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Nightmare Before Christmas: special edition

Mentre La sposa cadavere è ancora in circolazione nei cinema vorrei ricordare che in vendita si trova il dvd special edition di Nightmare Before Christmas. Un dvd imperdibile per i fan di Tim Burton perchè oltre ai vari extra ci sono l’essenziale Making Of e i primi due lavori del regista: il bellissimo cortometraggio Vincent

di carla

Mentre La sposa cadavere è ancora in circolazione nei cinema vorrei ricordare che in vendita si trova il dvd special edition di Nightmare Before Christmas. Un dvd imperdibile per i fan di Tim Burton perchè oltre ai vari extra ci sono l’essenziale Making Of e i primi due lavori del regista: il bellissimo cortometraggio Vincent (nella foto), sempre in stop-motion dove Vincent Price (mica cotiche!) fuori campo legge una poesia di Tim e il mediometraggio Frankenweenie (sorta di Frankenstein casereccio con protagonista un cane). Per i curiosi di seguito trovate la poesia Vincent (in inglese) e quella di Nightmare Before Christmas (in italiano, che poi è di fatto il soggetto del film)

VINCENT
Vincent Malloy is seven years old,
he’s always polite and does what he’s told.
For a boy his age he’s considerate and nice,
but he wants to be just like Vincent Price.
He doesn’t mind living with his sister dog and cats,
though he would rather share a home with spiders and bats,
there he could reflect on the horrors he has invented,
and wonder dark hallways alone and tormented.

Vincent is nice when his aunt comes to see him,
but imagines dipping her in wax for his wax museum.
he likes to experiment on his dog Ebocrombi,
in the hops of creating a horrible zombie.
So he and his horrible zombie dog,
could go searching for victims in the London fog.
His thoughts though aren’t only of goulish crime,
he likes to paint and read to pass some of the time,

While other kids read books like “Go Jane go”,
Vincent’s favourite author is, Edgar Allan Poe.
One night while reading a gruesome tale,
he read a passage that made him turn pale,
such horrible news he could not survive,
for his beautiful wife had been buried alive.

He dug out her grave to make sure she was dead,
unaware that her grave was his mother’s flower bed.
his mother send Vincent off to his room,
he knew he’d been banished to the tower of doom.
where he was sentenced to spend the rest of his life,
alone with the portrait of his beautiful wife.

While alone and insane encased in his doom,
Vincent’s mother burst suddenly into the room.
she said “If you want to, you can go out and play,
It’s sunny outside and a beautiful day.”
Vincent tried to talk but he just couldn’t speak,
the years of isolation had made him quite weak.

So he took out some paper and scrawled with a pen;
I’m possesed by this house and can never leave it again.
his mother said: “you are not possesed and you are not almost dead,
these games that you play are all in your head,

you are not Vincent Price your’e Vincent Malloy,
your’e not tormented or insane you’re just a young boy,
you’re seven years old and you are my son,
I want you to get outside and have some real fun.”

Her anger now spent she walked out through the hall,
while Vincent back slowly against the wall..
The room started to sway to shiver in crick,
his horrored insanity had reached it’s peak.
he saw Ebocrombi his zombie slave,
and heard his wife call form beyond the grave;
she spoke from her coffin and made goulish demands,
while through cracking walls reached skeleton hands.

Every horror in his life that had crept through his dreams,
swept his mad laughter to terrified screams.
To escape the badness he reached to the door,
but fell limp and lifeless down, on the floor.
His voice was soft and very slow,
as he quoted the “raven” from Edgar Allan Poe;
“and my soul from out that shadow that lies floating on the
floor, shall be lifted, nevermore.”

NIGHTMARE BEFORE CHRISTMAS

Era autunno, ad Hallowen, autunno inoltrato.
E faceva molto freddo, un freddo desolato.
In cima a un colle, illuminato dalla luna,
Jack Skeletron meditava sulla sua sfortuna.
Alto, sottile, un tipo allampanato,
portava al collo un pipistrello annodato.
Era stanco di Hallowen, che noia mortale!
Ogni cosa in quel posto era sempre sempre uguale.
“Basta con lo spavento, la paura e il terrore,
sento freddo alle ossa, ho bisogno di calore.
Di strabuzzar le orbite ne ho ormai abbastanza,
a che serve ripetere questa macabra danza?
Detesto i cimiteri non ne posso proprio più
di passar tutta la vita a urlar soltanto ‘Bù!”
Poi da una tomba, s’alzò una nebbia spettrale
e nell’aria si udì l’uggiolio di uno strano animale.
era un piccolo cane fantasma spuntato dall’aldilà,
con un naso a forma di zucca che brillava nell’oscurità.
Si chiamava Zero, era di Jack il migliore amico,
ma lui non lo notò, e il cane ne fu avvilito.
Vagò Jack l’intera notte e tutto il giorno dopo,
il suo cuore sgomento si scioglieva a poco a poco…
Finchè, poco prima che venisse sera,
quando ancora errava nella foresta nera,
Jack s’imbattè in una magica visione
che l’indusse a prendere una risoluzione.
Sul tronco di tre alberi si aprivano tre porte:
e una era di certo la fuga dalla morte.
Jack allungò esitante la scheletrica mano
e aprì una porta piano piano…
Si trovò così in un bianco bagliore,
il cranio prese a girargli per lo stupore.
Jack era piombato all’improvviso,
in una città dove regnava il sorriso.
La città del Natale era chiamata
e qui ogni cosa pareva incantata.
In quella fulgida e scintillante luce,
il volto di Jack si fece meno truce.
E se poi gli amici non avessero creduto
a ciò che le sue orbite avevano veduto,
come prova decise di portare
tutto quanto gli riuscì di arraffare.
Prese così una calza piena di regali,
dolci, canditi e giocattoli dagli scaffali.
Luci, ornamenti, una stella dall’albero di Natale,
e, per finire, la lettera “N” dall’insegna dall’insegna
stradale.

Raccolse ogni cosa, prese tutto all’impazzata
prese perfino un mucchio di neve gelata…
Rubò la foto di Babbo Natale e i suoi folletti,
e tornò ad Hallowen con tutti quegli oggetti.

A casa fu circondato da un gruppo di curiosi
che fissavano stupiti quei pacchi misteriosi.
A questa apparizione nessuno era preparato,
molti erano emozionati, qualcuno spaventato.
Nei giorni successivi, mentre fuori tuonava,
Jack restò chiuso in casa: un’idea l’ossessionava.
“Perché loro diffondono gioia e amore,
mentre noi dobbiamo incutere paura e terrore?
Che cosa m’impedisce di far Babbo Natale?
Perché dev’esser lui, tutti gli anni sempre uguale?”
Ma ebbe all’improvviso una folgorazione
aveva finalmente trovato la soluzione.

Nella città del Natale, mentre i giochi costruiva,
Babbo Natale udì un rumore che dal basso veniva.
Quando andò alla porta ebbe una sorpresa:
tre bizzarre creature erano lì in attesa.
Vestiti in un modo strano, di aspetto disgustoso,
mostravano un cipiglio alquanto minaccioso.
Poi aprirono un sacco, e gridando “Cucù!”
vi infilarono Babbo Natale con la testa all’ingiù.
I tre ladroni allora, riusciti nell’intento,
tornarono da Jack, la mente del rapimento.
Gli abitanti di Halloween si radunarono ancora,
nessuno aveva mai visto Babbo Natale finora.
E mentre tutti scrutavano quell’omone barbuto,
Jack gli spiegò il suo progetto astuto:
“Mio caro signore, penso sia una crudeltà
che voi siate Babbo Natale per l’eternità!
Quest’anno le parti si son scambiate,
voi state tranquillo, non vi preoccupate.
Sarò io a fare il vostro mestiere
e non c’è nulla, credetemi, da temere.
Toccherà a me soddisfare tutti i desideri
mentre voi vagherete per i cimiteri.”
Ma benché Jack e i suoi amici
fossero animati dalle migliori intenzioni,
la loro idea del Natale era piuttosto macabra.
Giunta infine la vigilia di Natale,
Jack legò le sue renne alla bara spaziale.
Ma quando tutto ormai era già pronto,
e il sole volgeva rapido al tramonto,
Halloween fu avvolta da una nebbia fitta,
così non si poteva proprio guidare la slitta.

Quand’ecco una luce s’intravide in quel grigiore,
era del cane Zero, l’amico suo migliore.

“Mio buon amico!” esclamò Jack con baldanza,
“Con il tuo lume mi ridai speranza!
Seguirò nel buio la tua scia luccicante
e tu sarai la mia guida, il mio faro volante.”

Così si avverò il grande sogno di Zero:
guidare la slitta di Jack, essere il suo nocchiero.
“Buon Natale! Buon Natale!” gridò Jack esultante
seduto su quello strano oggetto volante.

Era la notte di Natale, e mentre fuori nevicava,
nelle case della città la gente riposava.
Nelle calze appese in fila davanti al camino,
un’orribile sorpresa attendeva ogni bambino.
Nel caldo dei loro letti i bimbi ignari
sognavano i mostri paurosi e i lupi mannari.
La luna si rifletteva sulla neve argentata,
tutto taceva nella città addormentata.
Ma ecco riecheggiare cupi alti lamenti,
nell’aria si udì un rumore di ossa stridenti.
Una slitta spettrale solcò il cielo tenebroso:
una bara guidata da uno scheletro spaventoso.
Saltando di tetto in tetto, calandosi per i camini,
Jack consegnò i suoi giochi a tutti i bambini.
Si muoveva con grazia, con aria impassibile,
non si rendeva conto del suo aspetto terribile.

Jack visitò Suzie e Dave, i due fratelli,
fece loro regali da drizzare i capelli.
Visitò la piccola Jane e, per farsi una risata,
le regalò una bambola bella e indemoniata.

Regalò un treno dai binari tentacolari,
un serpente e due lupi mannari.

Regalò una pianta carnivora dai fiori avvelenati
e un vampiretto dai lunghi denti affilati.

Dalla città salivano urla e grida di terrore,
ma Jack non le sentiva, lui agiva con candore.
E quando guardò in basso dal cielo stellato,
udì scoppi, tumulti e un forte boato.
“Son contenti!” si disse. “Questo è il ringraziamento
per un lavoro ben fatto, portato a compimento.”
Ma ciò che lui credeva esser fuochi artificiali,
erano invece spari, cannonate micidiali.
Cercando di schivare i colpi d’artiglieria,
salì in alto con Zero e tentò di fuggir via.
Volteggiavano nell’aria più veloci di un ciclone,
finchè un missile guidato li centrò alla perfezione.
cadde Jack a capofitto proprio dentro al cimitero,
cadde accanto a bianche tombe con il suo fedele Zero.

Con le ossa a pezzi e l’umore nero,
Jack si appoggiò a una croce del cimitero.
voleva essere Babbo Natale, voleva portare amore,
ma invece della gioia, aveva destato orrore.
Alzò sconsolato le vuote orbite al cielo,
poi pianse a lungo, il cuore stretto dal gelo.
E mentre insieme a Zero se ne stava a meditare,
all’improvviso una voce udì familiare.

“Caro Jack!” disse la voce del vecchio Babbo Natale.
“Io lo so che quanto hai fatto non è stato intenzionale.
Ora sei riste, sconsolato, ti senti proprio giù,
ma per fare il mio mestiere, sai, ci vuole ben di più.
Il tuo posto non è altrove, è Halloween la tua città,
ed è qui che devi stare, dare a lei felicità.
Vorrei dirti tante cose, prolungare il mio soggiorno,
ma mi tocca proprio andare, a Natale far ritorno.”
Poi, salendo sulla slitta, salutandolo gridò:
“Buon Natale, caro amico, un regalo ti farò.”
Così Jack s’incamminò
tutto solo e desolato,
ma il suo cuore generoso
dal buon vecchio fu premiato.
Nella notte di Natale
cadde piano un manto lieve,
tutta la città di Halloween
fu coperta dalla neve.

Tim Burton

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