Nessun film è mai stato capace di rappresentare il momento di passaggio tra un anno e quello successivo come lo straordinario thriller fantascientifico Strange Days, firmato dalla regista Kathryn Bigelow con Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis e Tom Sizemore.
Girato nel 1995 e ambientato prevalentemente durante la notte tra l’ultimo dell’anno 1999 e il primo giorno del 2000, il film racconta una storia di omicidi e di nuove droghe digitali (lo squid, un apparecchio cerebrale capace di far vivere in prima persona emozioni vissute da altri).
Un film di fantascienza (quasi) senza effetti speciali ma che ancora oggi è in grado di colpire per la sua “maschile” visionarietà!
Strange Days (Strange Days, USA, 1995) di Kathryn Bigelow; con Ralph Fiennes, Angela Bassett, Juliette Lewis, Tom Sizemore.
Stasera 7 maggio, ore 23.15, Rete 4
Qualcuno dice che i film di Kathryn Bigelow bisogna viverli, sentirli, perché conta il modo in cui le storie vengono portate sullo schermo. Secondo quest’ottica, Strange Days è senz’altro il più impressionante lavoro della regista. Per mettere in scena la sua Los Angeles, la Bigelow non risparmia nulla del suo grande talento.
La storia, scritta dall’ex marito James Cameron, ambientata negli ultimi giorni del 1999, ha al centro lo squid, la droga del nuovo millennio che, con un apparecchio cerebrale e con il supporto del CD, può far vivere alla persona che decide di usarla la visione e le emozioni con i cinque sensi di coloro che hanno “registrato” sul supporto. Ed è così che la regista riesce a creare pianisequenza incredibili, piccole storie in soggettiva all’interno di un racconto fantascientifico spettacolare e dal ritmo che conquista.
E il cinema della Bigelow, al di là della conseguente riflessione sul vedere e sul voyeurismo che qui si spinge all’estremo, fa parte del miglior cinema hollywoodiano che si possa sperare. Non ha avuto il successo che meritava, ma Strange Days si colloca in un percorso di irrinunciabili cult del genere, a metà tra Blade Runner e a suo modo anche Matrix, che non bisognerebbe perdere.
The Hurt Locker (The Hurt Locker, USA, 2008) di Kathryn Bigelow; con Jeremy Renner, David Morse, Anthony Mackie, Christian Camargo, Brian Geraghty, Kristoffer Ryan Winters, Malcolm Barrett, Sam Redford, Ralph Fiennes, Guy Pearce.
Benvenuti alla visione del film a malincuore più confuso (e forse ipocrita) dell’anno, checché se ne dica in giro. The Hurt Locker, il nuovo, attesissimo film dell’amatissima (anche da noi) Kathryn Bigelow è stato accolto con un bagno di applausi a Venezia e con recensioni formidabili da più o meno tutti i giornali di entrambi gli schieramenti politici.
E forse questo dovrebbe far scattare un campanello d’allarme: com’è possibile che sia di qua sia di là si possa aver detto che siamo di fronte al miglior film sull’Iraq? Escludendo per ora il discorso che di film sull’Iraq ne sono usciti pochissimi, comunque, e si potranno tirare le fila del “genere” tra almeno una decina d’anni, ci dev’essere stato per forza un fraintendimento del messaggio del film da parte di qualcuno, forse molti.
Che siano state le opinioni politiche della Bigelow, che non è certo una a favore della guerra, a far pensare in generale che The Hurt Locker è innanzitutto un film sulla paura che i soldati provano andando in guerra, tanto da diventarne irrimediabilmente drogati? Sarebbe sicuramente vero se qualche sequenza non facesse pensare il contrario, soprattutto un finale che non può non confermare il dubbio che la morale della pellicola sia decisamente dubbia.
Continua a leggere: The Hurt Locker: recensione in anteprima
Point Break - Punto di rottura (Point Break, USA, 1991) di Kathryn Bigelow; con Keanu Reeves, Patrick Swayze, Gary Busey, Lori Petty, John McGinley.
Stasera, 21.10, La7
Ecco perché vogliamo così bene a Kathryn Bigelow. Ok, si dirà che è un’eccezione (unica donna che tiene testa e va ben oltre alla media dei maschietti americani nel dirigere film ad alto tasso di testosterone), che dopotutto gli ultimi film non sono così indimenticabili e che soprattutto The Hurt Locker, visto a Venezia, non ci ha fatto sanguinare le mani per gli applausi.
Ma la sua carriera fino al supremo Strange Days -che sembra in effetti la summa del pensiero registico della Bigelow- non si tocca (sì, neanche Blue Steel per quel che mi riguarda), e Point Break non fa eccezione. Perché il testa a testa tra l’agente Johnny Utah (Keanu Reeves) e il surfista Bodhi (Patrick Swayze) resta ancora oggi, quando si ha voglia di un film davvero adrenalinico, una gran sicurezza.
Tra colpi di scena, divertimento alle stelle e azione travolgente si arriva ad un finale addirittura “struggente” e di respiro epico, che è la perfetta fine di un rapporto ben costruito tra i due personaggi. Detto questo, l’idea di un sequel (ossia Point Break Indo…) fa decisamente paura.

Tra i tanti appuntamenti interessanti di Romics, il festival del Fumetto e dell’Animazione a Roma dal 4 al 7 ottobre, c’è da sottolineare la presenza del maestro degli effetti speciali, Syd Mead, colui il quale inventò il termine “visual futurist” ed oggi di uso comune per riferirsi a quanti lavorano nell’elaborazione degli effetti speciali.
Breve presentazione per quelli che non lo conoscono: Syd Mead è famoso per le sue creazioni grafiche di veicoli dal design futuristico (da alcuni definito “gotico futuristico”) utilizzati per film di fantascienza diventati ormai cult, come il mitico Blade Runner (sua ideazione è, tra le altre, la ormai leggendaria macchina “Voight-Kampf”), Aliens, Tron, Star Trek del 1979 (frutto del suo lavoro è l’Enterprise), 2010, Corto Circuito (numero 5 è una sua creazione!) , il bellissimo Strange Days di Kathryn Bigelow; Mead ha lavorato anche nella serie giapponese Gundam.
Per quanti amano il cinema l’appuntamento è dunque da non perdere! Syd Mead sarà a Romics il 7 ottobre alle 10.30. Questo il link diretto per il programma generale.