Mike è un modesto avvocato che nel tempo libero allena la squadra di lotta libera di un liceo; quando scopre che Kyle, il nipote di un suo cliente, è un vero talento in quella disciplina, decide di inserirlo nella squadra. Il ragazzo però è molto chiuso e solo col tempo Mike riuscirà a conquistarne la fiducia, scoprendo le cause alla base delle sue difficoltà. Ma tutta la serenità conquistata da Kyle rischia di essere compromessa dall’improvvisa comparsa della madre, Cindy, appena uscita dalla clinica dove era stata ricoverata per disintossicarsi.
Thomas McCarthy è tra i registi indie americani più talentuosi dell’ultimo decennio. La sua prima regia, The Station Agent, piccola storia di un gruppo di outsiders del New Jersey capitanati da Peter Dinklage prodotta con mezzo milione di dollari, viene giustamente ricordato come uno degli esordi più felici del panorama indipendente statunitense. Un film che gli ha permesso di approdare ad una regia ancora più fortunata a livello di visibilità, ovvero l’acclamato L’ospite inatteso.
Con la sua terza pellicola, McCarthy arriva in piena zona Indiewood, ovvero in quello “spazio virtuale” dove i confini tra Hollywood e l’indipendenza sono molto labili. Qui abbiamo la produzione di una cosiddetta mini-major, ovvero la Fox Searchlight Pictures, la arthouse division della Fox; abbiamo un noto attore come Paul Giamatti; ed infine abbiamo una confezione da quirky comedy che potrebbe far paragonare Mosse vincenti ad altre pellicole indie di quest’ultimo decennio.
Amabili Resti (The Lovely Bones, Usa, 2009) di Peter Jackson; con Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Susan Sarandon, Stanley Tucci, Michael Imperioli, Saoirse Ronan, Jake Abel, Amanda Michalka, Thomas McCarthy, Reece Ritchie, Nikki SooHoo, Rose McIver, Zachary Gordon, Anna George, Andrew James Allen, Robyn Malcolm.
La trasposizione impossibile. C’era un’attesa quasi spasmodica nei confronti Amabili Resti, film di Peter Jackson tratto dall’acclamato best-seller di Alice Sebold. Difficilissimo era riuscire a portare sul grande schermo il limbo vissuto da Susie Salmon, quattordicenne barbaramente uccisa e pronta a vegliare dall’alto, prima di arrivare in Paradiso, la propria amata famiglia. Perennemente in bilico tra realtà ed aldilà, il romanzo di Alice Sebold, strizzando l’occhio al noir, ci portava in un onirico viaggio sul concetto della vita dopo la vita, riuscendo in maniera sublime a costruire personaggi e rapporti familiari estremamente convincenti.
Come far diventare tutto questo ‘cinema’, senza dimenticare la voce fuori campo che ci racconta la storia, della stessa Susie Salmon, che ci parla dall’alto dei cieli? Su Peter Jackson pendevano quindi difficoltà non indifferenti, in parte quasi tutte superate. Amabili Resti non è infatti il capolavoro annunciato, ma un film potente, capace di volare altissimo in alcuni momenti, grazie ad una regia d’autore e ad un cast pazzesco, dominato da un fantastico Stanley Tucci, in odore di Oscar…
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2012 (Usa, 2009) di Roland Emmerich; con John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton, Danny Glover, Woody Harrelson, Morgan Lily, George Segal, John Billingsley, Jimi Mistry, Thomas McCarthy, Patrick Bauchau, Anna Mae Routledge, Liam James, Johann Urb, Chin Han, Beatrice Rosen, Agam Darshi, Patrick Gilmore, Eve Harlow, Alex Zahara, Zlatko Buric, Alexandre Haussmann, Philippe Haussmann.
3 anni ci dividono dalla fine del mondo. 3 anni ci dividono da una nuova era, almeno secondo i Maya. Un’antichissima profezia, infatti, da secoli annuncia la fine dell’umanità. Quando accadrà tutto ciò? Il prossimo 21 dicembre del 2012. 12-21-12. Paura è, eh? Ad Hollywood solo un regista poteva portare in sala il film più catastrofico di tutti i tempi, ovvero Roland Emmerich, arrivato dalla Germania 20 anni fa e capace di portare in sala classici del genere come Stargate, Independence Day, Godzilla e L’alba del giorno Dopo.
Con 230 milioni di dollari di budget e la possibilità di distruggere l’intero pianeta, Emmerich ha così sguazzato nel proprio deliro apocalittico come mai aveva fatto prima, realizzando un mediocre pop corn movie. Tutto ciò che c’era da abbattere, inondare, far crollare, bruciare, esplodere o tremare, Emmerich l’ha portato sullo schermo, spalmando il tutto lungo 154 lunghissimi minuti, fatti di lunghi e diabetici addii, di troppe poche risate e di effetti speciali a volte sorprendenti, con una nazione, in particolare, uscita non distrutta, ma ridicolizzata. Quale sarà questa nazione? Ma che domande… ovviamente noi, l’Italia, ed il suo… Primo Ministro.
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L’ospite inatteso (The Visitor - U.S.A. 2007) di Thomas McCarthy con Hiam Abbass, Amir Arison, Danai Jekesai Gurira, Richard Jenkins, Maggie Moore, Tzahi Moskovitz, Laith Nakli, Haaz Sleiman.
Walter Vale (Richard Jenkins) è un professore universitario. Un giorno viene praticamente obbligato a partecipare ad un convegno a New York dove dovrà leggere una relazione (non sua). Vale ha un appartamento in città ma quando entra scopre che… è già occupato. Ci vive una coppia di colore che l’ha affittato credendolo libero. All’inizio è panico ma subito dopo l’uomo non se la sente di scacciarli e inizia una convivenza. Walter diventerà grande amico del ragazzo finché un giorno…
L’ospite inatteso è un piccolo film che si rivela piano piano una grande sorpresa. Tutto si svolge lentamente, come la trasformazione del professor Vale che, da timido insegnante senza spina dorsale e annoiato di tutto, diventa un cittadino pieno di voglia di vivere, di suonare il bongo al parco, di ridere, di innamorarsi, di mettersi alla prova e soprattutto a cui si rivela una realtà diversa dalla sua e una situazione di cui nemmeno lui sospettava l’esistenza.
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Ne avevamo già parlato qualche mese fa, ed ora finalmente esce in Italia (il 5 dicembre, per la precisione) L’ospite inatteso (The visitor), uno dei film meglio accolti nel giro dei Festival (su tutti il Sundance, Toronto e Miami) e sui maggiori quotidiani americani nell’ultimo anno. Diretto da Thomas McCarthy e con Hiam Abbass, Amir Arison, Danai Jekesai Gurira, Richard Jenkins, Maggie Moore, Tzahi Moskovitz, Laith Nakli, Haaz Sleiman, il film è un’agrodolce riflessione in passo di commedia sulla solitudine e sulla solidarietà umana.
La vicenda vede al centro un anziano professore universitario che si reca a New York per un convegno e, quando torna, trova il suo appartamento occupato da una coppia di stranieri, lui siriano e lei senegalese. Dopo l’iniziale sconcerto, inizia una strana convivenza fatta di scoperta e conoscenza dell’altro, inteso non solo come straniero ma proprio altro da sé, in una contemporaneità che ci condanna troppo spesso al disinteresse per i sinceri rapporti umani.
Un film che al tempo stesso fa sorridere e commuove, mostrando impegno civile e sincero interesse per le sorti della nostra umanità (termine inteso nelle sue diverse sfaccettature). Dopo il salto trovate il trailer italiano.
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Dovrebbe uscire quest’anno, ma non ha ancora una data precisa, il film americano The Visitor diretto da Thomas McCarthy ed interpretato da Hiam Abbass, Amir Arison, Danai Jekesai Gurira, Richard Jenkins, Maggie Moore, Tzahi Moskovitz, Laith Nakli, Haaz Sleiman.
Ecco la trama: un professore universitario si reca a New York per partecipare ad un convegno. Entra nel suo appartamenteo ma scopre con stupore che è già abitato. Una giovane coppia infatti vive lì.
La pellicola, una commedia drammatica, è scritta da Thomas McCarthy ed ha partecipato a diversi festival mondiali. Dopo il salto trovate il trailer.