
Paul Thomas Anderson non è mai stato uno dai grandi successi al botteghino. Il suo film più celebre, Magnolia, in patria ha incassato poco più di 22 milioni di dollari a fronte di 37 milioni di budget. Coi mercati esteri arrivò ai 48 milioni, ma è pur sempre poco rispetto all’investimento. Paradossalmente, uno dei suoi film più difficili, Il petroliere, è stato il suo più grande successo commerciale: 25 milioni di budget, 40 milioni d’incasso in patria più 35 nei mercati esteri.
The Master, invece, è ormai un flop al box office accertato: poco più di 30 milioni di budget e circa 24 milioni incassati worldwide. Eppure la partenza di The Master è stata di quelle col botto, al di là delle prime critiche entusiaste e dei premi alla Mostra di Venezia. Il film infatti si avvale del record di miglior media per sala di sempre del box office americano. Era metà settembre, e pareva che la strategia di marketing architettata da quel diavolo di Harvey Weinstein stesse funzionando a meraviglia.
Un’illusione che si è presto spezzata. “Pompato” da discutibili proiezioni pre-Mostra di Venezia (tra Los Angeles, New York, San Francisco, Chicago…), dall’annuncio della gara veneziana posticipato rispetto alle presentazione del programma, e celebrato da critica e primi premi, The Master si preparava a far suo di tutto e di più. C’è stato solo un “piccolo” problema: The Master ha incrementato le sue copie alla sua seconda settimana di vita in sala da 5 a 788 in una botta sola. E il meccanismo s’inceppa.
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Nomination agli Oscar 2013: ormai ci siamo. Sia chiaro sin da subito: quest’anno fare previsioni sulle nomination dell’Academy Awards è difficilissimo. Sarà che metà delle previsioni del 2012 sono state letteralmente buttate nel cestino. Sarà che è un anno particolare, visto che molte pellicole importanti sono state presentate da poco. Non mancano le “ovvietà”, certo: ma le situazioni in bilico sono tantissime, forse troppe.
Poco, a questo punto, è sicuro. Le nomination prenotate ci sono come ogni anno, e qualche statuetta sembra già essere stata assegnata (qualcuno ha detto Daniel Day-Lewis?). Ma bando alle ciance, ed entriamo nel vivo delle nostre ultimissime previsioni sulle nomination degli Oscar 2013. A pochissimi giorni dall’annuncio, che si terrà il 10 gennaio, Cineblog prova a fare il punto della situazione, giocando e scommettendo con voi.
Miglior film
Secondo alcuni, quest’anno ci saranno 8 film nominati. Non entriamo nel merito: il calcolo della previsione ci sembra sin troppo cervellotico. Quindi, facciamo finta che verranno nominati 10 film (anche se 9, personalmente, mi sembra il numero più corretto). 9 titoli sono i più certi, e si ritrovano tutti nelle segnalazioni dei PGA. L’unico titolo su cui nutro dubbi è proprio Skyfall. Perché? Si tratta del 50esimo anniversario di Bond, il film è bellissimo ed ha conquistato critica e pubblico, ha degli incassi da panico… eppure mi sembra potrebbe essere il film che, dalla lista dei PGA, non ce la fa ad entrare nei migliori titoli dell’anno secondo l’Academy.
Dopo il salto, tutte le previsioni delle nomination degli Oscar 2013.
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Ma Paul Thomas Anderson, che ritroviamo da oggi nelle sale con The Master, è l’erede di Robert Altman o è l’erede di Stanley Kubrick? È pazzesco pensare che, fino a qualche anno fa, non ci fosse alcun dubbio: d’altronde, con film corali come Boogie Nights e Magnolia, con chi vuoi fare un paragone? Aggiungiamoci il fatto che nel 2006 il regista è stato un aiuto fondamentale per Radio America, l’ultimo capolavoro (corale) di Altman, e l’equazione è fatta.
Ma sin da quattro anni prima, ovvero da Ubriaco d’amore, la definizione inizia a vacillare. La filmografia di P.T. Anderson subisce un cambiamento brusco, che esalta alcuni e lascia perplessi altri. E, nella sua carriera, è solo il primo vero cambiamento che lascia a bocca aperta. Il “dittico” Il petroliere - The Master, per i quali Anderson è stato paragonato tecnicamente appunto a Kubrick, segna un’altra via all’interno del suo cinema: qualcuno la definirebbe più sperimentale, e dopotutto non avrebbe detto una scemenza.
Rispetto alle sceneggiature “di ferro” dei film precedenti, Il petroliere e The Master sembrano a prima vista reggersi su regia, musica, colori ed interpretazioni. Invece la scrittura c’è ancora, ma soprattutto resta una cosa: il suo cinema, che cambia, muta, ma resta sempre personale. Anderson viene definito un regista hollywoodiano, ma è un errore: semmai si tratta del “gigante” del cinema indipendente americano. Le sue opere - affreschi enormi e opere-fiume - sono infatti praticamente invendibili al grande pubblico mainstream, come dimostrano gli incassi.

E Joaquin Phoenix si rimangiò la sparata anti-Oscar. Finisce così il (primo) “caso” degli Oscar 2013, con il protagonista di The Master di Paul Thomas Anderson pronto a rettificare la sua netta presa di posizione contro i riconoscimenti dell’Academy. Che cos’aveva detto nell’ormai famigerata intervista ad Interview? Riassumendo, che gli Oscar sono un’idiozia (in modo più colorito: utter bullshit), che è stupido mettere le persone l’una contro l’altra, e che non voleva far parte del carrozzone. Tutto ciò che ha detto lo trovate integralmente dopo il salto.
Indignazione da una parte, applausi dall’altra: solo uno completamente “pazzo” come Phoenix poteva uscirsene con frasi così spietate ed oneste. Fino ad oggi, appunto. Intervistato da Garry Maddox del Sydney Morning Herald, Phoenix ha avuto l’opportunità di spiegarsi a riguardo:
Sai come vanno ’ste cose, ti siedi e spari idiozie per un paio d’ore. Solo che si perde parecchio di quel che una persona dice quando lo si va a scrivere. Penso di sembrare un cretino. Non pensavo nemmeno di essere nella posizione di star facendo una cosa che mi sarebbe costato qualcosa. Ma so che, innanzitutto, non avrei la carriera che ho se non fosse per gli Oscar.
Non ho fatto molti film che hanno incassato tanto… E venir nominato per un film ha probabilmente aiutato in modo enorme la mia carriera. Ma in un certo senso è l’antitesi di quello che vorresti essere come attore. Stai sempre tentando di liberarti da ogni artificio, il che è davvero difficile. Specialmente quando fai schifo, come me.
E sulla possibilità di non venir nemmeno nominato per la sua (splendida) interpretazione di The Master?
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L’attrice dell’anno? Ancora troppo presto per dirlo, ma Amy Adams è senza dubbio al centro della corsa agli Oscar 2013, grazie alle sue interpretazioni in The Master, Trouble with the Curve e On the Road. Tutte prove da “attrice non protagonista”, per inciso, ma che hanno regalato all’attrice forse una delle annate più soddisfacenti della sua carriera. E la sua “corsa agli Oscar 2013″ inizia ufficialmente con un premio importante: l’Hollywood Film Award.
Gli Hollywood Film Awards, giunti alla loro 16a edizione, fanno parte dell’Hollywood Film Festival e sono i primi riconoscimenti “di peso” in quella che gli Americani conoscono come the race, la corsa alle statuette dell’Academy. Il direttore Carlos de Abreu ha così commentato il riconoscimento alla Adams, premiata assieme al montatore Dylan Tichenor (Il petroiliere, Zero Dark Thirty) e alla production designer Sarah Greenwood (Espiazione, Anna Karenina):
Siamo davvero orgogliosi di premiare i film e il lavoro di una delle nostre attrici più brave, e di due artigiani che sono all’apice delle loro rispettive professioni.
In The Master, ultima, discussa fatica di Paul Thomas Anderson, la Adams è l’ambigua ed inquietante Peggy Dodd, la moglie del “maestro” interpretato da Philip Seymour Hoffman. È questo il ruolo per cui l’attrice potrebbe essere maggiormente candidata agli Oscar 2013. Nel dramma sportivo Trouble with the Curve di Robert Lorenz, l’attrice è Mickey, la figlia con cui Gus (Clint Eastwood) ha un rapporto freddo e turbolento. Infine, in On the Road, trasposizione del romanzo cult di Jack Kerouac per mano di Walter Salles, la Adams interpreta Jane, la compagna di Old Bull Lee.
Ma è davvero così scontato che Amy Adams vinca l’Oscar 2013 come Miglior attrice non protagonista? Probabile, ma affatto certo. L’altr’anno vinse l’Hollywood Film Award come Miglior attrice non protagonista del 2011 Carey Mulligan, che non fu nominata né per Shame né per Drive. Difficile che la Adams non venga almeno nominata per The Master, anche perché ad oggi sembra lei la frontrunner di questa categoria: ma se gli Oscar spesso possono essere prevedibili, meno lo sono gli sviluppi nel corso del tempo…
Scopriremo se l’attrice riceverà la nomination il 10 gennaio 2013. Queste invece le date di distribuzione italiane dei suoi film: On the Road il 5 ottobre; Trouble with the Curve il 29 novembre; The Master l’11 gennaio 2013.
Fonte: Hollywood Reporter

Ancora cartoon. Il box office americano torna ad essere animato grazie ad Hotel Transylvania. Incassi straordinariamente alti per il film Sony, riuscito a raccogliere ben 43 milioni di dollari in 72 ore. Stracciato l’esordio di Piovono Polpette, 3 anni fa partito con 30 milioni di dollari in cassa, per un titolo, costato circa 100 milioni di dollari, che dovrebbe facilmente abbattere il muro dei 124 incassati proprio dal film di Phil Lord/Chris Miller. Seconda piazza per un’altra new entry particolarmente attesa, ovvero Looper. Esaltata dalla stampa americana, la pellicola Tristar ha raccolto circa 21 milioni di dollari in 3 giorni, facendo addirittura meglio in Cina, con circa 25/30 milioni di dollari incassati al debutto. Essendo costato ’solo’ 30 milioni, lo Sci-Fi di Rian Johnson si può già definire un successo. Scivola così in terza posizione End of Watch, arrivato ai 26 milioni di dollari dopo esserne costati solo 7, con Trouble with the Curve quarto a quota 24 milioni e l’horror House at the End of the Street quinto con 22 milioni di dollari. Ma ne è costati solo 10.
Sesta posizione per Pitch Perfect, sboccata commedia Universal lanciata in appena 335 sale. Costato 17 milioni di dollari, in film ne ha incassati poco più di 5, facendo sua la miglior media per sala, pari a 15,522 dollari. Dal prossimo weekend i cinema a disposizione diventeranno 2,800. Aspettiamoci il boom. Doppio 3D in settima ed ottava posizione, con Nemo arrivato ai 37 milioni di dollari e Resident Evil 5 ai 39. Solo il primo capitolo, nel lontano 2000, incassò così poco. Ma a salvare il film di Paul W.S. Anderson arrivano loro, i mercati esteri, con oltre 100 milioni di dollari raccolti in giro per il mondo.
Chiusura di chart con il deludente Won’t Back Down, lanciato dalla Fox in 2,515 sale ma incapace di agguantare persino i 3 milioni di dollari. Un disastro. Continua invece ad incassare The Master, arrivato ad un passo dai 10 milioni di dollari, anche se con ’solo’ 856 copie a disposizione, mentre stupisce The Perks of Being a Wallflower, con oltre 1 milione di dollari incassati in 100 sale, e una media per copia di 11,147 dollari. Flop confermato e clamoroso, infine, per Dredd 3D, già fuori dai migliori 10 (-63.7% sugli incassi) e con appena 11 milioni di dollari in tasca. Ne è costati 50. Fine settimana molto atteso il prossimo, grazie agli arrivi di The Paperboy, in un manciata di sale, del delizioso Butter, lanciato in 75 copie, e del duo ‘forte’ del weekend, ovvero Frankenweenie e Taken 2. Chi vincerà la sfida, con Pitch Perfect terzo incomodo?
Dopo essere riuscito ad incassare 736.311 dollari al box office Usa al suo esordio in sala, due settimane fa, con solo 5 copie a disposizione e una media per sala da record, The Master torna a far parlare di sè con un nuovo lungo trailer, che ci permette di sbirciare anche qualche frammento inedito, scene che Paul Thomas Anderson ha deciso di non inserire nel montaggio finale del film. Film che, ne siamo certi, è destinato a far parlare di sè ancora per molto tempo a venire.
In Italia dovremo aspettare fino a gennaio 2013 per poterlo vedere nei cinema, ma nell’attesa vi invitiamo a leggere la nostra recensione da Venezia 69, dove il titolo ha conquistato il Leone d’Argento e la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile (assegnata ex-aequo ai due protagonisti Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix).

Un primato decisamente inatteso. The Master di Paul Thomas Anderson ha infatti incassato 736,311 dollari al box office Usa al suo esordio in sala. Solo 5 le copie a disposizione, prima di ‘allargarsi’ a partire da questo venerdì. A dir poco strepitosa la media per sala, pari a 147,262 dollari. Ed è qui che casca il record.
Perché solo 8 film prima di The Master erano riusciti a far meglio, dinanzi ad una release tradizionale. Ma c’è un ma. 6 di questi titoli sono cartoon Disney, quando la major era abituata a lanciare le proprie pellicole in una manciata di sale, mentre il settimo posto appartiene a Red State di Kevin Smith. In quel caso la media per sala fu di 204,230 dollari, raccolti in una sola notte nel marzo del 2011. Ma era solo uno spettacolo, per l’appunto, e i biglietti costavano 60 dollari l’uno.
The Master è invece uscito in una versione ‘normale’, con prezzi regolari e cinema regolari, un R-Rating a marchiarlo e senza bandiera Disney nelle vicinanze. Esclusi i cartoon, in conclusione, The Master ha fatto sua la miglior media per sala di sempre del box office americano (inflazione ovviamente non presa in considerazione). Orgoglioso Erik Lomis, capo distribuzione della The Weinstein Company:
“Siamo entusiasti per questi numeri. Abbiamo fatto un record e tutto il merito del mondo va a Paul Thomas Anderson e alla sua strategia di guerrilla marketing, in combinazione con lo spostamento della data di uscita per questo fine settimana”.
Inizialmente The Master sarebbe infatti dovuto uscire il prossimo 12 ottobre, in una finestra temporale decisamente più affollata. Per questo motivo la Weinstein ha deciso di anticiparlo sulla base dei rumor, in gran parte creati dallo stesso Anderson che ha preteso quattro proiezioni a sorpresa ancor prima di approdare a Venezia, tra Los Angeles, New York, San Francisco e Chicago. Tutto questo ha contribuito a far crescere l’hype e hop… il gioco è fatto.
Battuto Moonrise Kingdom di un altro Anderson, arrivato ai 130,749 dollari a copia lo scorso maggio. In testa a questa speciale chart, cartoon compresi, c’è ancora oggi Il Re Leone, riuscito nel 1994 ad incassare 1,586,753 con solo due cinema a disposizione. A seguire Pocahontas, La Principessa e il Ranocchio, Toy Story 2, A Bug’s Life, Hercules, Red State (di fatto squalificato), Atlantis e per l’appunto The Master.
Fonte: SlashFilm

Un primato scontato. Resident Evil 5 fa suo il box office americano, confermando la forza del franchise Sony. 21 milioni di dollari incassati per il film di Paul W.S. Anderson, ovvero 6 in meno rispetto a Resident Evil: Afterlife. Costata poco più di 60 milioni, la pellicola punta con forza ai mercati esteri, da sempre benevoli nei suoi confronti. Non è quindi riuscito alla Disney il colpaccio della riconversione 3D in salsa revival. Seconda piazza per Nemo 3D, comunque riuscito ad incassare oltre 17 milioni di dollari in 72 ore. Esattamente un anno fa Il Re Leone 3D conquistò a sorpresa il primato, raccogliendo ben 29 milioni di dollari, mentre a metà gennaio La bella e la Bestia non raggiunse la vetta, fermandosi in seconda posizione a quota 18 milioni e mezzo di dollari. Nemo 3D si piazza quinti sul gradino più basso del podio in questa speciale classifica di ‘classici riconvertiti’, aggiornando comunque il proprio totale worldwide tanto da superare gli 886 milioni di dollari de L’Era Glaciale 3 (890 per la precisione). Solo Il Re Leone, Shrek 2 e Toy Story 3 (tra i cartoon) sono riusciti a far di meglio.
Calo contenuto e ben 41 milioni di dollari in tasca per l’horror The Possession, con Lawless arrivato ai 30 e I Mercenari 2 agli 80. Netta le perdita d’incassi rispetto al primo capitolo per il sequel Lionsgate. Che il terzo capitolo diventi tutt’altro che certo? Disastro confermato invece per The Words, arrivato ai 9 milioni di dollari dopo 10 giorni di programmazione, con Bourne Legacy a quota 108 milioni e The Odd Life of Timothy Green arrivato ai 46. Sono 83 i milioni di dollari raccolti fino ad oggi da The Campaign, con il repubblicano 2016: Obama’s America fuori dalla Top10 ma più che soddisfatto, grazie ai 30 milioni di dollari incassati fino ad oggi. Chi abbandona la chart è Il Cavaliere Oscuro - il Ritorno, arrivato ai 441,010,629 dollari casalinghi. The Dark Knight chiuse la sua corsa con 533,345,358 dollari.
Da segnalare infine le buone performance di Arbitrage, drama con Richard Gere protagonista uscito in appena 197 copie ma riuscito ad incassare 2 milioni, e soprattutto di The Master. Trascinato dalle polemiche legate a Scientology, il film di Paul Thomas Anderson è riuscito ad incassare ben 729,745 dollari con appena 5 copie a disposizione. 145,949 dollari a sala, la media, per un titolo che comincia così la sua lunga corsa verso gli Oscar, targata ovviamente Weinstein Company. Da venerdì prossimo inizierà l’espansione sul suolo nazionale, per un fine settimana che vedrà scendere in campo diverse novità. Ovvero il crime drama con Jake Gyllenhaal End of Watch, l’horror con Jennifer Lawrence House at the End of The Street, il ritorno attoriale di Clint Eastwood con Trouble with the Curve, la release limitata dell’atteso The Perks of Being a Wallflower, e soprattutto il ‘nuovo’ Dredd. Chi vincerà la sfida?

Ha fatto una brutta figura, Joaquin Phoenix, durante la presentazione di The Master di Paul Thomas Anderson alla 69. Mostra del cinema di Venezia. Durante la conferenza stampa al Lido ha parlato poco, si è mostrato parecchio annoiato ed ha pure fumato una sigaretta. Più tardi, durante il red carpet, c’ha praticamente volato sopra, fuggendo dai fotografi per correre in sala. Poi, però, è tornato indietro a regalare qualche autografo.
Disagio e disagio, sottolineato dai media ed allargato dalle voci al Lido, dove Phoenix era praticamente additato come la solita star “maleducata” di turno, il Vincent Gallo del 2012. Tutto vero, eh. Phoenix non s’è neanche presentato a ritirare la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile vinta ex aequo assieme al collega Philip Seymour Hoffman. Peccato che nessuno pare ricordarsi che proprio a Venezia, nel 1993, il fratello River Phoenix aveva vinto lo stesso premio, grazie a Belli e dannati di Gus Van Sant. Due anni prima di morire.
Joaquin, dopo la morte di River, aveva abbandonato la carriera d’attore. C’è voluto proprio Van Sant, che gli ha offerto un ruolo in Da morire, per farlo tornare a recitare davanti alla macchina da presa. Era il 1995. Di River, Joaquin non ha mai voluto parlare troppo: sin da quando in tv comparve, disgustosamente, la sua chiamata d’aiuto al 911, effettuata mentre River era in coma, l’attore ha voluto lasciare pochissime dichiarazioni a riguardo, per paura che fossero strumentalizzate o manipolate. “Sono orgoglioso di mio fratello”, disse una volta: basta e avanza.
È un personaggio più complesso di quel che appare, Joaquin Phoenix: potrebbe anche posizionarsi a metà tra la strafottenza più pura e la malinconia più profonda. Non è di certo scontato, anche quando lascia dichiarazioni “assurde” come quella che abbiamo inserito nel titolo del post, salvo poi contestualizzarle, confessandosi in un’intervista a Time:
Ho visto un primo montaggio [di The Master], senza musiche. Ho pensato fosse una commedia. Giuro! Ho riso tutto il tempo mentre lo guardavo. Ero lì seduto a fianco di Paul e gli ho detto: “Ma è esilarante!”. Ho questo orrendo senso dell’umorismo per il quale penso che il disagio sia divertente - in parte perché io stesso provo molto disagio, ed è un modo per riderne e liberarsene.
Continua dopo il salto.