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Fearless, recensione

pubblicato da infamous

Fearless (Huo Yuan Jia, Cina, Hong Kong, USA, 2006) Regia Ronny Yu; con Jet Li, Shido Nakamura, Betty Sun, Nathan Jones, Masato Harada, Brandon Rhea, Collin Chou

Jet Li interpreta un eroe del kung fu moderno, il mitico Huo Yuanjia che a inizio 900, in una Cina ormai piegata sotto il dominio coloniale, combatteva contro i lottatori occidentali per tenere alto l’onore e l’orgoglio dei cinesi.
Questo film, che non è assolutamente fedele alla vita di Huo Yuanjia, ne conserva tuttavia l’orgoglio nazionale e lo spirito di patriottismo (non ha caso Pechino figura tra i produttori): il film infatti inizia con una sequenza di tre velocissimi combattimenti dove Jet Li sconfigge la Boxe, la scherma e la lancia occidentale per poi aprire una lunga digressione (tutta la parte centrale del film) dove si spiega chi è Huo Yuanjia e perchè è arrivato a combattere in quel torneo, per poi tornare sul finale allo scontro decisivo, quello contro il lottatore giapponese, anatema di ogni eroe di kung fu e simbolo perenne dell’oppressione nipponica sull’ex impero celeste.

Quello che più mi ha colpito (in positivo) è la classicità di questo film, sebbene la tecnica e le tecnologie messe in gioco siano più che discrete (si fa un uso diffuso del digitale sia per le scenografie e gli ambienti, e qui è accettabile, sia per rendere più spettacolari e incredibili le coreografie, e qui già è meno accettabile) e facciano impallidire gli effetti di La città proibita, dalla struttura narrativa del film fino ad arrivare alle singole scene e ai singoli gesti è un continuo rimando all’epoca d’oro del kungfu movie (gongfu pian) ed è davvero una gioia per gli occhi di ogni aficionado vedere riproposti e rielaborati i mille e mille stereotipi del genere, senza che mai si venga a diventare citazionisti (in modo pesante) o totalmente asserviti al modello originale: e’ un film estremamente contemporaneo e globale (si vedono i soldi dagli USA) e allo stesso tempo mantiene solidi e tenaci legami identitari con le radici culturali e di genere: riesce nell’impresa di poter piacere sia al fanatico di cinema di kung fu (quale io sono) sia a chi magari vuole *solo* un buon film d’azione.

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