Il regista etiope (e statunitense) Haile Gerima, autore del film africano più premiato nella storia, Teza, Premio Speciale della Giuria alla Mostra di Venezia dello scorso anno; e il maestro del cinema indipendente spagnolo Pere Portabella, autore dello straordinario Il silenzio prima di Bach (Die Stille vor Bach), presentato nel 2007 a Venezia e divenuto uno dei più grandi successi del circuito europeo d’essai, saranno, alla 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dal 2 al 12 settembre 2009, i presidenti delle Giurie internazionali del Premio Venezia Opera Prima e della sezione Orizzonti.
Ricordiamo che, a presiedere la Giuria Internazionale del Concorso, ci sarà quest’anno il due volte Leone d’oro Ang Lee.
Fonte: La Biennale
Sono due i film della settimana, quelli da non perdere assolutamente. Iniziamo da Two Lovers: il nuovo Gray non è un gangster movie o un poliziesco, ma un dramma sentimentale che ha avuto la sfortuna di partecipare a Cannes in un anno pieno di film pazzeschi, che l’hanno oscurato per “importanza”. Chi l’ha visto tuttavia ne parla molto bene. E passiamo quindi a Teza, la nuova fatica dell’etiope Hailé Gerima, premiato a Venezia con il Gran Premio della Giuria e l’Osella per la sceneggiatura. Ed effettivamente era uno dei titoli più forti dell’intera Mostra. In mezzo a tanta Italia, dove segnaliamo il nuovo film di Marco Risi Fortapàsc con Libero de Rienzo, una visione a Push non guasta, anche perché Paul McGuigan ci ha tanto divertiti col precedente Slevin.
Sono davvero tante le pellicole in uscita nei cinema da oggi, ben undici: di seguito trovate tutte le informazioni e le nostre recensioni.
Il caso dell’infedele Klara: Luca, un musicista italiano che vive a Praga, ama follemente Klara, una studentessa di storia dell’arte, ma non riesce a vivere con serenità il rapporto perché prova una gelosia nei suoi confronti così forte da rasentare la paranoia. Denis, un investigatore privato, viene ingaggiato da Luca per tenere la ragazza sotto sorveglianza, in modo da potergli dare la prova definitiva dei suoi tradimenti… Il nuovo film di Roberto Faenza; con Claudio Santamaria e Laura Chiatti. Qui la nostra recensione.
Cenci in Cina: a Prato, i due amici Vittorio e Armando gestiscono una storica azienda tessile toscana, la Gobbotex. Il primo è fascinoso e dedito alla bella vita, il secondo parsimonioso, accorto e dedito alla famiglia. La crisi economica li porterà a combattere fianco a fianco per salvare l’azienda fondata dai nonni ed ora a rischio acquisizione da parte della bella signora Li. Per trovare i capitali, inizieranno una caccia al tesoro per riportare alla luce i “Soldi di Cuoio”, messi da parte dagli avi proprio in vista dei tempi duri. Commedia diretta da Marco Limberti, con Francesco Ciampi, Alessandro Paci, Man Lo Zhang e Massimo Ceccherini.
Teza (Teza, Etiopia / Germania, 2008) di Hailé Gerima; con Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene.
Anberbe, un uomo che da giovane ha lasciato il suo paese natale per trasferirsi in Germania a studiare medicina, fa il suo ritorno in Etiopia. Ha vissuto gli anni ‘70, si è appassionato di politica ed è diventato attivista, e da lì il suo percorso è stato soprattutto ideologico e politico. Fino al ritorno a casa, dove la situazione di dittatura di Mengistu ha sfigurato il ricordo di fanciullo che aveva della sua patria: i segni che si porta addosso sono una gamba mutilata e tanti fantasmi che lo tormentano…
Dopo Venezia, dove vinse il Premio della Giuria e l’Osella per la sceneggiatura, se n’era persa traccia. Ed invece la coraggiosa Ripley’s Film lo distribuisce in sala, dentro al suo sorprendente cartellone. E di questo Teza, del regista ed intellettuale Hailé Gerima, è sicuramente la punta di diamante. Perché rappresenta una delle visioni più interessanti e stimolanti di quest’anno cinematografico.
Teza è un film trino, che dentro di sé ha più argomenti e stili e decide di fonderli, restituendo l’affresco di un paese in modo appassionante e sincero. Sono tre i livelli del tempo: tra passato e presente, infatti, c’è anche quello della mente del protagonista (un bravissimo Aron Arefe), che ricorda e non riesce ad esorcizzare i suoi fantasmi. E poi c’è la Storia si lega fortemente alla storia di Anberbe, anche qui composta da tre parti: infanzia, il momento in Germania e il ritorno a casa.
Continua a leggere: Teza - di Hailé Gerima: recensione in anteprima
Presentato con successo di critica alla 65ma edizione del Festival di Venezia (dove ha vinto il Gran Premio della giuria e il premio Osella per la sceneggiatura), Teza è uno di quei rari casi di film africano che riesce a ottenere una distribuzione anche in Italia, grazie soprattutto alla forza che esprime in ogni sua inquadraura e al panorama storico a cui fa riferimento, tanto che qualcuno lo ha paragonato a La meglio gioventù, in chiave etiope.
Il regista Haile Gerima racconta la storia di un africano che ritorna alla sua terra di origine dopo aver vissuto da emigrante in Europa. Amberber ha lasciato l’Etiopia negli anni Settanta per studiare medicina in Germania, il suo desiderio è quello di tornare per lavorare a favore del suo popolo. Venticinque anni dopo, il ritorno si rivela però ben più difficile di quello che avrebbe potuto immaginare.
Tra presente, passato e una dimensione temporale onirica, Gerima offre uno spaccato della storia contemporanea dell’Africa, mettendo in luce le contraddizioni legate alla politica estera europea, alle difficoltà interne dell’Etiopia dilaniata dalla guerra civile e da sanguinose faide tribali e, infine, anche allo scontro delle culture impiantante dal colonialismo come il cristianesimo e il comunismo marxista.
Il film uscirà in sala il 27 marzo. Dopo il continua trovate un’intervista al regista Gerima con alcune sequenze del film e il trailer italiano.
Continua a leggere: Teza - La locandina, il trailer italiano e un'intervista al regista
Venezia 65:
Teza, di Haile Gerima
Tra passato e presente, tra Storia e psicologia di un personaggio descritto in toto, tra violenza e analisi di una nazione Teza si rivela uno dei migliori prodotti del concorso. Diretto da Haile Gerima, è un film africano di 140 minuti: per imponenza e lunghezza, e forse per importanza dentro ad una selezione ufficiale, mi ha ricordato Le Graine et le Mulet (Cous Cous) dell’altr’anno.
Teza descrive il ritorno in Etiopia di Anberbe, un uomo che da giovane ha lasciato il suo paese natale per trasferirsi in Germania a studiare medicina; visti gli anni ‘70 il ragazzo si appassiona di politica e diventa attivista, e da lì il suo percorso sarà soprattutto ideologico e politico, fino al ritorno a casa, dove la situazione di dittatura di Mengistu ha sfigurato il ricordo di fanciullo che aveva della sua patria.
Gerima sfrutta un montaggio decisamente svelto e a tratti davvero serratissimo per passare in rassegna un percorso politico che analizza il socialismo in tutte le sue forme, dall’ideologia alla dittatura, ma riesce soprattutto ad appassionare lo spettatore con la storia del suo protagonista, interpretato molto bene da Aaron Arefe, che riesce a rivivere momenti felici passati come la storia d’amore con Cassandra e momenti dolorosi come la separazione dalla compagna o la morte del miglior amico. Teza non risparmia momenti di dura violenza, non risparmia scene religiose, non cerca la facile consolazione per nessuno. Una bella scoperta su cui vale riflettere. Qui l’opinione di Cinema.it
Finalmente sappiamo quali sono i film che vedremo alla 65a Mostra del Cinema di Venezia. L’altr’anno esordii dicendo che il programma di Venezia 64, sulla carta, lasciava un po’ d’amaro in bocca per alcuni nomi che non comprendeva. Col senno di poi mi sono dovuto ricredere: fu una grandissima edizione.
A caldo però quest’anno direi la stessa cosa, sempre pensando a quei nomi che alla fine non sono nel cartellone di quest’anno. Forse si dà troppo peso alle mancanze e troppo poco ai nomi presenti (che non mancano e sono di qualità). Per esempio manca il Milk di Van Sant, e la sua assenza si sentiva nell’aria già da un po’ di giorni. Manca lo strombazzato W. di Stone: ma la sua presenza era per il sottoscritto improbabile sin da subito. Manca Genova di Winterbottom, e manca l’Australia luhrmanniano.
Queste le mancanze più “sentite”, perché nell’aria da tempo o comunque accreditabili da molte fonti. Ma se abbiamo perso quei nomi, ci sono alcune conferme. E sorprese. Per l’America sono confermati l’esordio dello sceneggiatore Arriaga, i nuovi Demme, Bigelow, Aronofsky. Bella la selezione orientale, con il “prezzemolo” Kitano, e due grandi maestri dell’animazione quali Miyazaki e -sorpresa!- Mamoru Oshii. Quattro e non tre i film italiani: Corsicato, Avati, Özpetek e Bechis.
Dopo il salto tutti i titoli dei film in concorso di Venezia 65.