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American Grindhouse - Il trailer del documentario sull'exploitation

pubblicato da carloprevosti

American GrindhousePer il grande pubblico il termine Grindhouse riporta alla mente il progetto parallelo dei film A prova di morte e Planet Terror firmato da Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, in realtà si riferisce a un preciso genere cinematografico (estremamente americano). Il nome nasce nel film Lady of Burlesque (1943) in cui uno dei protagonisti si riferisce a un teatro sulla 42ma strada, dove si esibiscono ragazze in balletti e striptease come una “grindhouse”.

A questo genere di film, definiti di exploitation, conditi di sesso e violenza, inseguimenti in macchina e sparatorie improbabili, ha dedicato un documentario il regista Elijah Drenner che si avvale dell’intervento di “esperti” come Larry Cohen, Judy Brown, Joe Dante e John Landis.

Un film per cinefili e appassionati del genere, ma non solo. Dopo il continua potete vedere il trailer del film.

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Baby Killer (It's Alive!) remake: il primo trailer

pubblicato da Gabriele C.

It's Alive (1974)Il remake di Baby Killer, intitolato in patria come l’originale It’s Alive, non ha ancora una data di distribuzione, e forse per questo la produzione ha deciso di creare questo promo e di presentarlo a Cannes.

Possiamo notare alcune differenze rispetto al cult originale diretto da Larry Cohen: la storia si concentrerà sulla madre del bambino, che sarà interpretata da Bijou Phillips (una delle ragazze di Hostel Parte II e presto anche protagonista di un altro remake, ovvero The Wizard of Gore), e possiamo notare anche che il bambino non ha le sembianze mostruose che aveva nell’originale del 1974.

Meglio così: la notizia che il piccolo killer fosse creato in CG non era certo grandiosa, a meno che il bimbo non muti sembianze nel corso della pellicola… Trovate il lungo promo del remake diretto da Josef Rusnak subito dopo il salto.

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Baby Killer (It's Alive!) remake: la prima locandina

pubblicato da Gabriele C.

Un po’ di tempo fa il nostro dottore ci aveva avvisati che anche Baby Killer (in originale It’s Alive!) avrebbe avuto il suo remake. La paura più grande era solo una, confermata sin da subito: il piccolo mostro sarebbe stato creato ovviamente in computer grafica. Non una presa di posizione contro la CG, come non si è contro a priori i remake (insomma…), ma pensandoci il suo uso porterà probabilmente ad una scelta non proprio condivisibile: là dove il piccolo assassino nell’originale, costruito artigianalmente dal grande Rick Baker, faceva intravedere poco di sè per quasi tutta la pellicola e manteneva così una suspense sottile e angosciante, oggi si punterà alle mostruosità fisiche per creare paura e ribrezzo. E’ una possibilità, ma non campata in aria, che vorrei fosse smentita.

Detto questo, l’originale di Larry Cohen, con i suoi due seguiti, è davvero un grandissimo film. Cohen, che oggi si dedica soprattutto alle sceneggiature (In linea con l’assassino, ma anche idiozie come Captivity), sapeva creare all’epoca film dell’orrore a costo zero che riuscivano a rispecchiare la società (di ieri e di oggi, ed è così che i suoi film restano belli), con storie, soprattutto in questo caso, di grande umanità e, sì!, anche d’amore. Baby Killer, dopotutto, è un film sorprendentemente profondo, ed è per questo che un remake lascia perplessi: su che cosa si punterà? Cohen, che ritorna sul suo script, terrà intatti i bellissimi temi proposti nell’originale o lascerà che il regista Josef Rusnak (quello de Il tredicesimo piano) si sfoghi con un horroretto splatteroso o anche no?

Staremo a vedere, anche se il progetto è abbastanza pericoloso. Intanto su continua trovate la locandina, e due immagini della protagonista Bijou Phillips. Ringraziamo Bloody Disgusting per il materiale.

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Captivity: recensione in anteprima

pubblicato da Gabriele C.

Captivity (Captivity, USA / Russia, 2007) di Roland Joffé; con Elisha Cuthbert, Daniel Gillies, Michael Harney, Laz Alonso.

La versione che qui recensiamo è la versione originale di Captivity, prima che floppasse in patria e prima che fosse rimpinzato dell’ormai celebre scena del frullato di frattaglie e occhi. Vabbeh, ma tanto mi sa che non sarebbe cambiato nulla: Captivity sarebbe stato brutto comunque, con o senza “scena scandalo”. Tranquilli comunque: se andrete in sala a sorbirvi il filmone, quella scena dovrebbe esserci.

In ogni caso, sembra di assistere all’opera prima di un qualsiasi mestierante di Hollywood: e invece alla regia c’è un certo Roland Joffé, che ha diretto due film premiati dall’Academy. E altra cosa abbastanza inquietante, alla sceneggiatura c’è un certo Larry Cohen, che già con Cellular aveva fatto piangere più di un fan. Che dire? Bis per il vecchio grande regista di Baby Killer. Che, fra l’altro, sembra intenzionato a dare alla trama quel sapore sociologico che aveva chiaramente, ad esempio, anche il suo mitico Stuff, ma le intenzioni si perdono per strada.

Elisha Cuthbert, che nel film fa la modella, viene rapita e spiata da un simil-Jigsaw che tortura alcune persone come quelli di Hostel. Sì ovvio, Captivity fa parte del filone dei quattro Saw e dei due Hostel, ma è incredibile come la claustrofobia degli ambienti, la tensione della trama e il senso di pericolo non abbiano mai momenti davvero alti. Anche perchè ci si disinteressa subito dei personaggi, tanto meno delle ambizioni sociologiche e “femministe” della sceneggiatura.

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