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Dal 28 agosto al cinema: Le 13 rose, Chéri, L'era glaciale 3, Smile, Fa' la cosa sbagliata, Piede di Dio, Sul lago Tahoe

pubblicato da Gabriele C.

guida in sala

Ve l’avevamo detto che da questa settimana gli arrivi in sala sarebbero migliorati. Tant’è: ci ritroviamo con fatica a dover segnalare il film della settimana. Concentriamoci innanzitutto su quattro titoli, in ordine alfabetico. Ritorna Stephen Frears, che con il suo film in costume Chéri ritrova Michelle Pfeiffer e Christopher Hamtpon a 20′anni di distanza da Le relazioni pericolose: può bastare? Terza avventura per la folle banda di animali preistorici in L’era glaciale 3 - L’alba dei dinosauri, questa volta in 3D: il divertimento dovrebbe essere assicurato. Per chi cerca nel cinema indipendente il miglior modo per amare l’America, ecco Fa’ la cosa sbagliata, premio del pubblico al Sundance. Sul lago Tahoe, visto a Berlino, Torino e altri festival: un po’ commedia, un po’ road movie, sincero e doloroso. Un colpo di fulmine. In mezzo, altri film, ovviamente, tra cui due titoli italiani, di cui uno ci ha lasciato perplessi: scoprite quale.
Sono sette i film in uscita da questo venerdì, ma tra questi non Achille e la tartaruga, come sapevamo: lo vedremo mai in Italia?

Le 13 rose: la fine della guerra civile spagnola è alle porte e l’esercito del generale Franco si sta avvicinando alla città di Madrid. E’ il 1939 e tredici giovani volontarie pacifiste della Brigata Socialista vengono arrestate con una terribile accusa: avrebbero fatto parte di un complotto teso a organizzare l’assassinio di Franco. Le ragazze vengono imprigionate e fatte parlare con ogni mezzo necessario. Nonostante le torture subite, il loro legame e la loro amicizia non si rompe… Emilio Martínez Lázaro narra un momento sconvolgente della Storia del Novecento. Con Fernando Pardo, Pilar López de Ayala, Veronica Sánchez, Gabriella Pession e Marta Etura. Qui la nostra recensione.

Chéri: Parigi, 1906, in piena Belle Époque; Léa de Lonval è una matura cortigiana, affascinata da un diciannovenne, figlio di un’amica, detto Chéri. Sei anni più tardi, con Chéri sposato, i due amanti scopriranno quanto si amano e quanto la lontananza li stia logorando. A 20 anni di distanza da Le relazioni pericolose, Stephen Frears, Michelle Pfeiffer e lo sceneggiatore Christopher Hamtpon si ritrovano. Nel cast anche Kathy Bates e Rupert Friend. In concorso a Berlino. Qui la nostra recensione.

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Sul Lago Tahoe - di Fernando Eimbcke: recensione in anteprima

pubblicato da Gabriele C.

Sul Lago Tahoe - di Fernando Eimbcke: recensione in anteprimaSul lago Tahoe (Lake Tahoe, Messico / Giappone, 2008) di Fernando Eimbcke; con Diego Cataño, Héctor Herrera, Daniela Valentine, Juan Carlos Lara II, Yemil Sefani.

Un assolato giorno d’estate, Juan fa un incidente in macchina e si mette alla ricerca di un pezzo di ricambio per poter far funzionare la vettura. Nel suo percorso conosce alcune persone con cui instaura dei rapporti: uno scorbutico vecchietto ed il suo cane Sica, una giovane ragazza madre, super tabagista, e un ragazzo appassionato di arti marziali. Il ragazzo tornerà anche a casa, e solo qui si capirà qualcosa in più di lui e della sua storia…

Presentato prima in competizione a Berlino e poi fuori concorso a Torino, il film del messicano Fernando Eimbcke è una pellicola che al suo interno cambia registro da un momento all’altro, in modo sì inaspettato ma sempre intelligente e sorprendente. Se all’inizio sono i silenzi a farla da padroni, e lo spettatore può anche ritrovarsi disorientato, c’è tempo perché la pellicola di Eimbcke riesca a stupire più volte.

Sul Lago Tahoe è, dal punto di vista tecnico, un montaggio di sequenze girate soprattutto con camera fissa, separate l’una dall’altra da netti stacchi in nero che corrispondono a brevi ellissi temporali. Una forma semplice ma ragionata che dà voce ad un mondo sempre più complesso e stratificato, che arriva al cuore e nelle profondità dei dolori umani man mano che il film prosegue e si avvia verso la sua splendida conclusione.

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Torino Film Festival 2008: commenti e voti

pubblicato da Gabriele C.

Torino Film Festival 2008:  commenti e votiNanni Moretti, direttore del Torino Film Festival per questo biennio appena finito, pare aver dato disponibilità per proseguire il suo lavoro. E i motivi sono sotto gli occhi di tutti, parlando di numeri: rispetto all’anno scorso sono in netta crescita il numero degli accreditati, e si registrano un 15% in più di biglietti e abbonamenti venduti, e un 25,08% in più di incassi totali. Niente male per un festival che arriva ultimo dopo Venezia e soprattutto Roma, e in un periodo climatico non piacevolissimo (con tanto di neve quest’anno). Ma i cinefili non si sono fatti fermare da queste cosette, e sono accorsi in massa al secondo Torino morettiano.

Il perché è abbastanza semplice da intuire: con un’edizione di buon livello alle spalle e con un programma davvero di altissimo interesse, Torino 26 si presentava sulla carta come un festival tutto da godere. E non c’è stata delusione, e speriamo a questo punto che l’accoppiata Moretti-Martini resti. Citiamo comunque qualche problemino, a partire dal caso Somers Town, atteso nuovo film di Shane Meadows: cancellate tutte le proiezioni per mancato arrivo della pellicola, che arriva gli ultimi giorni. Proiezioni il 29 in seconda serata e il 30, a festival ormai finito: la rabbia dilaga, anche se si capisce che la colpa non è direttamente del festival.

Paradossalmente, uno dei disagi del cartellone di Torino è di essere “troppo pieno”, e qualcosa la si perde per forza: anche perché alcune sale sono tanto carine quanto piccole, e pretendere che la gente possa vedersi Filth and Wisdom di Madonna nella mini-sala 3 del Massimo è pura utopia. Non si poteva proiettarlo all’Ambrosio in sala 1 al posto di Per favore… non mordermi sul collo (proiezione quasi vuota, purtroppo) o al Nazionale? E che dire di Katyn, la cui prima era nella minuscola sala 2 dell’Ambrosio? Sono cose che l’organizzazione dovrebbe ripensare il prossimo anno, anche se c’è da dire che molti spettacoli delle tre meravigliose retrospettive hanno fatto il tutto esaurito.

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Torino Film Festival 2008: recensioni di Tony Manero di Pablo Larrain, Demain di Maxime Giroux, Lake Tahoe di Fernando Eimbcke, Gigantic di Matt Aselton, The Escapist di Rupert Wyatt

pubblicato da Gabriele C.

tony manero locandina filmContinuiamo le nostre panoramiche giornaliere sui film visti al Torino Film Festival 26, e come al solito incominciamo con le pellicole del concorso ufficiale. Finalmente il pubblico ha potuto vedere l’atteso Tony Manero (qui il trailer), co-produzione Cile-Brasile diretta da Pablo Larrain: e le attese sono state ripagate.

Vedere questo uomo di mezza età che sogna in una sala deserta guardando per la centesima volta La febbre del sabato sera, che tenta di “sfondare” nel mondo dello spettacolo convinto di avere un gran talento, e che pur di ottenere ciò che vuole è disposto ad uccidere non crea affatto un clima grottesco, ma provoca nello spettatore solo compassione e pena.

Perché poi c’è da inserire il discorso di non poca importanza della dittatura di Pinochet: e allora tutto assume un connotato ancora più inquietante. Raùl, convinto di poter essere il Tony Manero latino-americano, è vittima del colonialismo culturale (il regista non attacca La febbre del sabato sera, che tra l’altro non è sicuramente un film che esalta le luci della ribalta, e neanche la figura di Tony Manero: semmai l’uso che ne viene fatto dal mondo dello spettacolo, che lo usa come emblema e come mito), ed è vittima di una nazione allo sbando, senza più un’identità. Tony Manero è intelligente, mai banale, a tratti sorprendente: vedere anche la scelta del protagonista verso la fine, quando in casa si ritrova la polizia. Una pellicola coraggiosa e da non perdere.

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Speciale Festival di Berlino: Julia, Lake Tahoe, Gardens of The Night,

pubblicato da Beatcippe

http://www.generazioneeuropa.eu/home/images/stories/foto%20articoli/berlinale.jpgAltra giornata e, come al solito, altri tre film in consorso. Tra l’altro la terza giornata di questo Festival di Berlino sembra finalmente rientrare nel solco della tradizione di questa manifestazione: poche star, poco tappeto rosso, tanto tanto tanto cinema. La diva del giorno, il nome più in vista fra quelli arrivati oggi è quello di Tilda Swinton, recentemente candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista per “Michael Clayton” e qui a Berlino protagonista di “Julia” del francese Erick Zonca.

Pellicola che tenta malamente di riproporre i fasti di un grande capolavoro di John Cassevetes, “Gloria”. Può sembrare strano, ma il paragone fra Tilda Swinton e Gena Rowlands non è nè peregrino nè sacrilego. La cattivissima strega de “Le Cronache di Narnia: Il Leone,La Strega e L’Armadio” non sfigura minimamente in questo confronto, dando vita ottimamente a un personaggio ambiguo, cinico, distrutto dalla vita e senza più alcuna speranza. I problemi stanno altrove, nell’anzichenò insulsa messa in scena di Zonca, la quale in due ore e venti di film fa maledire più e più volte la scelta di essere mai entrati in quella sala.

Prima che cadessero pesantemente le braccia per “Julia”, però, sui visi degli arditi spettatori della prima proiezione della mattina era sbocciato un largo sorriso; merito di “Lake Tahoe“, lo splendido esordio nel magico mondo dei lungometraggi del neanche quarantenne messicano Ferdinando Eimbcke che, cognome impronunciabile come mai si era visto a parte, regala un’ora e mezza di pura magia cinematografica con una lievissima e personalissima commedia sulla difficoltà per un adolescente nel superare un lutto improvviso.

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