
Recentemente intervistato al CinemaCon di Las Vegas, Martin Scorsese si è dato ad alcune dichiarazioni che non possono certamente passare inosservate. Estremamente soddisfatto a seguito dell’esperienza Hugo Cabret, il regista italo-americano pare abbia intenzione di gettarsi definitivamente, anima e corpo, tra le braccia del 3D. A suo dire c’è qualcosa che tale tecnologia “dona alle immagini, tanto da trasportare in un altro mondo, in cui è piacevole rimanere” (via Yahoo).
Scorsese appare così entusiasta del 3D da ammettere che avrebbe tanto desiderato che capostipiti indiscussi della sua filmografia, come Toro Scatenato e Taxi Driver, fossero stati girati in tre dimensioni. Non pago della portata di queste sue dichiarazioni, rincara la dose con altre a carattere più generale, asserendo che le possibilità offerte dal 3D consentono di raggiungere uno degli scopi del Cinema:
Nel momento in cui ha avuto inizio, le persone volevano tre cose: colore, suono e profondità. […] Vuoi ricreare la vita.
Non a caso Scorsese paragona l’avvento di questa nuova ondata a quella del colore, sottolineando come egli stesso rimase scioccato all’idea che di lì a poco (erano gli anni ‘60) tutti i film sarebbero stati a colori. Insomma, parole che pesano come macigni quelle del buon vecchio Marty, e su cui, come sempre, non si può glissare con troppa superficialità. Trattasi di un argomento che tiene banco oramai dai tempi di Avatar, lo sappiamo… ma siete d’accordo con quanto afferma il regista newyorkese, oppure no?
Foto | TM News

Dopo il tuffo fantastico negli albori del cinema con Hugo Cabret, Martin Scorsese torna violentemente ad una pressante attualità. Nessun termine è adoperato a caso, visto che il suo prossimo film sarà (come già anticipato a Marzo) un adattamento del libro autobiografico di Jordan Belfort, intitolato The Wolf of Wall Street. Chi è costui? Parliamo di uno dei maggiori pezzi grossi della finanza durante il secolo scorso, incriminato per frode finanziaria, e che per tale bravata (all’ordine del giorno in questo diabolico settore) ha scontato ventidue mesi di carcere.
Da questa ed altre vicissitudini, nascono The Wolf of Wall Street e Catching the Wolf of Wall Street, dei veri e propri best-seller distribuiti in circa quaranta Paesi e tradotti in otto lingue. Ciò che impreziosisce ulteriormente il progetto di Scorsese è il ritorno al suo fianco di Leonardo Di Caprio. I due, con questo film, toccheranno quota cinque collaborazioni insieme. Lo sceneggiatore sarà Terence Winter, vincitore di due Emmy per I Soprano ed attualmente impegnato con la serie TV Boardwalk Empire. La novità è che da ieri è tutto ufficiale (via Deadline).
Mentiremmo se negassimo che l’idea, praticamente in ogni dettaglio sino ad ora confermato, ci affascina non poco. Leonardo Di Caprio ancora una volta nei panni di un imbroglione è già tutto un programma - per di più se diretto dal suo fan numero uno, ossia Scorsese. A distribuirlo negli States sarà Red Granite Pictures, con l’inizio delle riprese fissato per Agosto di quest’anno.

L’Academy ha ricevuto in questi giorni una richiesta specifica: inserire tra gli Oscar una categoria dedicata agli stuntmen. L’idea parte da Jack Gill, stuntman professionista, che ha deciso di incontrare Dawn Hudson, la nuova leader dell’Academy. Gill ha spiegato:
“Quest’anno l’Academy ha un nuovo direttore esecutivo. Sembra essere molto più ricettivo rispetto agli altri. Non abbiamo intenzione di mollare. (…) Vogliamo solo essere riconosciuti. Stiamo andando a combattere, e continueremo a combattere”.
Sì, perché non è la prima volta che gli stuntmen fanno questa proposta ma non hanno mai ricevuto risposte positive. Gill ha trascorso gli ultimi 21 anni della sua carriera cercando di ottenere un riconoscimento ufficiale per la sua professione e per far conoscere al grande pubblico il lavoro rischioso che fanno i suoi colleghi. In passato erano state scritte diverse petizioni, firmate tra l’altro da Steven Spielberg e Martin Scorsese. Voi cosa ne pensate? Non pensate che se la meriterebbero una categoria?
Foto: TMNews

Oggi Cineblog vi regala la lista di 85 film che hanno influenzato la vita e la carriera di Martin Scorsese. Di seguito i titoli e la sua eventuale spiegazione sul motivo della scelta. Pronti a curiosare? Attenzione: se vedete tutti gli 85 film non diventerete automaticamente un regista come Scorsese eh, ma forse scoprirete qualche capolavoro in più.
L’asso nella manica (Ace in the Hole - 1951 di Billy Wilder)
Secondo amore (All That Heaven Allows - 1955 di Douglas Sirk)
America, America: (The Anatolian Smile - 1963 di Elia Kazan)
Un americano a Parigi: (An American in Paris - 1951 di Vincente Minnelli)
Apocalypse Now: (1979 di Francis Ford Coppola)
Arsenico e vecchi merletti: (Arsenic and Old Lace - 1944 di Frank Capra)
Il bruto e la bella: (The Bad and the Beautiful - 1952 di Vincente Minnelli)
Spettacolo di varietà (The Band Wagon - 1953 di Vincente Minnelli): “E’ il mio preferito dei musical di Vincente Minnelli. Mi piace la trama che unisce il Faust e una commedia musicale, e il disastro che ne deriva”.
Nato il quattro luglio (Born on the Fourth of July - 1989 di Oliver Stone)
Continua a leggere: Gli 85 film preferiti da Martin Scorsese
Sulle note di Something, Here comes the sun, Within you without you, While my guitar gently weeps, tutte le parole scritte da George Harrison e le immagini del controverso e singolare chitarrista, il mito dei quattro di Liverpool rivive nel documentario “George Harrison: Living in the Material World” diretto da Martin Scorsese e distribuito da Nexo Digital.
Un viaggio musicale di quattro ore nell’universo del chitarrista dei Beatles, raccontato da materiale inedito e le testimonianze di Paul McCartney, Ringo Starr, Eric Clapton, Yoko Ono, Tom Petty, Ravi Shankar, Phil Spector, oltre alla moglie Olivia (produttrice esecutiva del film) e il figlio Dhani.
Un documentario tributo all’anima complessa e inafferrabile dei mitici Fab Four, che potete sbirciare nel trailer italiano, e dal Torino Film Festival 2011 giovedì 19 aprile 2012 arriva in tutte le 40 multisale UCI Cinemas con un evento e proiezione che si può già accaparrare in prevendita al costo di 10 euro. On line trovate anche l’elenco delle sale.

Forse pensavate che un classico come Toro Scatenato potesse essere immune da operazioni come remake/sequel/prequel/reboot o chi per loro, ma non è così. In realtà i lavori per un nuovo film sono già a buon punto; non si spiegherebbe diversamente il perché per Giugno sia già fissato l’inizio delle riprese. Esatto, in estate qualcuno comincerà a girare Toro Scatenato 2 (via Moviehole).
La sceneggiatura altro non è che l’adattamento del libro scritto dallo stesso Jack La Motta dopo l’uscita del film, fantasiosamente intitolato, per l’appunto, Raging Bull II. Tale libro aggiunge parte di ciò che è avvenuto nella vita di La Motta prima degli eventi raccontati nel film di Scorsese. E se William Forsythe interpreterà il protagonista in versione anziana, il casting è ancora aperto per il ruolo del giovane Jack La Motta.
Tutto nasce nel 2002, quando i due si incontrano sul set di Gangs of New York. E’ amore a prima vista. Da allora si sono poi ‘rivisti’ sui set di The Aviator, The Departed e Shutter Island. Il primo a dirigere ed il secondo a recitare. Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio sono ormai una ‘coppia di fatto’. A dimostrarlo ancora una volta The Wolf of Wall Street, quinto film che li vedrà collaborare in solo 10 anni. Archiviato lo splendido Hugo Cabret, Scorsese tornerà infatti ad incrociare il proprio secondo attore feticcio (dopo Bob De Niro) a partire da agosto. Perché dopo tanti rumor ed un’attesa snervante, The Wolf of Wall Street è finalmente pronto a diventare realtà, con un via alle riprese in piena estate.
Terrence Winter, tra gli autori del televisivo e splendido Boardwalk Empire, ne ha curato la sceneggiatura, per un film che porta al cinema l’autobiografia di Jordan Belfort (sinossi IBS). Negli anni ‘90 Jordan Belfort ha guadagnato più soldi di quanti riuscisse a spenderne nelle sue leggendarie notti piene di coca, eccessi e squillo di lusso; più di quanti avesse mai osato sognarne ai tempi in cui vendeva carne e pesce nel Queens. Perché a Wall Street, cuore tachicardico della finanza mondiale, niente è impossibile, se sei giovane e affamato abbastanza. E nessuno ha più fame di Belfort, arruolato come semplice telefonista dalla società di brokeraggio LF Rothschild e subito contagiato dalla selvaggia ambizione dei giovani broker che “puzzano di successo lontano un miglio”. Geniale e spericolato, Belfort impara in un lampo l’ambigua arte di spostare mucchi di soldi e felicità, e giunge, nel giro di pochi anni, a fondare la sua società, la potentissima Stratton Oakmont, la “Disneyland dei broker”, dove il denaro si moltiplica senza controllo. Ma non bastano otto Ferrari, la villa più grande degli Hamptons, una moglie trofeo, l’elicottero personale pilotato in stato di ebbrezza, per farti padrone del mondo o, se è per questo, della tua vita. Dipendente da ventidue sostanze diverse, dalle orge, e dal vizio implacabile della grandezza, Belfort si prepara a una caduta più spettacolare persino della sua formidabile ascesa. Cattivo, sincero, irriverente, “II lupo di Wall Street” è la travolgente storia vera del più grandioso e spudorato sogno americano degli ultimi decenni, simbolo di un sistema che esalta e corrompe.
Affidare un soggetto simile ad un genio come Scorsese e ad un attore come DiCaprio equivale rasentare l’ipotetico capolavoro. Da subito, a riprese nemmeno iniziate. A meno che i due non deludano le aspettative. Ma chi ci vuole credere?
Fonte: Collider
Ero a Santa Monica nei giorni dell’Oscar 2012, che viene- come si sa- attribuito in un grande teatro a Los Angeles, a pochi chilometri, non molto lontano dal sunset boulevard, il viale del tramonto di Hollywood. Ma Hollywood è sempre al tramonto e comunque vive. Lo dimostra il film che ha vinto ben cinque Oscar: The Artist di Michel Hazanavicius. Vorrei parlarne a distanza dalla cerimonia, peraltro nota in tutto al mondo per via di una diretta televisiva nella notte. A cui, non a caso, ha preso parte il magico Cirque du Soleil: trapezisti fantastici che hanno volato sulla testa della platea e dei palchi.
La vittoria di “The Artist” dice almeno una cosa che è utile per il futuro del cinema: serve entusiasmo, in un cinema che langue- poche storie- in quanto a creatività e a progetti di respiro mondiale. Dice che c’è smarrimento e che sul domani le idee sono poco chiare anche negli studi di Hollywood. Ci sarà un effetto di imitazione di un falso film muto che riprende lo stile e le forme narrative del vecchio e caro cinema estinto? E’ già accaduto. Anche Martin Scorsese con il suo Hugo Cabret, dedicato a Georges Mèlies, il regista della fantasia muta, coglie un bisogno fondato: è necessario ripartire dalle origini per correggere il cinema delle macchine e dei mostri, della violenza e della asfissia inventiva.
Per domani e dopodomani gli autori migliori puntano ai contenuti e alle atmosfere del tempio antico, rifacendole, allo scopo di rinnovare per e con il pubblico il gusto di andare in una sala, quindi fuori dalle tv, e vedere i “nuovi” miracoli di un “nuovo” cinema in grado di evitare il degrado (bisticcio voluto) del cinema che si sta delineando sotto gli occhi di noi tutti, orbite che rischiano di svuotarsi. Però.
Mi è piaciuto “The Artist” e anche “Hugo Cabret” (premiato per le scene di Dante Ferretti), tuttavia penso che siano proposte che hanno un futuro limitato: diverte il gioco dei ricordi e delle emozioni collaudate; ma il cinema se vuole vivere un lungo tempo di salute non deve prendere le pillole della sopravvivenza ma deve cercare nel presente e in quel che verrà (e si può forse immaginare). Come del resto hanno saputo fare le vecchie Hollywood, Cinecittà, Pinewood di Londra, etc, sognando ad occhi aperti tra realtà e incubi (guerre, fame, bisogni) per generare opere d’arte di vita ancora da vivere.

Oramai siamo agli sgoccioli. Appena tre giorni ci separano dalla patinata kermesse losangelina, che giorno 26 si terrà in quel di Hollywood. Ed essendo oramai in clima di vigilia, cominciamo con le categorie più attese. Oggi tocca alla cinquina da cui salterà fuori il miglior regista. Queste le nomination.
Questi, invece, i nostri sondaggi. Il sistema oramai lo conoscete fin troppo bene, quindi sotto con le votazioni.

Poco più di 10 giorni agli Oscar, e The Artist sembra sempre più l’ovvio e scontato trionfatore. Il film di Michel Hazanavicius ha infatti dominato i Bafta 2012, ‘Oscar’ del cinema inglese. 7 i premi vinti, tra i quali quello di Miglior Film, Miglior Attore e Miglior Regia. Negli ultimi 3 anni il titolo vincitore ai Bafta ha poi trionfato agli Oscar.
Meryl Streep è stata eletta Miglior Attrice dell’anno grazie a The Iron Lady, con Viola Davis e Glenn Close in questo caso tutt’altro che sconfitte in partenza nella corsa alla statuetta. Christopher Plummer e Octavia Spencer si son portati a casa il Premio come Miglior Attori Non Protagonisti dell’anno, mentre Pedro Almodovar ha vinto a sorpresa il Bafta per il Miglior Film ‘Straniero’ dell’anno, grazie a La pelle che Abito. Sconfitto, incredibile ma vero, il super favorito Una Separazione. Riconoscimento più che meritato per i nostri Ferretti/Lo Schiavo, grazie alle scenografie di Hugo Cabret, premiato anche per il suono. Da segnalare, infine, il Bafta speciale per Martin Scorsese e l’ennesimo trionfo di Rango. Dopo il saltino, come sempre, tutti i vincitori.