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Pupi Avati e i Festival. Quando si dice un rapporto complicato. Dopo essere giustamente tornato a casa a mani vuote dall’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma 2011, che non ha premiato il suo mediocre Il cuore grande delle ragazze, il regista bolognese ha nuovamente fatto fuoco e fiamme contro i tanto criticati giurati. Se solo 12 mesi fa Avati si scagliò contro Venezia, colpevole di aver detto no al suo Una sconfinata giovinezza, questa volta al centro del mirino c’è finita la manifestazione romana. Questo il suo amaro commento, rilasciato al Corriere della Sera di sabato:
“Io ne ho tratto beneficio ma se fossi un regista italiano ci penserei quarantadue volte prima di andare a un festival, mi chiederei: cosa ci vado a fare?”. “Non conoscevo questo festival, è un’esperienza che ho vissuto benissimo. Il mio film, ‘Il cuore grande delle ragazze’ è stato accolto bene dal pubblico”. “Il metro di giudizio ormai è un classico, è così prevedibile. Ci sono delle giurie fatte apposta per vivere in una sorta di piccolo snobismo provinciale. E’ la rovina dei festival che rischiano di diventare totalmente irrilevanti, al contrario di chi li ritiene uno strumento di comunicazione. Andrebbe premiato il cinema di qualità che guarda anche il pubblico”. “Non puoi essere popolare e avere un orientamento finale da teatro off degli anni 70”.
Cinema di qualità che guarda anche al pubblico? Esatto Pupi. E difatti ha strameritatamente trionfato Un Cuento Chino. Ma farsi un bagno di umiltà, ogni tanto, è proprio così complicato?
Dopo il Premio della Critica on line, annunciato nel primo pomeriggio, i premi ufficiali. Il Festival Internazionale del Film di Roma 2011 chiude ufficialmente la sesta edizione,obiettivamente sottotono, con il trionfo dell’argentino Un Cuento Chino. Dopo il Mouse d’Oro il film di Sebastián Borensztein, come da noi subito pronosticato, ha vinto il Marc’Aurelio, assegnato da una giuria internazionale presieduta da Ennio Morricone e composta da Susanne Bier, Roberto Bolle, Carmen Chaplin, David Puttnam, Pierre Thoretton e Debra Winger. Poche e brutte notizie per i quattro titoli italiani in gara, rimasti tutti a bocca asciutta.
A sorpresa il Gran Premio della Giuria Marc’Aurelio è finito al francese Voyez comme ils dansent, di Claude Miller, con un doppio Premio Speciale della Giuria, assegnato a The Eye of the Storm di Fred Schepisi e alla colonna sonora di Ralf Wengenmayr per Hotel Lux. Noomi Rapace ha fatto suo il Premio Marc’Aurelio della Giuria alla migliore attrice per il tutt’altro che esaltane Babycall, mentre Guillaume Canet si è portato a casa il Premio Marc’Aurelio della Giuria al miglior attore per Une vie meilleure.
Il trionfale festival di Un cuento chino si è chiuso con un altro riconoscimento, ovvero il Premio BNL del pubblico al miglior film. Giuria, web e pubblico per la prima volta hanno decretato un unico vincitore. Girl Model di David Redmon e Ashley Sabin ha vinto il Premio Marc’Aurelio al miglior documentario per la sezione L’Altro Cinema | Extra, con un ex aequo per il Premio Marc’Aurelio Esordienti, che ha visto vincere Circumstance di Maryam Keshavarz e La Brindille di Emmanuelle Millet. Per quanto riguarda la sezione Alice nella Città, il Premio Marc’Aurelio Alice nella città sotto i 13 anni è andato a En el nombre de la hija di Tania Hermida P, mentre il Premio Marc’Aurelio Alice nella città sopra i 13 anni al film Noordzee Texas di Bavo Defurne.
Un cuento chino di Sebastián Borensztein, che in Italia uscirà nel 2012 con il titolo Cosa piove dal cielo?, qui da noi recensito e da subito pronosticato come più che probabile vincitore, torna così a casa dopo aver letteralmente ‘divorato’ la sesta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, ricca di film discreti e priva di pellicole che verranno ricordate dalle generazioni future. Dopo Faust, vincitore al Festival di Venezia, la Archibald conferma le proprie qualità distributive con questo gioiellino argentino, acquistato ancor prima della proiezione stampa, per poi vincere a mani basse tutto ciò che era a disposizione. Ma ora cliccate pure su continua, perché ci sono tutti i premi che vi attendono.
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Il Premio della Critica on line ha annunciato i suoi due vincitori del Festival Internazionale del Film di Roma 2011. Il Mouse d’Oro di quest’anno è stato assegnato all’argentino Un Cuento Chino di Sebastiàn Borensztein, “per aver realizzato una commedia al limite del surreale, dai colori vivaci e i dialoghi brillanti, come poche se ne gustano oggi”.
Il Mouse d’Argento, che vedeva in lizza tutti i film delle sezioni collaterali, ha invece visto trionfare Project Nim, documentario diretto da quel James Marsh già acclamato regista di Man on Wire, documentario visto al Festival Internazionale del Film di Roma del 2008, poi premiato con l’Oscar. Questa la motivazione: “per aver realizzato una ricostruzione documentaristica eticamente ineccepibile capace di comunicare, ad alta voce, l’incapacità d’ascolto dell’animale uomo“. Entrambi i titoli usciranno nei cinema italiani, grazie alla Archibald e alla Sacher Film. La premiazione, presentata da Simone Bracci e Claudia Catalli, giurati del Mouse d’oro, presso il Lancia Café, ha visto presenziare anche il direttore artistico del Festival Internazionale del Film di Roma Piera Detassis e il responsabile della sezione L’altro Cinema | Extra Mario Sesti, che hanno ringraziato le testate del Mouse d’oro per l’attenzione con cui hanno seguito tutti i film del festival e non solo quelli del concorso o gli eventi da tappeto rosso.
Il Mouse d’Oro, istituito nell’agosto del 2009 su iniziativa di Hideout.it, è assegnato da una speciale giuria formata dai collaboratori di 59 tra le migliori webzine italiane di cinema, tra le quali, ovviamente, Cineblog. Ad uscire vincitore, lo scorso anno, Kill Me Please, con The Social Network Mouse d’Argento. Questa sera, alle ore 18:30, la premiazione ufficiale della sesta edizione del Festival.

24 ore ancora e il Festival Internazionale del Film di Roma celebrerà il suo sesto vincitore, assegnando il Marc’Aurelio d’Oro del 2011. Un’edizione, quella ormai arrivata agli sgoccioli, incapace di regalare ‘capolavori’, ma ’solo’ discreti film. Alcuni splendidi, come il Tyrannosaur visto fuori dalle sezioni principali, e tanti solo e soltanto mediocri. Titoli ‘apprezzabili’ e poco più, per una manifestazione che è andato incontro al solito bagno di pubblico, confermandosi più ‘Festa’ che ‘Festival’.
Ma quali sono le pellicole che con più forza possono ambire alla vittoria finale? Il favorito, paradossalmente, non c’è. La partita, almeno secondo il sottoscritto, sarà una partita a tre. Tra Un vie meilleure, il tedesco Hotel Lux e Un cuento chino. Il divertente Hysteria, che tanto parlare ha fatto i primi giorni del Festival, difficilmente potrà ambire ad un successo a tutto tondo. E il cinema italiano? Con quattro titoli in Concorso l’Italia rischia seriamente di tornare a casa a mani vuote. Se Il Mio Domani si è rivelato un insostenibile polpettone, Pupi Avati non ha di certo incantato, al contrario di Ivan Cotroneo, che potrebbe far suo un premio minore con l’apprezzato La Kryptonite nella Borsa. Stesso identico discorso per un altro esordiente, ovvero Pippa Mezzapesa con Il paese delle spose infelici.
Per la selezione ufficiale Fuori Concorso la sfida è innegabilmente più combattuta. My Week With Marilyn, Mon Pire Cauchemar e Like Crazy dovrebbero concorrere per la vittoria finale, con il francese probabilmente favorito, per un Festival romano qualitativamente parlando più povero rispetto al recente passato. Il futuro, nel frattempo, bussa alle porte dell’Auditorium, con gli incarichi dei massimi responsabili del Festival da confermare, perché ormai scaduti. Proseguirà il mandato di Piera Detassis o verremo accolti da inediti volti nell’edizione del 2012? Nell’attesa di avere risposte in tal senso, a domani per i vincitori del Festival Internazionale del Film di Roma 2011.
Abbiamo un vincitore? E’ innegabilmente ancora troppo presto per poter arrivare ad esternare giudizi simili, considerando i due ‘forti’ italiani ancora in corsa, ma il Concorso del Festival Internazionale del Film di Roma ha finalmente incontrato una pellicola talmente curiosa, divertente, originale e nel suo complesso ben fatta da poter ambire a quel Marc’Aurelio d’Oro fino ad oggi decisamente vagante.
Un Cuento Chino, in arrivo dall’Argentina, non è altro che il terzo lungometraggio per il cinquantunenne Sebastián Borensztein, qui totalmente affidatosi a quel Ricardo Darín che 3 anni fa incantò il mondo grazie allo splendido Il segreto dei suoi occhi. Acquistato dalla Archibald per il mercato italiano, “Una storia Cinese” ha strappato risate ed applausi durante la proiezione stampa, tanto da poter ambire ad un qualsiasi Premio.
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In concorso al Festival Internazionale del Film di Roma 2011 c’è da scommettere che l’Argentina potrebbe fare la parte del leone, grazie alla commedia Un cuento chino (”una storia cinese”). Scritto e diretto da Sebastián Borensztein, il film vede come protagonista un grande Ricardo Darín, ovvero il più bravo attore argentino in circolazione (in Italia lo abbiamo apprezzato soprattutto in Il segreto dei suoi occhi). Ad affiancarlo in questa folle commedia troviamo Huang Sheng Huang e Muriel Santa Ana.
Dopo aver combattuto come soldato nella Guerra delle Falkland, l’argentino Roberto vive una vita quasi completamente alienata dal mondo. Lavora nel suo negozio di ferramenta e tratta male tutti, anche i suoi clienti. L’uomo ha uno strano hobby: colleziona ritagli di giornali che raccontano strane storie. Quasi uno scherzo del destino, si trova coinvolto personalmente in una di queste: si ritroverà infatti a convivere con il cinese Jun, che è alla ricerca della sua famiglia dopo aver perso la propria amata a causa di una mucca caduta dal cielo (!)…
Il film, già applaudito in patria, uscirà in Italia grazie alla Archibald il 18 novembre. In attesa di poterlo vedere sui nostri schermi e in attesa della nostra recensione da Roma, ecco per voi trailer, qui sopra, e locandina (cliccateci sopra per ingrandirla) originali di Un cuento chino.