
Alzi la mano chi di voi ha visto Junebug. Se siete in pochi, non è affatto strano: l’esordio alla regia di Phil Morrison non è uscito nelle nostre sale, è arrivato direttamente in dvd e non se l’è calcolato quasi nessuno. Peccato: chi scrive lo ritiene uno degli indie americani più interessanti del decennio. Poco male, visto che il ritorno dietro la macchina da presa dell’autore potrà far riscoprire questo gioiellino a suo modo spietato e poco conciliatorio.
Otto anni dopo il suo esordio, Morrison torna alla regia con Lucky Dog, una commedia che vedrà tra gli interpreti Paul Giamatti, Paul Rudd e Sally Hawkins. La sceneggiatura, scritta da Melissa James Gibson, si concentra sulle figure di due truffatori franco-canadesi, interpretati da Giamatti e Rudd. I due sono rivali, ma decidono di unirsi per attuare un piano che li farà diventare ricchi in modo velocissimo: e questo piano prevede la vendita di alberi di Natale a New York…!
Eh!? Mah: però, del resto, del produttore degli ultimi due film di Kelly Reichardt (Wendy and Lucy e Meek’s Cutoff, il primo inedito, il secondo disperso da due anni nei listini Archibald), uno si può fidare anche ad occhi chiusi. Con buona pace di Tarantino.
Fonte: Deadline - Foto: TM News

Come ormai da tradizione, Quentin Tarantino si è espresso sulle sue preferenze del 2011. L’anno scorso la sua Top 20 aveva già fatto parecchio discutere. Bene: quest’anno lo farà ancora di più. Perché non solo il regista ha cambiato modo di pronunciarsi sui film dell’anno scorso, ma alcune scelte sono un po’… “bizzarre”. Niente più Top 20, ma una Top 11 per i migliori film del regista. La aprono e chiudono Midnight in Paris e I Tre Moschettieri.
Segue un lungo elenco di titoli che Tarantino ha molto apprezzato, ma non saprebbe in che posizione esatta mettere in classifica. Tra questi, segnalo qui Beginners, Carnage e Paradiso amaro, ma anche Una notte da leoni 2. Si continua con la sezione “Nice Try Award” (ovvero “bel tentativo”…): c’è anche Drive. Dopo i suoi cinque migliori registi dell’anno, e dopo le migliori sceneggiature - originali e non -, si arriva alla vera novità, ovvero il peggio del 2011 secondo Tarantino.
E anche qui ci sarà da discutere. Tra tanto horror che non dev’essere andato a genio al regista, e tra Sucker Punch e Rampart, spuntano ben tre film che erano in concorso alla Mostra di Venezia nel 2010, ovvero l’anno in cui Tarantino era Presidente di giuria. Troviamo infatti Miral e, più discutibilmente, Potiche e soprattutto Meek’s Cutoff. Mah. Una caduta di stile?
L’altr’anno Tarantino non aveva inserito Somewhere, il suo Leone d’Oro, nella Top 20: in molti si erano chiesti il perché. Il regista si era giustificato dicendo che non lo aveva inserito perché quello era un lavoro ufficiale, ma che l’avrebbe messo tra i primi dieci se avesse saputo che la sua non-inclusione avrebbe scatenato molti dubbi. Quindi, in realtà, nulla di male nell’inserimento di questi tre titoli nella classifica. Però la Reichardt si merita davvero una segnalazione tra i peggiori film dell’anno?
Dopo il salto, tutto il 2011 secondo Quentin Tarantino.
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Dicembre, tempo di classifiche. Anche i Cahiers Du Cinéma hanno stilato la propria Top 10 del 2011, scegliendo quali sono stati i dieci film migliori dell’anno, secondo il loro parere. Una classifica che sta ovviamente facendo discutere, ma che regala una grande soddisfazione all’Italia (ma la Francia, si sa, adora Moretti):
01. Habemus Papam - Nanni Moretti
02. Lo strano caso di Angelica - Manoel de Oliveira / The Tree of Life - Terrence Malick
04. Hors Satan - Bruno Dumont / Essential Killing - Jerzy Skolimowski
06. Melancholia - Lars Von Trier / Un été brûlant - Philippe Garrel
08. Super 8 - J.J. Abrams / L’Apollonide - Bertand Bonello / Meek’s Cutoff - Kelly Reichardt
Senza alcun ex-aequo la scelta tutta italiana del primo classificato. Tra scelte autoriali e molto cinefile, c’è qualche sorpresa. Il prodotto più mainstream è Super 8. Stupisce, ma in realtà non tanto, l’inclusione di Un été brûlant: ma già a Venezia, mentre tutti ululavano contro Philippe Garrel, la Francia lo aveva ben protetto. Ci fa piacere invece la presenza di Meek’s Cutoff, grande film di Kelly Reichardt ancora inedito in Italia, nonostante fosse nel listino Archibald.
Voi che dite? C’è qualche film “da Cahiers” che vi sareste aspettati e che invece non c’è? Su Facebook qualcuno si chiede come mai non ci siano, ad esempio, Drive, Il cigno nero, Pater, La Guerre est Déclarée. Ma sempre di una classifica con solo 10 posti si tratta…

Con le nomination dei Gotham Independent Film Awards parte ufficialmente la corsa ai premi che contano. Come saprete, prima di arrivare alle nomination e ai premi degli Oscar, ci sono tanti premi “locali” che segnalano i film importanti dell’anno. I Gotham Awards, che si tengono a New York, hanno oggi svelato le proprie nomination. Non saranno certo, vista la natura indie dei premi, il termometro riguardo alle pellicole che vedremo nominate di sicuro al Kodak Theater, ma come giustamente nota indieWIRE possono essere un primo bilancio di ciò che potremmo trovarci agli Independent Spirit Awards.
The Descendants e Martha Marcy May Marlene guidano il gruppo con 3 nomination ognuno. Il primo è stato segnalato per il miglior film (e state certi che sarà nella decina per il Miglior film agli Oscar), miglior cast e attrice “sorpresa” (Shailene Woodley), il secondo come miglior cast, regista “sorpresa” (Sean Durkin) e attrice “sorpresa” (Elizabeth Olsen). Martha Marcy May Marlene potrebbe essere il Winter’s Bone degli Oscar 2012: ma c’è da dire che il film della Granik aveva vinto come miglior film proprio ai Gotham, mentre qui il film di Durkin non è nemmeno nominato. Ma mai dire mai.
Attenzione alla cinquina per il Miglior film. A fianco del film di Payne troviamo due elementi indie molto interessanti: Meek’s Cutoff, straordinario “western” di Kelly Reichardt visto a Venezia 2010, e l’acclamato Take Shelter di Jeff Nichols. Se c’è un elemento davvero indipendente su cui puntare per una nomination come Miglior film agli Oscar 2012 è probabilmente quest’ultimo. Completano la cinquina l’applaudito Beginners di Mike Mills e The Tree of Life di Malick.
Trovate tutte le nomination dopo il salto.
All’ultima Mostra di Venezia ha fatto parlare molto di sé, visto che si tratta di un’opera un po’ anomala, una variazione western al femminile diretta ovviamente da una donna. Chi scrive ritiene Kelly Reichardt una delle figure più interessanti del panorama del recente cinema indipendente americano. Non tutti al Lido hanno però apprezzato Il sentiero di Meek (ovvero Meek’s Cutoff), anche perché l’opera è a suo modo “ostica”: c’è chi la ritiene ipnotica, c’è chi la ritiene noiosa.
1845, Oregon. Una carovana di tre famiglie si fa guidare da Stephen Meek, un montanaro che conosce il deserto, verso le Cascade Mountains. L’uomo però ha preso una scorciatoia ed ha perso la strada. Ora tutti non sanno bene cosa fare e che decisioni prendere, mentre le risorse finiscono e trovare l’acqua si rivela essere un’impresa sempre più difficile. Finché un giorno un indiano non attraversa il loro cammino, e quello che è considerato da sempre il nemico numero 1 può diventare la loro salvezza…
Il sentiero di Meek è interpretato da Michelle Williams, “pupilla” del cinema indie americano (non perdetela quando uscirà Blue Valentine), e da Bruce Greenwood, Paul Dano, Shirley Henderson, Will Patton, Zoe Kazan, Neal Huff, Tommy Nelson e Rod Rondeaux. Visto che il film della Reichardt uscirà nelle sale americane l’8 aprile (e quella dopo in Inghilterra), ecco apparire in rete il trailer ufficiale del film e una nuova, particolare locandina. Da noi sarà distribuito, speriamo presto, dalla Archibald. Qui trovate la nostra recensione.
Trovate il trailer dopo il salto, mentre potete vedere la locandina in alta risoluzione cliccandoci sopra.
Il sentiero di Meek (Meek’s Cutoff) è stato accolto molto positivamente al Festival di Venezia il mese scorso (qui la recensione in anteprima del nostro Gabriele) ed approderà sugli schermi cinematografici nel 2011.
Il film, diretto da Kelly Reichardt, segue le vicende di una carovana di tre famiglie in viaggio attraverso l’Oregon del 1845. Stephen Meek, un montanaro che conosce il deserto, li guida verso le Cascade Mountains. L’uomo però ha preso una scorciatoia ed ha perso la strada. Ora tutti non sanno bene cosa fare e che decisioni prendere, mentre le risorse finiscono e trovare l’acqua si rivela essere un’impresa sempre più difficile. Finché un giorno un indiano non attraversa il loro cammino, e quello che è considerato da sempre il nemico numero 1 può diventare la loro salvezza. Nel cast ci sono Michelle Williams, Bruce Greenwood, Paul Dano, Shirley Henderson, Will Patton, Zoe Kazan, Neal Huff, Tommy Nelson e Rod Rondeaux.
In cima al post e dopo il salto ci sono il promo trailer ed un video in arrivo dal red carpet veneziano (qui invece le nostre Cartoline da Venezia con le foto di Michelle Williams in passerella).
Il sentiero di Meek (Meek’s Cutoff - Usa 2010) di Kelly Reichardt con Michelle Williams, Bruce Greenwood, Paul Dano, Shirley Henderson, Will Patton, Zoe Kazan, Neal Huff, Tommy Nelson, Rod Rondeaux.
1845, Oregon. Una carovana di tre famiglie si fa guidare da Stephen Meek, un montanaro che conosce il deserto, verso le Cascade Mountains. L’uomo però ha preso una scorciatoia ed ha perso la strada. Ora tutti non sanno bene cosa fare e che decisioni prendere, mentre le risorse finiscono e trovare l’acqua si rivela essere un’impresa sempre più difficile. Finché un giorno un indiano non attraversa il loro cammino, e quello che è considerato da sempre il nemico numero 1 può diventare la loro salvezza…
La seconda regista del concorso ufficiale della 67. Mostra del Cinema di Venezia è ancora una volta, dopo la Coppola, americana. La Reichardt si era già fatta notare prima a Cannes e poi a Torino con il suo Wendy and Lucy, storia di una ragazza alla ricerca della sua cagnolina, ed ora torna con un film che riprende con coerenza stile e tematiche del suo percorso. Aggiungendo però qualcosa in più alla sua poetica, forse proprio quel tocco che rende un regista un autore da apprezzare e seguire con attenzione.
Meek’s Cutoff è infatti un film lento ed essenziale solo in apparenza, mentre presenta una stratificazione di significati notevole. Utilizzando un formato 4:3, con la chiara intenzione di riprendere il paesaggio del deserto dell’Oregon soprattutto in verticale, per far notare quanto sia esteso l’ambiente e come in molti casi i personaggi ne siano “inglobati”, la Reichardt prosegue infatti con una storia che è fatta ancora di strade, di ricerche, di sfide.
Continua a leggere: Venezia 2010: Il sentiero di Meek (Meek's Cutoff) - la recensione