Far East Film Festival: notizie da Udine parte 4

Dev’essere veramente fastidioso continuare a leggere resoconti metereologici quando ci si aspetterebbe una cronaca professionale da questo Far East Film Festival. Ma non si può proprio non rilevare l’eroismo di tutti i molti presenti che combattono pioggia e vento e hostess pignole per assecondare una passione. Ed è appunto la passione per il mezzo cinematografico,

pang ho-cheung 22Dev’essere veramente fastidioso continuare a leggere resoconti metereologici quando ci si aspetterebbe una cronaca professionale da questo Far East Film Festival. Ma non si può proprio non rilevare l’eroismo di tutti i molti presenti che combattono pioggia e vento e hostess pignole per assecondare una passione.

Ed è appunto la passione per il mezzo cinematografico, che si aggiunge alla totale trasparenza adottata nei confronti dei proprio fan, che forse ha spinto l’autore honkonghese Pang Ho-cheung, ancora lui, a mostrare al pubblico udinese le sue due prime creazioni, due corti risalenti a quando aveva rispettivamente 12 e 14 anni.

Riversati e montati direttamente (riavvolgendo il nastro e rigirando se la scena non andava bene) in VHS, “The Robbery” and “The first adventures of the gangsta Bears” sono il tripudio del trash e dell’ingenuità, della passione e della gioventù e strappano più di una risata grazie anche al fare confidente e amichevole del regista in fase di presentazione. Se anche voi avete realizzato piccoli cortometraggi muovendovi in slow motion per creare l’effetto del rallentatore e facendo cantare una canzone al cameraman in mancanza di una colonna sonora, attendetevi una carriera fulgida come quella di Pang.

adrift in tokyo posterNel pomeriggio di ieri, invece, si è assistito al primo dei due film presenti a Udine del brillante regista malese Mamat Khalid. Il suo lavoro (Kala Malam Bulan Mangambang) è una folle commedia che strizza l’occhio al metacinematografico con nostalgiche atmosfere retrò.

Ritorna invece per presentare il terzo e ultimo film del focus a lui dedicato il pazzo Miki Satoshi, che dà del filo da torcere anche al povero traduttore e selezionatore per l’area nipponica Mark Schilling. Il suo Adrift in Tokyo certamente sorprende tutto il pubblico presente, nessuno escluso: ci si aspettava un’altra folle pellicola di splendidi sketch attaccati con lo sputo.

E invece Satoshi se ne esce con un semi capolavoro, un road movie urbano divertente, malinconico e poetico. Girato in maniera fenomenale, grazie a questo film assistiamo al peregrinare di uno studente fuori corso e un esattore di debiti di mezza età, che a piedi decidono di attraversare Tokyo, in un viaggio che, come ogni road movie che si rispetti, cambierà la loro vita. Non fosse stato per la spossatezza fisica, lo splendido finale avrebbe strappato più di una lacrima.

the detective posterIn molti, invece, attendevano con trepidazione il film di un altro dei grandi della cinematografia panasiatica, Oxide Pang, che col gemellino Danny e il loro franchise “The Eye” hanno da tempo conquistato l’occidente. Questa volta i maestri dell’horror si dividono, con Oxide in solitaria che si occupa della regia e Danny che figura solo come co-produttore. The Detective, questo il titolo decisamente poco creativo, parla di un investigatore squattrinato ingaggiato dal macellaio ubriacone Lung per cercare una ragazza di nome Sum, che a quanto pare lo sta tormentando e lo vuole morto.

Tam, il nostro detective, comincia le indagini col forte stimolo della montagna di soldi che Lung gli ha passato; col procedere dell’inchiesta, però, comincia a pentirsi dal momento che tutte le persone che sembrano avere un contatto con Sum, compreso Lung, vengono uccise o si suicidano in circostanze quanto meno sospette.

Oxide Pang si prodiga in una discreta operazione di commistione di generi, utilizzando una scrittura che appartiene decisamente alla tradizione del giallo, al contrario della sintassi filmica, che deriva direttamente dall’esperienza pluriennale del regista col genere horror. Il tutto, poi, è consegnato allo spettatore in una confezione di raffinata fattura, realizzata grazie alla solita troupe tecnica panasiatica raccolta dai Pang, che ricordiamo essere honkonghesi, ma cresciuti cinematograficamente in Thailandia. Il film, in conclusione, è molto buono; peccato per i molteplici finali, che annacquano la potenza della pellicola e lasciano un leggero retrogusto di fastidio sul palato dello spettatore.

Oggi sarà una strana giornata: Lost, Indulgence, atteso film cinese, è stato bloccato dalla censura in patria e non potrà essere proiettato. Al suo posto un altro film in mandarino, The Other Half, che verrà mostrato anche giovedì. Attesa per quello che sarà un trashissimo film sci-fi filippino, Resiklo, e per la folle visione di mezzanotte della zombie comedy malese. Probabile sorpresa della giornata, secondo voci di corridoio, potrebbe essere invece il coreano Our Town, che verrà proiettato in seconda serata.

Le schede dei film sono reperibili sul sito ufficiale del festival.

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