
Uscito mercoledì, Prince of Persia - Le sabbie del tempo al momento non ha ancora ingranato la marcia al botteghino italiano. Con il bel tempo alle porte, il weekend non promette tra l’altro ‘faville’, con il boom di Robin Hood della settimana passata difficilmente ripetibile. Ma voi, il film, l’avete visto? E se sì, vi è piaciuto? Vi ha deluso, annoiato o entusiasmato? Lo rivedreste? Ci avete ritrovato le atmosfere e gli ingredienti del videogioco originale? E i protagonisti, principali, Jake Gyllenhaal e Gemma Arterton, li avete trovati all’altezza? Ed infine, pensate che la pellicola possa realmente diventare un franchise di successo come quello dei Pirati dei Caraibi, sempre Made in Disney/Jerry Bruckheimer? Insomma, ricordandovi la nostra recensione in anteprima, a voi voti e commenti. Prince of Persia è nelle vostre mani…
A pochi giorni dall’arrivo nei cinema italiani di Prince of Persia: le sabbie del tempo, con annessa nostra recensione in anteprima, ormai davvero prossima, torniamo a parlare del film della Disney grazie all’autoironia del suo protagonista assoluto, Jake Gyllenhaal. Un cognome complesso, spesso storpiato da giornalisti e fan, tanto da chiedere lumi non solo a Jake quanto a tutti gli altri componenti del cast, attraverso un’esilarante intervista. Vedere il video per credere… da oggi lo chiameremo tutti Jake Yillen-Hoolah-Hay!
Diretto da Mike Newell, il film, prodotto dal Re Mida Jerry Bruckheimer, vede Jake Gyllenhaal e Gemma Arterton nei panni di Dastan e Tamina, con Ben Kingsley ed Afred Molina al loro fianco.
Il fantasy, nato da un celebre videogame pubblicato da Brøderbund nel 1989, è ambientato nelle esotiche terre persiane e vede protagonisti un principe furfante e una misteriosa principessa, che uniscono le proprie forze contro le forze del male per riuscire a custodire un antico pugnale capace di scatenare le Sabbie del Tempo: un oggetto divino con cui si può tornare indietro nel tempo e che consentirebbe al suo possessore di governare il mondo…
Notte folle a Manhattan (Date Night - commedia Usa 2010) Regia di Shawn Levy, con Steve Carell, Tina Fey, Mark Wahlberg, Mark Ruffalo, James Franco, Taraji P. Henson, Mila Kunis, Ray Liotta, Michelle Galdenzi, Jonathan Morgan Heit, Samantha Bee, Savannah Rae, Aura Lee Augustine, Nick Kroll, Kristen Wiig, Leighton Meester, Olivia Munn.
Phil e Claire Foster si audefiniscono “noiosi”. Sono una sensibile, innamorata coppia sposata, con due bambini, che vive fuori città nella tranquilla provincia del New Jersey. Nel tentativo di non restare schiacciati dalla routine quotidiana e di rimettere un po’ di pepe nelle loro vite, Phil decide che è arrivato il momento di cambiare le carte in tavola: portare Claire a Manhattan nel ristorante più alla moda della città. Purtroppo il ristorante è affollatissimo e loro non hanno telefonato per riservare un tavolo. Decidono di assumere l’identità di una coppia che ha prenotato ma non si è presentata. Phil e Claire sono adesso i Tripplehorn. I veri Tripplehorn, però, sono una coppia braccata da due poliziotti corrotti per avere derubato delle persone davvero molto pericolose. Costretti alla fuga prima ancora d’aver finito il risotto, Phil e Claire capiscono rapidamente che la loro serata libera dai figli sta andando assurdamente male, costringendoli a imbarcarsi in una selvaggia serie di pericolose e allucinanti situazioni per salvare le loro vite e… il loro matrimonio.
Commedia condita con un po’ di azione ed un pizzico di romanticismo, senza infamia e senza lode ma nel complesso gradevole, che scorre via piacevolmente senza annoiare e strappando perfino qualche risata (ho il forte sospetto che, visto in lingua originale, il film sia anche migliore). Certo, vista la qualità della concorrenza, si può ben capire come il film sia riuscito a raggiungere i vertici del box-office americano per due settimane di seguito.
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In una se la chiacchierano amabilmente, mentre nell’altra se le danno di santissima ragione. Due scene inedite con protagonisti Tony Stark e Whiplash in arrivo da Iron Man 2, a pochi giorni dalla nostra recensione in anteprima e dall’arrivo in sala, datato 30 aprile. Incredibilmente riuscita la clip che vede Iron Man vs. Whiplash, con l’armatura portatile del supereroe estremamente credibile, per uno scontro, quello tra Robert Downey Jr. e Mickey Rourke, che si preannuncia come stellare.
Diretto nuovamente da Jon Favreau, scritto da Justin Theroux, il film ripartirà da dove si era interrotto il primo capitolo, con Torny Stark che annuncia al mondo il suo alter ego, Iron Man! Tra le new entry più interessanti il qui apprezzato Mickey Rourke, nei panni del malvagio Ivan Vanko/Whiplash, affiancato da Scarlett Johansson, con Gwyneth Paltrow ovviamente confermatissima.
Cliccate su continua per vedere anche la 2° scena inedita di oggi, senza dimenticarvi di farci sapere le vostre impressioni.
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Agora (id. - drammatico, storico - Spagna 2009) Regia di Alejandro Amenábar, con Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhom, Michael Lonsdale, Rupert Evans, Homayoun Ershadi, Richard Durden, Sami Samir, Manuel Cauchi, Oshri Cohen, Harry Borg, Charles Thake
4° secolo D.C. Alessandria d’Egitto all’epoca dell’Impero Romano. Convivono nella capitale (o, più spesso, combattono fra loro) i seguaci di tre religioni: il culto di Serapide, divinità greco-egizia introdotta nella terra dei Faraoni in epoca Tolemaica; ebraismo e cristianesimo. Le violente sollevazioni religiose dilagano per le strade di Alessandria e si diffondono fin dentro la famosa biblioteca della città. Intrappolata dentro le sue mura, la filosofa-matematica-astronoma Ipazia, ultima erede della cultura antica e forse, in quanto donna, massima espressione di una lunga evoluzione civile e di una libertà di pensiero che non si rivedrà più fino all’epoca moderna, viene travolta dalla crisi e cerca con i suoi discepoli di salvare il sapere del mondo antico. Tra di loro, due uomini sperano di conquistare il cuore di Ipazia: l’arguto e benestante Oreste, futuro Prefetto del’Impero; e Davus, giovane schiavo lacerato tra il suo amore segreto per Ipazia e la libertà che gli viene promessa dalla frangia fanatica dei ’soldati di Cristo’, i monaci parabalani.
Presentato al Festival di Cannes nel maggio dello scorso anno, approda finalmente nei cinema italiani il tanto discusso nuovo film di Alejandro Amenábar. Ha sollevato polemiche, negli scorsi mesi, la presunta censura da parte del Vaticano che secondo alcuni avrebbe voluto impedire la distribuzione della pellicola nel nostro Paese. Si levano grida di sdegno - alla luce degli ultimi fatti di cronaca che vedono alti prelati cattolici coinvolti in abusi su minori e casi di pedofilia - che accusano Agora di essere ‘il classico film anti-cattolico e di cavalcare l’onda dell’anticristianesimo che va tanto di moda’ (?). E mentre tutti discutono (il mio consiglio, come sempre, è di vedere il film prima di giudicarlo solo sulla base di un trailer, di una buona critica o, viceversa, di una stroncatura) dove sta la verità? Il film rappresenta davvero un attacco alla cristianità?
From Paris With Love (Francia, 2010) di Pierre Morel; con John Travolta, Jonathan Rhys-Meyers, Kasia Smutniak, Richard Durden, Chems Dahmani, Amber Rose Revah, Melissa Mars, Farid Elouardi.
Due anni dopo l’inatteso e per certi versi clamoroso boom di Io vi Troverò (145 milioni di dollari incassati solo negli Usa), la coppia Luc Besson/Pierre Morel prova a ripetere l’impresa con From Paris With Love, action dai toni demenziali che ha però totalmente fallito nell’intento. Snobbato in patria, con meno di 5 milioni di euro incassati ed un esordio al primo weekend direttamente in 10° posizione, e non amato negli Usa, con ‘appena’ 24 milioni di dollari raccolti, il film non è ancora riuscito neanche a rientrare dei costi di produzione (52 milioni di dollari), a dir poco folli in relazione a quanto visto sullo schermo.
Rispetto all’ottimo ed avvincente Taken, infatti, Morel deraglia completamente, senza nemmeno strafare in esplosioni, sparatorie e inseguimenti. Vero è che una quarantina di cadaveri in 85 minuti scarsi di pellicola non sono pochi, ma è l’intero impianto di scrittura ad apparire fastidiosamente giggionesco, puzzando dal primo all’ultimo minuto di già visto, con un John Travolta decisamente più in forma rispetto agli ultimi titoli (Pelham 1,2,3 e Daddy Sitter), un Jonathan Rhys-Meyers come sempre attento al proprio compitino, senza però mai strafare, ed una Kasia Smutniak che, dopo il Barbarossa di Martinelli, si ritrova ad interpretare un personaggio semplicemente disastroso.
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Scontro tra Titani (Clash of the Titans, Usa, Inghilterra, 2o1o) di Louis Leterrier; con Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Gemma Arterton, Mads Mikkelsen, Jason Flemyng, Alexa Davalos, Danny Huston, Nicholas Hoult, Izabella Miko, Polly Walker, Pete Postlethwaite, Vincent Regan, Tamer Hassan, Liam Cunningham, Hans Matheson, Nathalie Cox, Ian Whyte, Luke Evans, Luke Treadaway, William Houston, Jamie Sives, Martin McCann, Kaya Scodelario, Robert Roman Ratajczak, Tine Stapelfeldt, Peter W. Kelley, Natalia Vodianova, Ross Mullan
Cosa succederebbe se Mel Brooks incontrasse la mitologia greca? Probabilmente ne uscirebbe un capolavoro di pura demenzialità. Aspettando l’eventuale progetto del mitico Mel, a tentare involontariamente l’impresa c’hanno pensato Louis Leterrier e i produttori di questo imbarazzante Scontro tra Titani, riuscendoci appieno. Vergognosamente lanciato in 3D, per lucrare sul prezzo del biglietto, il film con la terza dimensione non ha nulla a che vedere, riuscendo addirittura a pagare pegno perdendo in luminosità e colore. Trascinato da dialoghi surreali, da prove recitative parodistiche, da effetti speciali poco strabilianti e da una regia che riesce ad annoiare anche dinanzi ad una storia simile, Clash of the Titans si candida da subito alle Pernacchie d’Oro del 2010.
3 anni dopo 300 di Zack Snyder Hollywood tenta di riprendere la strada del vecchio amato “‘peplum”, toppando in pieno. Nell’anno in cui Percy Jackson prova a ridare vita alla mitologia greca, Scontro tra Titani riesce addirittura a fare di peggio, umiliando lei, il genere ed il classico indimenticato di Desmond Davis del 1981 (ricordato con una veloce ed inutile comparsata del meccanico “Bubo“), con Harry Hamlin nei panni del Perseo interpretato oggi da Sam Worthington, a cui conveniva probabilmente rimanere nel mondo di Pandora….
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A breve arriverà finalmente anche nei cinema italiani Law Abiding Citizen, film stroncato dalla critica americana ma capace d’incassare 114 milioni di dollari in tutto il mondo (70 solo negli Usa), dopo esserne costati 50, raccogliendo un 7 pieno tra i voti degli utenti su Imdb. Un po’ “Seven dei poracci”, la pellicola porta in sala il solito psicolabile criminale, interpretato da un convincente Gerard Butler, pronto a giocare a scacchi con il procuratore di turno, ovvero un Jamie Foxx che fa sempre più il verso a Denzel Washington.
Aspettando la nostra recensione in anteprima, il film arriverà nelle sale con un titolo ovviamente diverso, visto l’impronunciabile “Law Abiding Citizen”. Ma come tradurlo? Al momento in casa Moviemax hanno pensato a “Giustizia Privata“, titolo provvisorio, non ancora ufficializzato e decisamente in linea con la trama della pellicola. Ma visto e considerato che l’ok definitivo non è ancora arrivato, voi avete idee a riguardo? Chi lo sa, magari scelgono un titolo sparato da un utente di Cineblog.
La città verrà distrutta all’alba (The Crazies, 2010, Usa) di Breck Eisner; con Timothy Olyphant, Radha Mitchell, Joe Anderson, Danielle Panabaker, Christie Lynn Smith, Brett Rickaby, Preston Bailey, John Aylward, Joe Reegan, Glenn Morshower, Larry Cedar, Gregory Sporleder, Mike Hickman, Lexie Behr, Robert Miles, Rachel Storey, Brett Wagner, Tahmus Rounds, Frank Hoyt Taylor, Lisa K. Wyatt, Justin Welborn, Chet Grissom.
37 anni dopo l’uscita in sala torna uno dei classici di George A. Romero, reinterpretato ed omaggiato da Breck Eisner, La città verrà distrutta all’alba. The Crazies, questo il titolo originale, ci porta in una piccola cittadina del Mid West, abitata da 1600 anime e sconvolta da un virus che fa impazzire le persone. L’acqua potabile è infatti contaminata da una misteriosa tossina il cui effetto è quello di trasformare chiunque la beva in un folle assassino assetato di sangue.
Attenendosi alla trama originale del film di Romero, Eisner spazia nella sua rielaborazione del classico, prendendosi ampie libertà creative. Il risultato è un remake horror convincente e sopra la media degli ultimi anni, anche se inferiore al capolavoro del padre degli zombie, pessimista, anarchico, ecologista, anti-militarista e ‘contaminato’ dal 68. Elementi difficilmente rintracciabili in questo remake, a tinte thriller e ad alto stato emotivo, dialoghi permettendo…
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Una proposta per dire sì (Usa, Irlanda, 2008, Leap Year) di Anand Tucker; con Amy Adams, Matthew Goode, Adam Scott, John Lithgow, Noel O’Donovan, Tony Rohr, Pat Laffan, Alan Devlin, Ian McElhinney, Dominique McElligott, Mark O’Regan, Maggie McCarthy.
E chi l’ha detto che devono essere sempre e solo gli uomini a chiedere la mano della propria dolce metà? In Irlanda c’è una secolare tradizione che da l’opportunità a tutte le donne di poter fare altrettanto, ma solo una volta ogni quattro anni, ogni 29 febbraio, allo scoccare dell’anno bisestile. Partendo da questa celebre e curiosa tradizione, Deborah Kaplan e Harry Elfont hanno partorito Leap Year, diventato in Italia Una proposta per dire Sì, scrivendo soggetto e buona parte della sceneggiatura in poco meno di un mese.
Una velocità di scrittura che si vede e si sente all’interno del film diretto da Anand Tucker, senza infamia e senza lode, ricco di luoghi comuni sui ‘bifolchi irlandesi’, scontato in tutto il suo evolversi ma capace di recuperare leggermente terreno nell’ovvio happy endindg, facilitato dai magnifici tramonti d’Irlanda e dalla sublime Amy Adams, adorabile e solare come suo solito anche in un titolo deludente come questo…
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