Django Unchained - Spike Lee contro Tarantino: "La schiavitù non è tema da western"


A volte ritornano, anche in occasione di Django Unchained. Che Quentin Tarantino non piacesse a Spike Lee lo sapevamo da un po', esattamente dai tempi di Jackie Brown. Ricorderete tutti, infatti, la querelle sulla parola nigger, usata ripetutamente - 38 volte - nella pellicola di Tarantino (e nel suo cinema, in generale, quando c'è un personaggio nero), contro il cui uso si scagliò proprio lo stesso Lee.

Oggi, con Django Unchained pronto ad uscire nelle sale americane e di mezzo mondo, il regista di Malcolm X torna a criticare Tarantino puntando sulla questione che gli sta più a cuore, ovvero quella afro-americana. La nuova opera dell'autore di Pulp Fiction, infatti, narra una vicenda di schiavitù ambientata nel Sud degli States, due anni prima dello scoppio della Guerra Civile.

Protagonista del film è Django (Jamie Foxx), uno schiavo nero che viene assoldato dal cacciatore di taglie di origine tedesca Schultz (Christoph Waltz), sulle tracce degli assassini fratelli Brittle: in cambio del suo aiuto gli darà la libertà. Spike Lee ha scritto a riguardo un commento su Twitter che ha ovviamente subito infiammato il web:



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La schiavitù americana non fu (tematica da) spaghetti western alla Sergio Leone. Fu un olocausto. I miei antenati sono schiavi. Rubati dall'Africa. Io farò loro onore.

Intervistato da Vibe, Spike Lee ha chiarito ancora più apertamente la sua posizione, che sta prima di tutto a monte: Django Unchained infatti non l'ha visto. E non ha nessuna intenzione di farlo:

Non posso parlare del film perché non lo vedrò. Non andrò a vederlo. Tutto quel che posso dire è che vedere quel film è un atto irrispettoso verso i miei antenati. Questa è l'unica cosa che dirò. Non posso mancare di rispetto verso i miei antenati. Non posso farlo. Ora, questa è la mia opinione, non parlo a nome di nessuno se non di me stesso.

Il problema è che la critica di Lee sta proprio a monte, visto che il film non l'ha visto e - peggio - non lo vedrà mai. Facendosi paladino di una causa che gli è sempre stata a cuore, viste le sue origini, Lee scade purtroppo proprio nella critica a priori più sbagliata. Che dire quindi di Bastardi senza gloria? Anche in quel caso si parla di un olocausto, di un episodio storico terribile. Tarantino l'ha affrontato con la sua poetica e il suo stile: ma è difficile, per chi ha visto il film, criticarlo dal punto di vista etico e morale.

Non abbiamo visto Django Unchained neanche noi, per ora. Ma andremo a vederlo, perché conosciamo il cinema di Tarantino e abbiamo la speranza che il film segua a suo modo il percorso del precedente: ovvero che giochi col cinema, come sempre quando si parla di Quentin, e che non manchi di rispetto a niente e a nessuno. Il finale di Bastardi senza gloria, dopotutto, è la summa di una filmografia che "cazzeggia" meravigliosamente senza insultare né il cinema né tantomeno la Storia. Anzi...

Foto © Getty Images

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