Quando è stato presentato in concorso all’ultima Mostra di Venezia, White Material ha scatenato un po’ l’ira e la delusione dei “denisiani” più convinti. Vuoi mettere una storia così personale e in linea con la filmografia della regista trattata però senza dare troppa importanza ai silenzi e senza giocare di sottrazione? Sarà anche colpa della sceneggiatura, scritta da Claire Denis con Marie N’Diaye senza collega storico Jean-Pol Fargeau, ma White Material ha deluso i fan.
Sembra uno scherzo del destino, nell’anno in cui un film della Denis finisce in concorso dopo l’edizione che aveva avuto 35 Rhums in cartellone, bellissimo e applaudito ma fuori concorso. Eppure chi scrive ammette di aver subito (e non poco) il fascino di White Material. Sarà perché alla fine la storia riesce ad essere crudele fino in fondo, sarà per i suoi colori e per le sue splendide musiche, sarà per Isabelle Huppert che forse in un film della Denis giganteggia troppo ma fa sempre una figura splendida…
Con una storia in parte autobiografica ambientata in Camerun, la pellicola narra le vicende di Maria, proprietaria di una piantagione di caffè. L’ex marito André (Christopher Lambert) sta preparando la fuga di tutta la famiglia in Francia, vista la ribellione che sta portando un carico di violenza senza fine in tutto il territorio. Intanto però lo stesso Manuel (Nicolas Duvauchelle), figlio di Maria e André, inizia ad essere imprigionato nella violenza che sta dilagando…
In Francia il film è uscito il 24 marzo: da noi non uscirà mai. Ma dopo il salto vi regaliamo comunque il trailer, in attesa di sapere se prima o poi da qualche parte lo si potrà recuperare…
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Capitalism: A Love Story - di Michael Moore (Concorso)
E’ in gran forma Michael Moore con il suo nuovo film, a due anni di distanza dall’acclamato Sicko. E questa sembra la conclusione perfetta di un percorso che ha voluto narrare le contraddizioni del sistema di un paese che, dichiarandosi democratico, ha però spesso dimostrato tutto il contrario.
A 20 anni di distanza dal suo primo bellissimo documentario, Roger & Me, Moore ritorna in campo finanziario per illustrare quelli che secondo il suo modo di vedere sono i problemi del sistema capitalistico, e perché si possa senza peli sulla lingua definirlo il Male. E per fare questo prova a far vedere come capitalismo strida con democrazia, e anche con i valori cristiani di cui gli States vanno fieri.
In mezzo c’è modo di ripercorrere tappe fondamentali della Storia americana, da Roosvelt all’edonismo reaganiano, dal passaggio da Bush a Obama, a cui Moore dedica una parte del film molto commovente. Capitalism: A Love Story è un film particolarmente arrabbiato, in cui Moore sembra mettersi un po’ più da parte rispetto ai lavori precedenti per lasciare che parlino testimoni e immagini. Da dire sul tema ce n’è tantissimo. E si resta spesso a bocca aperta. (Qui il trailer).
Continua a leggere: Giorno 5 a Venezia 2009: Capitalism a Love Story - White Material
Un programma al di sopra delle aspettative. Chiariamolo fin da subito, a scanso di equivoci: il cartellone della 66. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia sulla carta promette un’edizione molto buona. Concentriamoci per ora sui film in concorso, e più tardi parleremo delle altre sezioni. Non preoccupatevi se vedete qualche nome mancante: è probabile che il film che cercate sia fuori concorso, ma qui le sorprese non mancano.
Confermati innanzitutto i rumors delle ultime settimane sugli italiani: ancora una volta, come l’anno scorso, i titoli nostrani del concorso ufficiale sono quattro. Si tratta ovviamente del film d’apertura Baaria di Giuseppe Tornatore, de Il Grande Sogno di Michele Placido, con Scamarcio, Trinca, Argentero, Orlando e Morante, La doppia ora, opera prima di Giuseppe Capotondi con Filippo Timi e Ksenia Rappoport, e, unico film Rai contro tre Medusa, Lo spazio bianco di Francesca Comencini, con Margherita Buy.
Sorprendente la sestina americana: dopo gli ormai sbandieratissimi Moore, Herzog, l’esordio di Tom Ford con A single man, fa piacere anche vedere confermato il nuovo Todd Solondz, The Road di Hillcoat e soprattutto -in concorso!- Survival of the Dead di zio Romero. Nella triade orientale, spunta la sopresona Tsukamoto con il suo nuovo capitolo di Tetsuo. Ottima la selezione francese, con Denis, Rivette, Chéreau confermati e la “new entry” Mr. Nobody di Jaco Van Dormael. Due lavori tedeschi (ma ovviamente Akin ha origini turche e Shirin Neshat iraniane), uno austriaco, e poi ancora Sri Lanka, Egitto e Israele. E manca ancora il film a sorpresa, per un totale di 24 film in corsa per il Leone d’Oro.
Dopo il salto, tutti i titoli del concorso ufficiale di Venezia 66.