Hachiko - Il tuo migliore amico (Hachiko: A Dog’s Story, Usa, 2008) di Lasse Hallström; con Richard Gere, Joan Allen, Cary-Hiroyuki Tagawa, Sarah Roemer, Jason Alexander, Erick Avari, Davenia McFadden, Robbie Sublett, Tora Hallstrom, Gary Roscoe, Denece Ryland, Roy Souza, Michael Kelly, Vincent J. Earnshaw, Luke Allard, Joanne Fanara, Rob Degnan, Robert Capron, Donna Sorbello, Bates Wilder, Forest, Gloria Crist, Kevin DeCoste
24 anni dopo La mia vita a quattro zampe, che gli fruttò due candidature all’Oscar, come Miglior Regista e per la Migliore Sceneggiatura, lo svedese Lasse Hallström torna a toccare con mano una storia canina, emozionando. Presentato al Festival Internazionale del Film di Roma, Hachiko - Il tuo migliore amico è meno melenso, scontato, fastidioso e ‘cinofilo’ di quanto si possa pensare.
La storia, vera e diventata leggenda, del cane che attese alla stazione dei treni il proprio padroncino, morto d’infarto, per oltre 10 anni, in Giappone è talmente famosa da essersi trasformata in statua celebrativa. Lasse Hallström, in questo remake made in Hollywood, colpisce al cuore dosando bene le emozioni e trasformando il magnifico Hachiko, cane di razza Akita, nell’assoluto protagonista. Tanto che anche Richard Gere deve togliersi il cappello, inchinarsi e farsi da parte…
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Albero di Natale alternativo per i fans di Star Wars che potranno apprezzare (e copiare!) queste decorazioni natalizie per la loro casa. Che la forza di Guerre Stellari sia con voi, anche in queste feste invernali 2009!
Decorazioni per l’albero di Natale in tema Guerre Stellari




Via: Walyou
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Una notizia che ha già crato un mare di polemiche. Uscito ieri in 800 copie, il cinepanettone 2009 targato DeLaurentiis, Natale a Beverly Hills, è stato riconosciuto, dalla Commissione cinema del ministero con delibera dello scorso 4 dicembre, film di «interesse culturale». Una decisione, attenzione, da confermare, dopo la «visione della copia campione del film». Se la commissione preposta all’erogazione dei finanziamenti pubblici al nostro cinema, confermerà tale decisione, il film potrà accedere a sgravi fiscali (tax credit), il riconoscimento di film d’essai e la possibilità per il distributore di accedere ad un fondo in relazione agli incassi.
La rivolta, ovviamente, non si è fatta attendere. “Si tratta di un precedente di una gravità estrema“, ha affermato Citto Maselli dell’Anac. “In questo modo, infatti, si permette ad un film, di legittimo e straordinario valore commerciale, di accedere a quei circuiti riservati, invece, ai film italiani ed europei di qualità che soffrono di una visibilità limitata“, ha concluso Maselli. E per i film indipendenti, più piccoli, già di loro penalizzati? Parafrasando il trailer dello stesso Natale a Beverly Hills, di altissimo interesse culturale sin dalle battute… “e se la devono pijà n’der culo tesoro…“.
Aspettando il parere definitivo della Commissione cinema del ministero, cosa ne pensate voi di quest’incredibile nuova etichetta data al cinepanettone? Da oggi, infatti, dopo 25 anni, scopriamo che è addirittura di interesse culturale.

Ogni anno la stessa storia. Conferenza stampa senza proiezione, con i giornalisti costretti a non poter fare domande pertinenti al film, non avendolo potuto vedere. Con una lettera personale del presidente Laura Delli Colli ad Aurelio De Laurentiis, il SNGCI (Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani) è intervenuto ufficialmente nella polemica, ormai rituale, nata anche oggi alla conferenza stampa di presentazione del film di Natale della Filmauro, Natale a Beverly Hills, a proposito della mancata proiezione stampa che ha suscitato anche quest’anno l’irritazione di alcuni colleghi. “Comprendiamo le ragioni, anche scaramantiche, della tradizione che in questo senso accompagna ogni “cinepanettone”, ma perché “- ha scritto il presidente del Sngci - “infilarsi ogni anno nella solita commedia delle proteste e delle scuse tecniche?“.
“Sappiamo tutti che il film arriva alla data dell’8 dicembre già pronto per essere presentato almeno “in famiglia”. Una proiezione abbinata alla conferenza stampa, come si fa ovunque, da sempre, aiuterebbe, magari, a superare offese comprensibili e inevitabili excusatio“. Il presidente del Sngci, nel ringraziare De Laurentiis per aver rinnovato oggi un impegno già preso più volte, pubblicamente, anche con il Sngci conclude: “Risparmiamoci davvero per il prossimo anno il disagio delle pubbliche scuse. E, magari, anche la solita polemica. Sono certa che il clima della conferenza stampa sarà anche più…natalizio”
Una conferenza stampa infatti, quella di oggi, in cui la tensione si poteva tagliare a fette.
Sherlock Holmes (USA, Gran Bretagna, Australia, 2009) di Guy Ritchie; con Robert Downey Jr., Jude Law, Rachel McAdams, Mark Strong, Kelly Reilly, Hans Matheson, Eddie Marsan, James Fox, Bronagh Gallagher, Robert Stone, William Hope, Robert Maillet, William Houston, David Garrick, Terry Taplin, Geraldine James, Joe Egan, James A. Stephens.
Holmes, Sherlock Holmes. 122 anni dopo il suo esordio letterario (Uno studio in rosso 1887), torna al cinema il celebre investigatore privato, inventato da Sir Arthur Conan Doyle, in una rivisitazione talmente moderna da far quasi arrossire l’originale. Holmes incontra così James Bond, che incontra Robert Langdon, che incontra Jason Bourne, che incontra Dylan Dog, che incontra Ethan Hunt, che incontra Tony Stark, in un tripudio di maschere riunitesi nel volto gioggioneggiante e guascone di Robert Downey Jr., qui diretto da Guy Ritchie, sempre uguale a se stesso nel portare in sala una storia, che sia The Snatch, RockNrolla o, per l’appunto, Sherlock Holmes.
Correndo all’impazzata tra scazzottate, sparatorie, omicidi e riti magici, in una credibile, cupa e industrializzata Londra di fine 800, vivremo così le surreali avventure di un’eccentrica coppia di presunti maghi del “crimine”, chiamati a far rivivere un mito 122 anni dopo la sua nascita, rischiando, probabilmente, di aver esagerato con l’elisir di giovinezza…
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L’uomo dei record. Venerdì nei cinema americani uscirà il film più atteso dell’anno, quello più costoso di sempre e chiacchierato dell’ultimo quinquennio, Avatar. A dirigerlo lui, il “re del mondo” James Cameron, oggi protagonista della nostra Box Office Story! Cameron esordisce in sala nel lontano 1981, con Piraña paura, film horror che vedeva il nostro Giannetto De Rossi occuparsi degli effetti speciali. Ma è il 1984 a portare il nome di Cameron sulla bocca di tutti. Terminator conquista il mondo. Costato 6 milioni e mezzo di dollari, il film ne incassa 78 worldwide, trasformando Arnold Schwarzenegger (che recita solo diciassette battute) in una celebrità.
Passati due anni, James torna in sala con Aliens - Scontro finale. La responsabilità è enorme. 7 anni dopo il capolavoro di Ridley Scott torna Ellen Ripley, con 131,060,248 dollari incassati in tutto il mondo. Nel 1989 scocca l’ora di Abyss. La realizzazione del film fu estremamente travagliata , tanto da protrarsi per circa due anni ad un costo, mai confermato ufficialmente, di diverse decine di milioni di dollari (chi dice 47 milioni di dollari, chi 70). La pellicola impegnò a tal punto l’instancabile Cameron da far fallire il suo matrimonio, circa il 40% delle riprese venne effettuato in acqua, per un risultato, dal punto di vista del botteghino, assai deludente. I fan di Terminator ed Alien si attendevano altro, tanto che alla fine arrivarono ’solo’ 90 milioni di dollari worldwide, insieme ad un Oscar per gli effetti speciali.
Passati altri due anni, nel 1991, Cameron torna al suo primo successo, ovvero Terminator. Terminator 2: Judgment Day diventa immediatamente il film più costoso di sempre, con 94 milioni di dollari spesi per la sua realizzazione (di cui 17 solo per gli effetti speciali), incassandone in tutto il mondo ben 519,843,345. 4 Oscar arrivano a premiare la pellicola, che rivoluzione il mondo della CGI. Con il 1994 il regista si ‘diverte’ con il cinema spionistico, tornando a dirigere il ’suo’ Arnold Schwarzenegger in True Lies. Abbattuto un’altra volta il muro del ‘film più costoso di sempre’, 115 milioni di dollari in questo caso, il film inaugura l’era degli “effetti normali” (premiati tra l’altro con l’Oscar), cioè effetti digitali che servono per creare immagini del tutto realistiche, indistinguibili dalle riprese reali. Dal box office, di dollari, ne arrivano 378,882,411, sempre worldwide. Nulla in confronto a quello che accadrà 3 anni dopo con il film dei record, Titanic.
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Astro Boy (Usa, Giappone, Hong Kong, 2009) di David Bowers; con Freddie Highmore, Kristen Bell, Nicolas Cage, Donald Sutherland, Nathan Lane, Silvio Muccino, Carolina Crescentini, Trio Medusa, Pasquale Anselmo, Pietro Biondi, Francesco Vairano, Bill Nighy, Madeline Carroll, Sterling Beaumon, Victor Bonavida, Charlize Theron, Samuel L. Jackson, Moises Arias, Eugene Levy, Matt Lucas.
Si può affidare un classico dell’animazione, uno dei manga più amati di sempre, creato nel 1952 da Osamu Tezuka, ad Hollywood? Questo timore giustamente serpeggiava e serpeggia tutt’ora tra i fan di Astro Boy, gioiello giapponese nato più di mezzo secolo fa ed ora pronto a sbarcare al cinema. Visto al Festival Internazionale del film di Roma, Astro Boy, che ha pesantemente floppato al box office americano, merita probabilmente una doppia analisi.
Divertente, avvincente, godibile e ben confezionato per i più piccoli, che non sono cresciuti a “pane ed anime”, sconsigliato, probabilmente fastidioso se non insopportabile per i più grandicelli, che in adolescenza hanno sempre preferito il “Pinocchio moderno” di Osamu Tezuka a quello di Collodi. Ancora lontano dai gioielli animati della Pixar, ma anche da quelli ‘furbi’ della Dreamworks Animation, Astro Boy non merita applausi ma neanche sonore bocciature, finendo in un limbo critico che probabilmente aiuterà la sua lente morte cinematografica. Doveva e poteva nascere una saga, difficilmente andremo oltre questo primo ed ultimo capitolo.
E’ stata anticipata al 30 dicembre l’uscita italiana di Arthur e la Vendetta di Maltazard, pronto a regalarci quest’oggi il primo trailer in italiano. Sequel firmato sempre Luc Besson di Arthur e i Minimei, ucito in sala nel 2006, Arthur e la vendetta di Maltazard è il 2° capitolo della saga letteraria inventata e portata al cinema dallo stesso Besson, che dovrebbe poi concludere il tutto con Arthur e la guerra dei due mondi.
Il primo capitolo della saga non ha sfondato al botteghino come si poteva inizialmente pensare, incassando ’solo’ 113 milioni di dollari worldwide, 40 dei quali in Francia, dopo esserne costati 86. Due anni dopo, il papà di Leon non molla la presa, visti gli enormi introiti arrivati con il merchandising, alzando addirittura il budget a disposizione, pari in questo caso a 65 milioni di euro. Torneranno così le creature fantastiche partorite dalla mente di Besson e la principessa Selenia, con al loro fianco Freddie Highmore e Mia Farrow, entrambi presenti nel primo capitolo della saga, che cerca un rilancio in grande stile con l’arrivo delle feste natalizie.
Sono passati 3 anni da quando Arthur ha lasciato il paese in miniatura dei Minimei per ritornare dalla sua famiglia. Quando gli verrà recapitata una richiesta di aiuto incisa su un chicco di riso, non perderà l’occasione di tornare dai suoi minuscoli amici per aiutarli a sconfiggere una pericolosa minaccia….
Io & Marilyn (Ita, 2009) di Leonardo Pieraccioni; con Leonardo Pieraccioni, Suzie Kennedy, Biagio Izzo, Barbara Tabita, Rocco Papaleo, Marta Gastini, Francesco Pannofino, Francesco Guccini, Massimo Ceccherini, Luca Laurenti.
Recensire un film di Leonardo Pieraccioni è oramai sempre più semplice. Basterebbe copiare ed incollare la ‘critica’ della pellicola precedente, modificarla leggermente, ed il gioco è fatto. Con Io & Marylin, 9° film del regista toscano, la coppia Pieraccioni/Veronesi cavalca ancora una volta la commedia pseudo romantica buonista che tanto piace all’italiano medio. A vestire i panni della bella di turno, questa volta, addirittura lei, l’icona Marilyn Monroe, interpretata da una delle tante sosia più o meno ufficiali dell’indimenticato mito, Suzie Kennedy (doppiata in maniera fastidiosissima).
Di nuovo, a conti fatti, c’è davvero poco. Ci sono Massimo Ceccherini e Luca Laurenti, nei panni di due gay incredibilmente maschili, fuori quindi dall’odioso clichè della ‘macchietta’, il concetto di ‘famiglia allargata’, che ha ormai spodestato dal trono sociale quello della cosiddetta ‘famiglia tradizionale’, qualche risata, poca volgarità e un Francesco Guccini che c’è incredibilmente cascato ancora una volta, riprendendo parte al cinepanettone targato Pieraccioni, sempre uguale a se stesso, pregi e difetti…
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A poche ore dalla nostra recensione in anteprima, in arrivo nei prossimi giorni,Sherlock Holmes torna quest’oggi protagonista grazie all’arrivo di un nuovo trailer italiano, da vedere e commentare insieme a noi. Diretto da Guy Ritchie, il film, tratto dal classico di Arthur Conan Doyle, sbarcherà nei cinema nostrani e in quelli americani il giorno di Natale, ovvero il 25 dicembre prossimo.
A vestirne i panni Robert Downey Jr., affiancato da Jude Law, chiamato a portare in sala Watson, e Rachel McAdams. Più action, più duro e cazzuto, praticamente un Holmes che strizza l’occhio a James Bond. Ma voi che ne dite… avrà successo una versione così moderna di Holmes?