Il canto di Paloma (La teta asustada, Spagna / Peru, 2008) di Claudia Llosa; con Magaly Solier, Susi Sánchez, Efraín Solís, Marino Ballón, Antolín Prieto.
Il canto di Paloma ha vinto l’Orso d’Oro a Berlino in un’edizione che ha visto trionfare l’America Latina. Sembrava aver messo tutti d’accordo, e invece qualche voce fuori dal coro c’è, anche perché il secondo film della peruviana Claudia Llosa abbraccia un tema di denuncia con uno stile a tratti decisamente lirico.
Se quest’anno Pablo Larrain ci ha narrato nel bellissimo Tony Manero il colonialismo culturale americano sul Cile e la sua perdita d’identità nel periodo della dittatura di Pinochet, la Llosa racconta l’eredità che il Perù deve raccogliere dallo stesso periodo. Ancora una volta infatti torna in gioco il periodo attorno agli anni ‘80: la madre di Fausta, mentre era incinta, fu stuprata durante la dittatura.
Oggi poco più che ventenne, Fausta ha ereditato la malattia del “latte della paura”, trasmesso da madre a figlia attraverso l’allattamento. Per poter prevenire qualsiasi forma di violenza, la ragazza ha infilato nella vagina una patata. Il peso che Fausta si porta addosso è doppio: la paura non se ne va, ed anzi è stata rafforzata e cammina a fianco a lei perennemente, mentre il tubero dentro di lei cresce, germoglia e continua a non farla star bene.
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Grandi uscite attendono i cinefili da questo venerdì in sala, e c’è addirittura l’imbarazzo della scelta. In ordine alfabetico, ecco ciò che subito bisogna segnarsi in agenda: Ed Harris che torna in cabina di regia con Appaloosa, western che ha scatenato applausi a Roma; Australia, che è di Luhrmann e questo basta a farci entrare in sala, nonostante le critiche; l’horror italiano Imago Mortis, vista la curiosità che ha scatenato; Tony Manero, grande vincitore a Torino 26; il “piccolo” Vuoti a rendere, film ceco che è stato accolto decisamente bene.
Non vi bastano cinque film? Potete scatenarvi anche con Chihuahua parlanti e un avventuroso per famiglie da gustarsi in tre dimensioni. Trovate tutte le recensioni dei film in uscita questa settimana di seguito.
Appaloosa: New Mexico, 1882. Virgil Cole ed Everett Hitch sono due pistoleri chiamati dagli abitanti di Appaloosa per fermare i soprusi di Randall Bragg, spietato ranchero che perseguita la città. A complicare il tutto sarà l’arrivo di una bella vedova, capaci di mettere in pericolo l’inossidabile amicizia dei due. Seconda regia di Ed Harris, che torna dietro la macchina da presa con un western. Nel cast, oltre allo stesso Harris, anche Viggo Mortensen, Renée Zellweger e Jeremy Irons. Presentato al Festival di Roma. Qui la nostra recensione.
Australia: Australia, 1939. Lady Sarah Ashley, nobildonna dal matrimonio infelice, è in cerca del proprio marito da riportare a casa. Peccato che una volta arrivata la donna si ritrovi catapultata in un impensabile avventura. Improvvisamente vedova e con una mandria di 1500 capi di bestiame da portare immediatamente in città, Lady Ashley dovrà combattere contro il barone del bestiame King Carney, che vuole la sua proprietà, ed il suo terribile tirapiedi. Ad aiutarla un magico bambino meticcio ed uno scontroso e rude Mandriano, che la porterà lungo le sperdute ed immense lande dell’amore… Dopo anni e anni di assenza, finalmente Baz Luhrmann porta il suo quarto film (il film della vita) al cinema. Con Nicole Kidman, Hugh Jackman, David Wenham e Bryan Brown. Qui la nostra recensione.
Tony Manero (Tony Manero, Cile / Brasile, 2008) di Pablo Larrain; con Alfredo Castro, Amparo Noguera, Elsa Poblete, Paola Lattus.
Santiago del Chile, 1978. Raúl è un uomo di mezza età che sogna di ballare in grandi spettacoli e in tv. Mentre intorno a lui dilaga la violenta dittatura di Pinochet, lui sarà disposto a tutto pur di incoronare il suo sogno dorato: quello di diventare il “nuovo” Tony Manero…
A discapito di quello che si potrebbe pensare, in Tony Manero c’è ben poco da ridere, e ancora meno da sorridere sotto i baffi. Al suo secondo film, il cileno Pablo Larrain (il film è co-prodotto col Brasile) riesce nella difficile impresa di dipingere con uno stile asciutto un periodo, un’idea di cultura e un personaggio significativo.
Partiamo dal periodo. Come si diceva, siamo sotto la dittatura di Pinochet. Dopo il colpo di stato ai danni di Allende, la Storia si fa complessa e inquietante: che ruolo hanno giocato gli USA, all’epoca di Nixon, nel golpe o comunque nel periodo della dittatura di Pinochet?
Continua a leggere: Tony Manero - di Pablo Larrain: recensione in anteprima
Nanni Moretti, direttore del Torino Film Festival per questo biennio appena finito, pare aver dato disponibilità per proseguire il suo lavoro. E i motivi sono sotto gli occhi di tutti, parlando di numeri: rispetto all’anno scorso sono in netta crescita il numero degli accreditati, e si registrano un 15% in più di biglietti e abbonamenti venduti, e un 25,08% in più di incassi totali. Niente male per un festival che arriva ultimo dopo Venezia e soprattutto Roma, e in un periodo climatico non piacevolissimo (con tanto di neve quest’anno). Ma i cinefili non si sono fatti fermare da queste cosette, e sono accorsi in massa al secondo Torino morettiano.
Il perché è abbastanza semplice da intuire: con un’edizione di buon livello alle spalle e con un programma davvero di altissimo interesse, Torino 26 si presentava sulla carta come un festival tutto da godere. E non c’è stata delusione, e speriamo a questo punto che l’accoppiata Moretti-Martini resti. Citiamo comunque qualche problemino, a partire dal caso Somers Town, atteso nuovo film di Shane Meadows: cancellate tutte le proiezioni per mancato arrivo della pellicola, che arriva gli ultimi giorni. Proiezioni il 29 in seconda serata e il 30, a festival ormai finito: la rabbia dilaga, anche se si capisce che la colpa non è direttamente del festival.
Paradossalmente, uno dei disagi del cartellone di Torino è di essere “troppo pieno”, e qualcosa la si perde per forza: anche perché alcune sale sono tanto carine quanto piccole, e pretendere che la gente possa vedersi Filth and Wisdom di Madonna nella mini-sala 3 del Massimo è pura utopia. Non si poteva proiettarlo all’Ambrosio in sala 1 al posto di Per favore… non mordermi sul collo (proiezione quasi vuota, purtroppo) o al Nazionale? E che dire di Katyn, la cui prima era nella minuscola sala 2 dell’Ambrosio? Sono cose che l’organizzazione dovrebbe ripensare il prossimo anno, anche se c’è da dire che molti spettacoli delle tre meravigliose retrospettive hanno fatto il tutto esaurito.
Continua a leggere: Torino Film Festival 2008: commenti e voti

In attesa di parlare degli ultimi film visti al Torino Film Festival, diamo spazio ai premi assegnati in questa 26a edizione. Vince il premio come Miglior film il bellissimo Tony Manero del cileno Pablo Larrain. Ambientato durante la dittatura di Pinochet, il film narra le vicende di un uomo di mezza età convinto di poter sfondare nel mondo dello spettacolo come sosia del protagonista de La febbre del sabato sera, film che ama e che guarda costantemente al cinema. E per raggiungere il suo obiettivo è disposto anche ad uccidere.
Il Premio della Giuria è andato allo statunitense Prince of Broadway, diretto da Sean Baker. Un film piccolo, costato 40000 euro, basato sull’improvvisazione e sulla povertà dei mezzi, che diventano strumenti per raccontare in modo sincero la storia di un immigrato clandestino alle prese con un figlioletto che non sapeva di avere nel Fashion District di New York. Alla brava Emmanuele Devos va il premio per la Miglior interpretazione femminile per il modesto e ripetitivo film belga Non-Dit di Fien Troch: va bene così, ma qui si tifava in realtà per Irene Azuela di Quemar las naves o per Anjorka Strechel di Mein freund aus Faro.
Alfredo Castro regala poi un secondo premio a Tony Manero: la sua grande interpretazione gli è valsa il Premio per la Miglior interpretazione maschile. E la critica internazionale assegna il Premio Fipresci proprio al film cileno: Tony Manero ha vinto tutto quello che poteva vincere. Miglior documentario italiano è risultato Napoli Piazza Municipio di Bruno Olivero; il Premio Speciale lo ha vinto invece Rata nece biti (Non ci sarà la guerra) di Daniele Gaglianone. Ecco infine i corti premiati: Miglior Corto a A chi è già morto a chi sta per morire di Fulvio Pepe, Premio Speciale a Ottana di Pietro Mele e Menzione Speciale a La nonna di Massimo Alìm Mohammad.
Si conclude così questa edizione del TFF: ma continuate a seguirci, perché sono in arrivo un ultimo resoconto di altri film visti al festival e soprattutto un bilancio finale, con analisi e voti.
Le uscite questo week-end sono tantissime, soprattutto per gli amanti dell’action movie all’hollywoodiana e di pellicole italiane: andiamo a vedere assieme i titoli dei film in uscita da oggi nelle sale.
Bolt - Un eroe a quattro zampe: Bolt è un cane ed è un attore. Famoso per una serie televisiva di successo dove interpreta un super-cane, ora che si trova nelle strade reali crede davvero di avere super-poteri. Insieme ad una gatta e ad un criceto dovrà trovare la sua padroncina Penny e tornare a casa. La Disney torna al cinema con un film d’animazione, distribuito in alcune sale in 3D. Diretto a quattro mani da Byron Howard e Chris Williams.
Death Race: 2012; un mondo economicamente alle corde ha generato una tv sempre più violenta ed estrema, toccando l’apice con il reality game Death Race. All’interno del carcere di massima sicurezza Terminal Island un branco di detenuti mette in palio la propria vita con la speranza di ottenere la libertà. Vincendo 5 gare si viene liberati, perdendo si muore! Nuovo film d’azione diretto da Paul W. S. Anderson; con Jason Statham, Tyrese Gibson, Ian McShane, Joan Allen, Robin Shou e Natalie Martinez. Remake di Anno 2000 - La corsa della morte. Qui la nostra recensione.
Giunti a martedì, la rassegna cinematografica torinese continua a riservare molte sorprese. Prima di tutto sembra assodato il fatto che per quanto riguarda questa edizione del Torino Film Festival ogni giorno è da considerarsi domenica: proiezioni perennemente stracolme, i biglietti (venduti in quantità pari alla metà della capienza della sala ospitante) vanno via come il pane, e si rischia quindi di rimanere esclusi anche alla terza, e ultima, proiezione di Tony Manero. Alla quale, peraltro, il giurato Dito Montiel arriva accompagnato dalla consorte, decisamente trafelato e con discreto ritardo. Siamo contenti di aver testimoniato al miracolo del giurato che guarda i film; un po’ meno contenti di aver fatto ritardare la proiezione di qualche minuto.
Molta, moltissima fila anche per il documentario Religulous, di Larry Charles, prudentemente parcheggiato nella sezione collaterale Lo Stato delle Cose. Per completezza Larry Charles è il figuro che ha seguito Sacha Baron Cohen, agghindato à là Borat, in giro per gli Stati Uniti a soddisfare il pericoloso desiderio di prendere per i fondelli un’intera nazione. Una persona coraggiosa, quindi, il nostro Larry Charles.
Il quale anche per questa produzione non si fa mancare niente. In questo caso, infatti, il regista ha intrapreso una collaborazione con il comico Bill Maher finalizzata al blasfemo e irriverente scopo di ridicolizzare la religione. O meglio, le religioni, dacchè Maher fra il fucile di precisione e il randello nodoso sceglie quest’ultimo, optando evidentemente più sull’ l’impatto e la generalizzazione che sull’accuratezza giornalistica di quella che poteva essere un’interessante inchiesta.
Continua a leggere: 26° Torino Film Festival - Quinta giornata con Religulous
Continuiamo le nostre panoramiche giornaliere sui film visti al Torino Film Festival 26, e come al solito incominciamo con le pellicole del concorso ufficiale. Finalmente il pubblico ha potuto vedere l’atteso Tony Manero (qui il trailer), co-produzione Cile-Brasile diretta da Pablo Larrain: e le attese sono state ripagate.
Vedere questo uomo di mezza età che sogna in una sala deserta guardando per la centesima volta La febbre del sabato sera, che tenta di “sfondare” nel mondo dello spettacolo convinto di avere un gran talento, e che pur di ottenere ciò che vuole è disposto ad uccidere non crea affatto un clima grottesco, ma provoca nello spettatore solo compassione e pena.
Perché poi c’è da inserire il discorso di non poca importanza della dittatura di Pinochet: e allora tutto assume un connotato ancora più inquietante. Raùl, convinto di poter essere il Tony Manero latino-americano, è vittima del colonialismo culturale (il regista non attacca La febbre del sabato sera, che tra l’altro non è sicuramente un film che esalta le luci della ribalta, e neanche la figura di Tony Manero: semmai l’uso che ne viene fatto dal mondo dello spettacolo, che lo usa come emblema e come mito), ed è vittima di una nazione allo sbando, senza più un’identità. Tony Manero è intelligente, mai banale, a tratti sorprendente: vedere anche la scelta del protagonista verso la fine, quando in casa si ritrova la polizia. Una pellicola coraggiosa e da non perdere.

Parliamo di un film che sarà probabilmente un caso al prossimo Torino Film Festival. Si tratta di un film in concorso, già acclamato a Cannes, dov’era all’interno della Quinzaine des Réalisateurs, ossia Tony Manero di Pablo Larrain.
Siamo a Santiago del Cile nel 1979, sotto la dittatura di Pinochet. Raùl Peralta ogni sabato sera si esibisce in un locale emulando il suo idolo, proprio Tony Manero de La febbre del sabato sera. Il clima attorno a sé è terribile, e mentre alcuni suoi compagni di danza subiscono i crimini della dittatuta, Raùl, disposto a tutto per entrare nel mondo dello spettacolo, sarà capace anche di uccidere…
Il dramma si consuma sotto un regno di terrore, e in un paese in crisi d’identità. Il protagonista, che pare aver dato una gran prova, è interpretato da Alfredo Castro. Se sarete a Torino, o se siete soltanto incuriositi, guardatevi il trailer subito dopo il salto.
E dopo avervi dato un assaggio del programma del Torino Film Festival 26, soprattutto del Fuori Concorso, andiamo a vedere cosa ci riserva il concorso ufficiale. Si gira il mondo per scoprire i nuovi autori del domani: 15 film, di cui 8 opere prime; 7 titoli vengono da Germania, Belgio e Slovenia, 3 dagli Stati Uniti, 1 dal Messico, 1 coproduzione Cile e Brasile, 1 dal Canada, 1 dall’Australia e 1 dalla Cina.
L’australiano Bitter & Twisted di Christopher Weekes presenta la classica situazione di metabolizzazione del lutto da parte di una famiglia che ha perso il padre. Il canadese Demain, diretto da Maxime Giroux, presenta un ritratto teso di un gruppo di personaggi alle prese con la follia della quotidianità. Il cinese Dixia de tiankong (The Shaft) di Chia Zhang assorbe la lezione di Jia Zhang-ke e racconta tre situazioni familiari diverse.
Il francese Donne-moi la main (Road Movie) di Pascal-Alex Vincent accompagna due gemelli in partenza per la Spagna per il funerale della madre, che hanno a malapena conosciuto, tra liti, amicizie e prime esperienze sessuali. Il portoghese Entre os dedos, diretto a quattro mani da Tiago Guedes e Frederico Serra, con realismo tracciano un crudo ritratto del mondo del lavoro operaio.
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