Crossing Over (Crossing Over) regia di Wayne Kramer, con Harrison Ford, Ray Liotta, Ashley Judd, Cliff Curtis, Alice Braga, Melody Khazae, Summer Bishil, Jim Sturgess, Alice Eve, Justin Chon.
Vivere negli Stati Uniti è un sogno per tanti, un miraggio per troppi. Le speranze per una ita migliore spesso si scontrano con la dura realtà dell’immigrazione. La cittadinanza legale si può ottenere con un lungo e tortuoso processo burocratico. La via dell’illegalità si scontra spesso con l’opposizione della legge, ma in un paese dove virtualmente tutto può essere comprato, anche la green card ha un suo prezzo. Lo sa bene Max Brogan, un agente dell’immigrazione ma che ha giurato di difendere la legge ma che non si tira indietro per aiutare chi ne ha bisogno. Al suo fianco c’è il collega Hamid Baraheri, americano naturalizzato di origini mediorientali, di Denise Frankel avvocato difensore dei diritti degli immigrati e di Cole Frankel, marito di Denise, che lavora nell’ufficio dove vengono valute le richieste per i permessi di soggiorno. Le loro storie si intrecciano con quelle di immigrati di diversa estrazione, dall’operaia messicana Mireya, all’aspirante attrice australiana Claire Shepard. Un dedalo di strade che inevitabilmente si trovano a convergere il giorno del giuramento di fedeltà alla bandiera americana.
Si dovrebbe respirare il profumo del grande cinema sociale, quello che cerca di creare un connubio tra Hollywood e il mondo reale. Avrebbe dovuto esserci il respiro epico di sceneggiature degne del Paul Haggis di Crash - Contatto fisico o del Guillermo Arriaga di Amores Perros, ma il film scritto e diretto da Wayne Kramer si infrange sulla barriera del cinema a tema più scontato.
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Uscirà in Italia il 10 ottobre, dopo essere stato spostato dal 29 agosto, forse per la troppa vicinanza con la sua presentazione a Venezia 65, The Hurt Locker, il nuovo film di Kathryn Bigelow. Accolto in modo entusiastico dalla critica e dal pubblico al Lido, ma tuttavia con qualche voce fuori dal coro, il film della Bigelow tratta della guerra in Iraq e dell’equipe americana antibombe.
Aperto da una didascalia “chiarificatrice”, riguardante la guerra come droga, e quindi di come i soldati diventino quasi dipendenti, The Hurt Locker è sceneggiato dal giornalista Mark Boal, già dietro al soggetto di Nella valle di Elah. Protagonista principale è il sergente William James interpretato da Jeremy Renner, mentre sono due i cammei di “lusso”, ovvero quelli di Ralph Fiennes e Guy Pearce.
In attesa di un trailer, oggi vi proponiamo dopo il salto la locandina italiana e vi invitiamo a dare un’occhiata, se siete incuriositi dal film, al sito italiano; sempre dopo il salto vi proponiamo anche un video di presentazione di The Hurt Locker preso da Coming Soon Television. Tra pochi giorni troverete la nostra recensione in anteprima su queste pagine.

Cineblog ha recensito Nella Valle di Elah con una bella media dell’8. Non male, direi. Ma quali sono state le critiche italiane al film? Vediamole insieme:
Da DelCinema: Nella valle di Elah è un film che riesce ad essere travolgente senza essere perfetto: qualche forzatura nel copione c’è (la discutibile funzione del commilitone Ortis ad esempio) e la scelta del brano di chiusura (affidato alla voce di Annie Lennox) lascia alquanto perplessi come già accadde per Crash. Piccole sbavature compensate pienamente dalla prova di un Tommy Lee Jones intenso e commovente e di una Charlize Theron qui tanto brava quanto bella.
Stefano Lusardi di Ciak: Quel che pensa della sua America, Paul Haggis lo riassume con un gesto: fa issare dal suo protagonista la bandiera a stelle e strisce a testa in giù. Che vuol dire: «Siamo veramente nella merda». È la fine di un doloroso percorso compiuto da Hank Deerfield (Tommy Lee Jones che parla con lo sguardo e si racconta con la sua bella faccia scolpita dalle rughe). Che non è certo un radical anti-Bush: soldato di ferro, è stato in Vietnam ma non ha capito molto, tanto che suo figlio maggiore è già defunto da pilota militare. Ora Hank si trova a indagare sulla scomparsa di Mike, il minore, svanito da una base militare del Nuovo Messico appena tornato dall’Iraq. Con raccapriccio, anche della moglie (Susan Sarandon) e con l’aiuto di una tenace poliziotta (Charlize Theron) approderà a una verità tanto scomoda quanto atroce.
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Nella Valle di Elah (In the Valley of Elah, USA, 2007) di Paul Haggis; con Tommy Lee Jones, Charlize Theron, Susan Sarandon, Jason Patric, James Franco.
Non si mettono mai le bandiere al contrario: è segno che la nazione rappresentata sta chiedendo aiuto. E per Hank Deerfield, un veterano ormai in pensione, fiero di essere americano e di essersi battuto per la propria patria, è normale rimetterla a posto e farla sventolare fieramente dritta, in tutta la sua bellezza. C’è un’altra cosa per cui l’uomo è orgoglioso, ed è il figlio, che ora si trova in Iraq e segue le sue orme. Ma a volte trovare la verità è più facile che accettarla.
Ed è questo che accadrà nella vita di Hank Deerfield: da quando verrà a sapere della morte del figlio in condizioni misteriose, e deciderà di conseguenza di indagare, una serie di atroci verità e inquietanti fatti gli apriranno gli occhi per sempre. Punta in alto, Paul Haggis, con il suo Nella Valle di Elah. Dopo un manifesto corale anti-razzista, diviso tra disillusione e speranza come Crash, che ha alle spalle l’Oscar ma non ha convinto tutti, il bravissimo sceneggiatore di Clint Eastwood gira un film fortemente umano e politico.
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Nella valle di Elah (In the Valley of Elah)
Di Paul Haggis, con Tommy Lee Jones, Susan Sarandon, Charlize Theron.
Uscirà il 30 novembre nelle nostre sale il bellissimo film di Paul Haggis. E’ stato presentato a Venezia ricevendo un’accoglienza calorosa sia da parte del pubblico che della critica. Racconta di un padre (Tommy Lee Jones) che cerca il figlio tornato dall’Iraq e scomparso nel nulla.
Cineblog ha incontrato il Regista e Charlize Theron alla conferenza stampa di In the Valley of Elah a Venezia e ha già pubblicato il trailer e una serie di clip del film. Questo film è un urlo sommesso contro la guerra in Iraq e le conseguenze drammatiche, ma allo stesso tempo invisibili, che i reduci si portano dentro.
Un banale incidente può far scattare la molla per un atto violento e senza senso. Negli Usa non ha avuto successo. Sebbene il cinema si stia occupando sempre più spesso della guerra in Iraq, probabilmente il pubblico americano non è ancora pronto per affrontare il problema.
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