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Tutti gli articoli con tag premi oscar

Come si costruisce una statuetta dell'Oscar

pubblicato da Carla Cigognini

Come si costruisce una statuetta dell'Oscar

Oggi parliamo, stranamente!, di Oscar. Ma lo facciamo dal punto di vista tecnico perché vi spieghiamo come si fa a costruisce una statuetta dell’Academy Awards. Prima di tutto: ci vogliono circa 10 persone e circa 5 settimane per 50 statuette. L’interno dell’Oscar è formato da una lega di argento opaco simile al peltro. La statuetta viene levigata accuratamente molte volte, poi viene lucidata e placcata in quattro strati: rame, nichel, argento e poi d’oro a 24 carati. Come ultima mano viene data una vernice protettiva. Se la statuetta ha un’imperfezione viene gettata nella pentola di fusione.

Quando l’Oscar è finito viene fissato ad una base alta circa 8 centimetri, poi viene numerato e imballato con cura per la spedizione. Eh già, perché l’Oscar viene mandato a Los Angeles tramite aereo e l’Academy regala due biglietti per la cerimonia ad un dipendente della compagnia che effettua il volo.

Le statuette non sono incise con il nome del vincitore. L’incisione avviene solo dopo la fine dell’intera cerimonia. Nelle foto alcune immagini della lavorazione.

Fonte Foto: CuriousPhotos

Come si costruisce una statuetta dell’Oscar
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Oscar: le 40 curiosità che (forse) non sapevate sulla statuetta dorata

pubblicato da Carla Cigognini

Oscar-Kodak_theatre

Mentre aspettiamo la cerimonia (il 27 febbraio) e i vincitori degli Oscar 2011, vi regaliamo questo lungo post con alcune curiosità sul premio cinematografico più ambito. Lo sapevate che?

Dal 2002 la cerimonia si tiene al Kodak Theatre: lì il red carpet è lungo circa 500 metri.

La statuetta si chiama Oscar perché la segretaria dell’Academy, Margaret Herrick, vedendola la prima volta, ha detto che assomigliava a suo zio Oscar. Il suo nome ufficiale è Academy Award of Merit.

I premi vennero consegnati per la prima volta il 16 maggio 1929 ma erano già stati annunciati qualche mese prima. Dal 1934 per entrare nelle nominations un film deve essere uscito nell’anno solare precedente.

Il nome Oscar è un marchio registrato dall’Academy.

La statuetta è placcata in oro 24 carati, è alta 35 centimetri e se venduta vale 295 dollari.

I vincitori in teoria non dovrebbero vendere l’Oscar ma al massimo possono restituirla.

Durante la seconda guerra mondiale la statuetta era di gesso.

Frances Marion, sceneggiatrice, parlando dell’Oscar ha detto: “E’ un simbolo perfetto dell’industria cinematografica: un uomo con un corpo forte e atletico che stringe in mano una grossa spada scintillante, e a cui è stata tagliata una bella fetta di testa, quella che contiene il cervello”.

La cerimonia di Oscar è stata rinviata per tre volte: nel 1938 per le inondazioni a Los Angeles, nel 1968 per l’omicidio di Martin Luther King Jr. e nel 1981 dopo un attentato al Presidente Ronald Reagan.

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Le scene cult: il discorso finale di Al Pacino in Scent of a Woman

pubblicato da cesare

Scent of a woman (Profumo di donna) è un film di Martin Brest del 1992 con Al Pacino e Chris O’ Donnell. Ed è il film da cui proviene il monologo che vi presento oggi. Ispirato e tratto dall’omonimo film di Dino Risi del 1974, con Vittorio Gassman protagonista, Scent of a woman è la versione 100% Yankee di quel film, come dimostra questo epico monologo di Al Pacino, assolutamente non previsto nell’originale. Assolutamente prevedibile invece, è la straordinaria interpretazione del tenente-colonnello cieco, Frank Slade che offre Al Pacino.

Vincitore di un Oscar come migliore attore per questo ruolo (Gassman con la sua interpretazione vinse un David e una Palma d’oro) Pacino passò diversi mesi studiando da “cieco” e alla fine riuscì a essere totalmente convincente nel ruolo, come potete vedere in questa scena. Al punto che il regista del film dichiarò: “Ci sono pochi attori tramite i quali Dio si esprime, e Al Pacino è uno di questi.”.

Piccola chicca: riuscite a riconoscere un giovanissimo Philip Seymour Hoffman che appare per pochi secondi in questo video?

Un pesce di nome Wanda: do you speak Italian?

pubblicato da Carla Cigognini

Avete visto la bellissima commedia Un pesce di nome Wanda? Nel film Otto West (interpretato dallo straordinario Kevin Kline, premio Oscar miglior attore non protagonista 1989) eccita Wanda Gershwitz (Jamie Lee Curtis) parlando in spagnolo. Questo nella versione italiana. Perché nella versione originale, lui parla… italiano. L’effetto è comicissimo. Qui sopra un mix delle diverse scene. Di seguito un video del film doppiato nella nostra lingua.

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Trailer italiano per The Last Station

pubblicato da dr. apocalypse

Visto, premiato ed applauditissimo all’ultimo Festival del cinema di Roma, The Last Station di Michael Hoffman arriverà finalmente anche nei cinema italiani il prossimo 28 maggio. Candidato a due Premi Oscar, divertente, emozionante, elegante, scorrevole, ben scritto, diretto e magnificamente interpretato, da due attori immensi come Helen Mirren, trionfatrice nella capitale, e Christopher Plummer, il film ci regala il primo trailer in italiano, da vedere e commentare insieme a noi.

The Last Station, che vede Paul Giamatti, Anne-Marie Duff, James McAvoy e Kerry Condon al fianco dei due protagonisti, è incentrato sul turbolento matrimonio e sugli ultimi anni della vita di Lev Nikolaevič Tolstoj, immortale autore di Guerra e pace e Anna Karenina. Siamo nel 1910: Tolstoj ha rinunciato al suo titolo nobiliare, ai beni materiali e anche ai diritti d’autore. La moglie è sorpresa e annientata. Cerca di riprendere quel poco che le appartiene ma si scontra con Valentin Bulgakov, segretario personale di Tolstoj e con Vladimir Chertkov discepolo devoto…

Ricordandovi le nostre prime impressioni dal Festival sul film, ecco a voi il trailer italiano di un piccolo gioiello. Da vedere.

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Quando l'Oscar porta sfiga alle coppie

pubblicato da Carla Cigognini

statuette oscar

Sandra Bullock e Kate Winslet sono state le due ultime vittime in ordine di tempo: vincono l’Oscar e le loro relazioni d’amore cadono a pezzi. Ma non è la prima volta che la statuetta d’oro porta sfortuna all’amore. Chissà come mai. PinkBlog analizza il caso con questo post e noi vi facciamo qualche nome come esempio:

1997: Helen Hunt e Hank Azaria (il film è Qualcosa è cambiato)

1999: Gwyneth Paltrow e Ben Affleck (Shakespeare in love)

2000 e 2005: Hilary Swank e Chad Lowe (Boys Don’t Cry e Million Dollar Baby)

2001: Julia Roberts e Benjamin Bratt (Erin Brockovich)

2002: Halle Berry e Eric Benet (Monster’s Ball)

2004: Charlize Theron e Stuart Townsend (Monster)

2006: Reese Witherspoon e Ryan Philippe (Quando l’amore brucia l’anima

Coincidenze? Che ne pensate?

Oscar: "Vorrei ringraziare"... il video

pubblicato da Carla Cigognini

La notte degli Oscar è ricordata per i premi e… per i discorsi di ringraziamento. Ecco un simpatico collage di… grazie.

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Trailer internazionale per The Last Station

pubblicato da dr. apocalypse

Trailer internazionale per The Last StationPresentato al Festival del cinema di Roma, dove venne accolto con ottime critiche, e giustamente candidato a due Premi Oscar, The Last Station non ha ancora incredibilmente una data d’uscita per il mercato italiano. Diretto da Michael Hoffman, e con Helen Mirren, premiata come migliore attrice a Roma e candidata alla statuetta, Christopher Plummer, anch’egli candidato all’Oscar, Paul Giamatti, Anne-Marie Duff e Kerry Condon protagonisti, il film ci regala oggi un nuovo trailer di stampo internazionale, per voi dopo il saltino.

The Last Station, elegante, intelligente e scorrevole, è incentrato sul turbolento matrimonio e sugli ultimi anni della vita di Lev Nikolaevič Tolstoj, immortale autore di Guerra e pace e Anna Karenina. Siamo nel 1910: Tolstoj ha rinunciato al suo titolo nobiliare, ai beni materiali e anche ai diritti d’autore. La moglie è sorpresa e annientata. Cerca di riprendere quel poco che le appartiene ma si scontra con Valentin Bulgakov, segretario personale di Tolstoj e con Vladimir Chertkov discepolo devoto…

Rimandandovi alle nostre prime impressioni dal Festival di Roma, e aspettando news sull’uscita italiana, cliccate pure su continua per dare un’occhiata al nuovo trailer del film. C’è una divina Helen Mirren che vi aspetta…

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An Education: ecco il trailer italiano

pubblicato da dr. apocalypse

Un piccolo gioiellino inglese. Candidato a 3 Premi Oscar, Miglior Film, Migliore Attrice protagonista e Miglior Sceneggiatura, An Education, qui da noi recensito, uscirà finalmente domani anche nei cinema italiani. Basato sulle memorie autobiografiche della giornalista Lynn Barber, sceneggiato da Nick Hornby, ovvero il “padre” di Alta Fedeltà ed About a Boy, diretto da Lone Scherfig e con Peter Sarsgaard, una strepitosa Carey Mulligan, Alfred Molina, Dominic Cooper, Rosamund Pike, Olivia Williams, Emma Thompson e Cara Seymour protagonisti, il film ci regala oggi il trailer italiano, da commentare insieme a noi.

Jenny è una ragazzina al culmine dei suoi 16 anni, intelligente e studiosa, completamente concentrata sull’obiettivo di essere ammessa a Oxford, per via anche dei duri ed apprensivi genitori, che poggiano la loro intera esistenza sul futuro della loro unica figlia. Quando però incontra il trentenne David, un uomo affascinante, culturalmente intrigante, apparentemente borghese e dai bei modi, Jenny perde completamente la testa, tanto da far cadere improvvisamente Oxford dalle priorità impellenti. Imboccata ai piaceri della vita, al divertimento e ad un mondo, quello adulto, che da tempo sognava di vivere sulla propria pelle, Jenny si scopre dal giorno alla notte una giovane donna innamorata, pronta ad abbandonare la propria strada e i propri progetti per seguire l’istinto e la passione sentimentale, capace di offuscarla completamente…

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Baaria: perché l'Oscar non ci ama più

pubblicato da Italo Moscati

italia e oscar - baaria è fuori

Anche Baaria di Tornatore torna indietro dagli Oscar con un timbro in fronte: “No“. Non ne farei un dramma. A Gomorra di Garrone non è andata meglio. Ci siamo abituati, ci si deve abituare, visto che negli ultimi anni (e forse non solo ultimi) abbiamo spedito alla Academy dell’Oscar pellicole incartate di belle speranze e ci sono state rimandate prive del cellophane speranzoso. Una domanda è lecita: perché va avanti, così, il nostro rapporto con la statuetta che in passato ha premiato i nostri grandi registi, da De Sica e Fellini a Salvatores e allo stesso Tornatore?

Ho una mia risposta. La dico in modo secco: il cinema italiano non piace perché l’Italia non è più quella di prima. L’Italia piace ancora ai turisti americani, benché affaticati dalle difficoltà del cambio dal dollaro all’euro con costi in rialzo, per le sue opere d’arte, i monumenti, la cucina, i paesaggi, per i rapporti umani; tuttavia, non è l’Italia del cinema, del cinema che gli americani hanno amato di più: quella che hanno amato a lungo era un paese di ieri o di ieri l’altro, carico di storie popolari, di colore, di umanità, in parte il paese raccontato a lungo nel dopoguerra dai militari venuti a liberarci alle loro famiglie e ai loro amici.

L’Italia del Sud o delle campagne toscane, della lunga offensiva dal luglio del ’43 alla entrata dei marines a Roma, al 25 aprile ‘45 a Milano, la Liberazione, l’Italia di Rossellini. E poi l’Italia degli sciuscià (De Sica) o delle figure poetiche dislocate nella campagne sperdute (Fellini), l’Italia di “Mediterraneo” di Salvatores (soldatini italiani smarriti in Grecia, innamorati, tra cielo, sole e mare).

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