Ulrich Tukur, in una storia che è tutta un programma. Siamo in Germania nel 1913, alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, in una scuola di campagna dove avvengono strani incidenti. Cavi tesi forse messi apposta per far danni, fienili incendiati, bambini torturati. Che i bambini del villaggio abbiano formato una “società segreta” e siano loro i colpevoli? Grazie alla Lucky Red scopriremo il mistero forse già a maggio, in attesa di sapere magari se il film sarà a Cannes…
Esce domani Funny Games U.S., remake del film più conosciuto di Haneke, diretto dallo stesso Haneke. Un’occasione per parlare di uno dei registi più amati, odiati e discussi del panorama contemporaneo: tra frammenti, storie e violenza.

Mi chiedessero quale film preferisco di Michael Haneke, mi verrebbe da dire a caldo uno fra 71 frammenti di una cronologia del caso e Funny Games. Il primo perché ci vedo molta della poetica e molte tematiche che Haneke sfrutterà in seguito; il secondo perché è tra le pellicole più disturbanti che abbia mai visto.
Ma a freddo sarebbe difficile scegliere un preferito, vista la complessità e l’interesse generale della filmografia del regista, fra i più discussi ultimamente per l’auto-remake Funny Games, in uscita domani nelle nostre sale dopo una gran campagna pubblicitaria ad opera della Lucky Red.
Tra l’altro, è chiaro che il primo Funny Games è il perfetto film spartiacque tra i due periodi della carriera di Haneke, divisa tra il periodo austriaco, in cui troviamo la cosiddetta trilogia del congelamento emotivo dell’Austria e proprio Funny Games, e i film francesi che lo hanno definitivamente consacrato.