
La promessa dell’assassino, il bellissimo film di David Cronenberg, potrebbe avere presto un sequel. E’ lo stesso regista a confessarlo:
“È la prima volta che voglio realmente fare un seguito di qualche cosa. Non avevo mai avuto il desiderio di farlo prima, ma in questo caso abbiamo delle questioni insolute con alcune figure importanti. (…) Io, Steve Knight e Paul Webster (rispettivamente sceneggiatore e produttore del primo film), avremo una riunione molto presto per discutere della sceneggiatura. Io ho delle idee ma vedremo cosa diranno loro”.
Viggo Mortensen e Naomi Watts saranno della squadra? Secondo voi è davvero necessario un sequel? Nel frattempo rivediamoci il trailer, dopo il salto.
Via: Cinemaniablog
Continua a leggere: Un sequel per La promessa dell'assassino?

Il percorso di David Cronenberg fa subito pensare ad una cosa da non sottovalutare: si parla di uno dei registi contemporanei più coerenti sul campo. Il suo cinema è sempre quello, dalle origini fino ad oggi. Detto così, sembra un gran limite. Ma il cinema di Cronenberg è come i suoi protagonisti: il soggetto è lo stesso, ma si trasforma, si evolve in qualcosa di sempre più inquietante.
Dagli inquilini dell’edificio de Il demone sotto la pelle alle promesse dall’est de La promessa dell’assassino: la materia, che sia quella della carne o che sia quella dell’anima, diventa altro, ed è sempre in fieri. E così è il suo regista: un continuo divenire. Chi l’avrebbe detto che, all’epoca di Rabid - Sete di sangue o Brood - La covata malefica, Cronenberg avrebbe diretto dei noir rigorosi, lucidi e tesi come A History of Violence e La promessa dell’assassino?
Col senno di poi ce lo dovevamo aspettare, forse quando Cronenberg ha diretto tre capolavori, uno di seguito all’altro, come Il pasto nudo, M. Butterfly e Crash (per chi scrive il suo film più geniale e sconvolgente). In cui la materia del b-movie, dell’horror, diventava materia esteticamente altissima, raffinata, ma internamente ancora più malata di prima, e ancora più sorprendente rispetto a film già enormi come Scanners o La mosca (forse il vero film-spartiacque tra i due periodi pre-noir del nostro).

Ormai da due mesetti ci siamo lasciati il 2007 alle spalle, ed un nuovo anno (cinematografico) è iniziato, con grandi film del calibro di Into the Wild, Cous cous, Il petroliere e Non è un paese per vecchi. Noi abbiamo detto la nostra, con le classifiche della redazione dei migliori dell’anno e dei peggiori, e anche voi vi siete espressi.
E’ il momento, anche per dare la possibilità a chi si è perso qualche pellicola e magari vorrebbe recuperarla, di andare a vedere la classifica dei blogger cinefili di Cinebloggers Connection (tra cui c’è il nostro Infamous), che hanno votato i film lungo l’anno e li hanno recensiti nei loro personali blog. Visto che ne abbiamo la possibilità, le precedenti sei posizioni, dall’11 al 16, alla top ten vedono INLAND EMPIRE, Hot Fuzz, Breakfast on Pluto, Soffio, L’arte del sogno e Grindhouse - A prova di morte.
Iniziamo dalle prime tre posizioni; dopo il salto potrete leggere gli altri sette nomi:
1. Ratatouille di Brad Bird
2. Io non sono qui di Todd Haynes
3. Lettere da Iwo Jima di Clint Eastwood
Continua a leggere: Cinebloggers Connection: il meglio del 2007
Se dovessi pensare alla colonna sonora che più mi ha colpito in questo 2007 direi senza dubbio quella de L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Se poi dovessi pensare a quale continuo ripetutamente ad ascoltare, senza annoiarmi mai, direi quella di Grindhouse - A prova di morte, magari intervallata da qualche brano di Planet Terror, soprattutto il suo Main Titles (in realtà anche il vero tema principale dell’intero progetto Grindhouse).
Per quanto riguarda le musiche dei film, il 2007 è un anno tutto da ascoltare e riscoprire. Non basterà certo un nostro post per riassumere tutte le soundtrack più belle dell’anno, però è uno spunto, una libera visione per ripercorrere l’anno cinematografico dal punto di vista delle note. Quelle che leggerete subito qui sotto sono le scelte di una persona sola, non di tutta la redazione, e non sono per questo oggettivamente le più rappresentative del 2007: anche perché molti film non li ho visti e alcune colonne sonore non le ho sentite. Ecco quindi le 15 colonne sonore da non perdere.
L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford di Andrew Dominik - Musiche di Nick Cave e Warren Ellis
La soundtrack più emozionante dell’anno. Nel bel film di Dominik, la parte tecnica è inattaccabile. La cosa migliore, comunque, resta la musica: provare per credere con il brano Song for Jesse, sospeso quasi in un limbo onirico, o Rather Lovely Thing, la prima traccia del cd. Ma il momento più alto resta What Must Be Done, che conquista chi ha visto il film, chi l’ha amato, chi l’ha odiato e chi non sapeva della sua esistenza. Non manca qualche brano più energico, ma il clima resta quello della malinconia.
Continua a leggere: Le colonne sonore del 2007 da non perdere
Ecco la sfida italiana al box-office: Parenti vs. Pieraccioni. Per gli appassionati la sfida è però un’altra: fantasy di stagione vs. Cronenberg. In entrambi i casi la vittoria sembra già essere scritta. Comunque, della prima sfida per ora c’interessa sinceramente poco (anche se, appena leggeremo i primi dati del box-office rosicheremo come ogni anno), della seconda invece un po’ di più: il dottore de La bussola d’oro ha parlato bene, io da La promessa dell’assassino sono stato letteralmente travolto. Se non vi vanno i soliti filmetti a natale, forse, vi conviene concentrarvi su questi due. O recuperarvi qualche gran film come Paranoid Park.
Di seguito i quattro film in uscita nelle sale da oggi.
La bussola d’oro: è la storia di Lyra Belacqua, una ragazzina di 11 anni, cresciuta presso il Jordan College di Oxford, in Inghilterra. Assieme al suo “daimon”, uno spirito animale che sta sempre al suo fianco, Lyra ha un destino speciale, in mezzo a streghe, orsi, personaggi misteriosi e bambini in pericolo… Tratto dal primo capitolo della trilogia fantasy di Philip Pullman, ecco il fantasy natalizio diretto da Chris Weitz. Con Nicole Kidman, Daniel Craig, Eva Green, Dakota Blue Richards, Jim Carter e Sam Elliott. Qui la nostra recensione.
La promessa dell’assassino: “Il mio nome è Tatiana”. Incomincia così il diario della giovane ragazzina che Anna ha disperatamente tentato di salvare dopo che ha partorito. Era una ragazzina davvero giovane, di origini russe e con un passato che solo quel diario può spiegare e rivelare. Anna decide di accudire la bambina appena nata, e intanto è decisa ad indagare sulla vita di Tatiana… Dopo aver vinto il Premio del Pubblico all’ultimo Festival di Toronto e dopo aver fatto il suo trionfante passaggio a Torino 25, arriva in sala l’ultimo capolavoro di David Cronenberg, “gemello” di A History of Violence. Con Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel. Qui la nostra recensione.
La promessa dell’assassino (Eastern Promises, Canada / Gran Bretagna, 2007) di David Cronenberg; con Naomi Watts, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl.
“Il mio nome è Tatiana”. Incomincia così il diario della giovane ragazzina che Anna ha disperatamente tentato di salvare dopo che ha partorito. Era una ragazzina davvero giovane, di origini russe e con un passato che solo quel diario può spiegare e rivelare. Anna decide di accudire la bambina appena nata, e intanto è decisa ad indagare sulla vita di Tatiana…
Si parla di mafia russa in La promessa dell’assassino, il nuovo film di David Cronenberg. Ma, come al solito, l’argomento di base è solo una base su cui costruire ben altro. Si parte dalla freddezza e dalla paura di un’argomento che presenta voluti stereotipi (la crudeltà e il sangue, i mafiosi interessati a donne e vendetta, addirittura la vodka) e si continua con la famiglia, il passato, l’amore e l’uomo.
Insomma, La promessa dell’assassino è Cronenberg puro, e chi ha già tacciato A History of Violence di essere una facile trovata commerciale per mettere d’accordo, in modo banale (sic!), critica e pubblico, non capirà neanche questo nuovo capolavoro. Innanzitutto perché i due film vanno a braccetto, soprattutto per stile, e poi perché il doppiaggio -lo si capisce dal trailer- renderà inutile tutto l’impressionante lavoro degli attori sostituendolo col ridicolo.
Continua a leggere: La promessa dell'assassino: recensione in anteprima
Ecco il resoconto dell’ultima giornata trascorsa al Torino Film Festival: tra poco dedicherò un post finale al TFF per tirare le fila di questa edizione, con commenti, considerazioni e voti.
“La scena della sauna diventerà famosa come quella della doccia di Psyco“. Dice questo David Cronenberg parlando della sequenza più violenta del suo nuovo capolavoro, La promessa dell’assassino (Eastern Promises). Non perché effettivamente la tensione, il sangue che scorre e il nudo integrale di un inquietante Viggo Mortensen concederanno da soli la sequenza alla storia del cinema, ma perché come nel film di Hitchcock la sequenza arriva dopo minuti e minuti di assoluta tensione e angoscia: l’effetto è addirittura catartico.
Sì, perchè il film “gemello” di A History of Violence è, se possibile, ancora più misterioso, pericoloso e perfetto del film precedente. Nonostante abbia vinto un premio del pubblico a Toronto e sia già stato acclamato della critica, credo che, come nel film precedente, molti appassionati parleranno ancora di un film “poco cronenberghiano”.
Ci sarà tempo per discuterne, tanto la pellicola esce nelle nostre sale dal 14 dicembre e pubblicheremo la nostra recensione in anteprima. Vi basti sapere, per farvi un’idea, che lo stile e le tematiche sono Cronenberg doc. Che Naomi Watts è sempre brava, ma Viggo Mortensen regala la sua miglior interpretazione. Che il film non dà un attimo di tregua e il senso di minaccia è costantemente dietro l’angolo. E che il finale provoca brividi di emozione solo a ripensarci.
Ed eccolo qui, il Torino Film Festival di Nanni Moretti e di Emanuela Martini. E’ la venticinquesima edizione: c’è tanta attesa, ma anche qualche perplessità. Noi ovviamente iniziamo da queste (ma che cattivi che siamo…). Credo che il programma sia molto interessante, con nomi di richiamo nelle anteprime (Wong Kar-wai e Cronenberg su tutti), attesi film nella sezione fuori concorso (ad esempio il nuovo Sokurov, o l’atteso war-movie di Cedar) e un cartellone di rispetto per quanto riguarda la selezione ufficiale. Oltre alle varie retrospettive.
Però, per ragioni che si sanno, non si vedono horror, e per fortuna che almeno La promessa dell’assassino (Eastern Promises) ci sarà… Peccato che la sua programmazione sia pessima: oltre ad essere il film di chiusura, per lui ci sarà una sola proiezione, visto che la sua anteprima italiana assoluta sarà solo ad inviti. Accrediti avvisati, mezzo salvati, purtroppo. E a proposito di accrediti: la loro vita si prospetta tutt’altro che rosea. Noi di Cineblog saremo al festival a partire da lunedì, e -connessione permettendo- cercheremo di tenervi aggiornati. Però la prevendita di biglietti per il pubblico, iniziata già da qualche giorno, non aiuterà i poveretti col pass. Chissà, si vedrà.
Detto questo, siamo speranzosi di essere smentiti su tutto ciò che di “cattivo” abbiamo previsto. E siamo felici che il festival inizi ufficialmente con La famiglia Savage (The Savages) di Tamara Jenkins, che purtroppo non riusciremo a vedere, ma che sembra davvero divertente e interessante. E oggi iniziano anche le retrospettive su Wim Wenders e John Cassavetes. In bocca al lupo agli organizzatori del festival, sperando abbiano svolto un lavoro professionale, e in bocca al lupo a pubblico e accrediti. Speriamo che tutti si divertano, e che abbiano meno rogne e delusioni possibili…