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Occhiali 3D vietati ai minori di 6 anni e solo monouso: riesplode la bufera

pubblicato da dr. apocalypse

Occhiali 3D vietati ai minori di 6 anni: riesplode la bufera

7 milioni e 494,000 spettatori nel 2009. Addirittura 6 milioni e 480,000 in 70 giorni nel 2010. Il boom del 3D in Italia è ormai sotto gli occhi di tutti. Peccato che la polemica sull’utilizzo degli occhialetti prosegua. Dopo la denuncia fatta ai Nas da parte del Codacons, a Milano si è verificato un caso alquanto sospetto, con una bimba di 3 anni portata di corsa al pronto soccorso immediatamente dopo la visione di Alice in Wonderland, per l’appunto in 3D, a causa di una forte infiammazione all’occhio sinistro. Scarsa igiene da parte degli esercenti o rischi derivanti dal boom della nuova tecnologia?

Il Consiglio Superiore di Sanità è subito intervenuto, sottolineando come “per la visione di spettacoli cinematografici l’utilizzo degli occhiali 3D sia controindicato per i bambini al di sotto dei sei anni, limitato nel tempo per gli adulti e garantito con fornitura del tipo monouso agli spettatori“. In sostanza, se queste indicazioni del Consiglio Superiore dovessero diventare norma, gli esercenti dovranno attivarsi per dotarsi di occhiali 3D usa e getta, quelli Real 3D per intenderci, sostituendo del tutto quelli che vengono teoricamente puliti e sterilizzati alla fine di ogni proiezione.

Come tra l’altro sottolinea Carlo Rienzi, Presidente del Codacons, “già da oggi lo spettatore che non avrà gli occhiali monouso al cinema potrà chiedere dei danni di fronte ad un giudice in quanto viene violato un parere di un organo come il Consiglio Superiore di Sanità“. Pioveranno le denunce? Aspettando news, prepariamoci pure ad altre puntate, perchè la tenelovelas 3D continua.

Gli occhialini 3D possono trasmettere gravi infezioni?

pubblicato da dr. apocalypse

Gli occhialini 3D possono trasmettere gravi infezioni?

Il boom del 3D ormai è arrivato anche in Italia, con Avatar capace d’incassare 45 milioni di euro in meno di 20 giorni. Peccato che nelle ultime ore sia esploso il ‘caso occhialetti 3D’, cavalcato dal Codacons, comitato dei consumatori, che ha segnalato ai Nas la possibile non conformita’ degli occhiali speciali per la visione di queste pellicole. “Le verifiche sono in corso” - riferisce l’associazione in una nota, che ha condotto una ricerca in quasi tutti i cinema italiani, da cui è emerso come molti di questi occhiali non dispongano del marchio CE. La sigla non e’ un marchio di qualità o di origine, ma attesta semplicemente la conformità del prodotto ai requisiti essenziali di sicurezza, fissati dalle disposizioni comunitarie.

L’assenza del rischio di un pericolo grave per i consumatori è garantita da tale marchio” - sottolinea il comitato consumatori. “La Comunita’ europea ha definito una serie di norme sulla sicurezza dei prodotti per tutelare i consumatori, e la commercializzazione e immissione in consumo è consentita solo ai prodotti che rispettano tutti i requisiti normativi“. Non solo. Sempre l’indagine dell’associazione rileva come, nella busta in cui sono contenuti gli occhiali forniti da alcuni importanti catene cinematografiche, si legga chiaramente la scritta ‘Made in China‘ e le avvertenze sui pericoli connessi all’utilizzo degli stessi non siano riportate in lingua italiana.

Inoltre” - continua il Codacons - “in moltissimi cinema gli occhiali vengono riciclati e passano da uno spettatore all’altro, con rischio elevatissimo legato alla possibilità che attraverso le lacrime cadute sui vetri si trasmettano anche gravi infezioni“. Un’indagine, quella del Codacons, nata da tantissime mail pervenute all’associazione, che denunciavano stanchezza agli occhi e senso di nausea da parte degli spettatori dopo alcune ore di visione. Seguiranno sviluppi? Ce lo auguriamo tutti…