Perché amo Hitch che mi ama facendomi paura, o quasi…

L’amore di Italo Moscati (e di Cineblog) per Alfred Hitchcock.


Ho degli amici che mi mandano foto sempre diverse e sempre curiose su Alfred Hitchcock, in situazioni e pose diverse. Lui è vestito di scuro (le foto sono in bianco e nero) e noi siamo qui a guardarlo a colori, brutti coloracci della contemporaneità e della tv terribile che ci fa flebo, di continuo, e ormai non ci controlliamo più nel disperderci nel pasticcio.

Che persona seria. E pensare che lo hanno accusato di essere commerciale, banale, ripetitivo, ossessivo, persino pedante. Invece, adesso scopriamo che è il più vivo, il più interessante nel gruppo elitario dei veri protagonisti della settima arte.

Che persona colta, Hitch. Quando non ne potè più della scuola dei gesuiti a Londra (molto agguerriti), pensò bene che fosse meglio fare da sé; e divenne autodidatta in nome della tecnica cinematografica, prima come disegnatore di didascalie del muto e poi come apprendista montatore di una ragazza giovane come lui, di cui si innamorò ma non osò toccarla, nel senso biblico, per dieci anni; dopo di che esplose.

Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose


Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose
Alfred Hitchcock: 26 foto curiose

Che persona innamorata dell’amore. Esplose davanti al biondo (sempre in black and white) verginale o non verginale, non importa proprio, poiché conta l’illusione nel cinema. Fu ammaliato da Ingrid Bergman, Grace Kelly, Tippi Hendren, Kim Novak e poche altre dell’olimpo patinato dei truccatori e delle parrucchiere. Le amò o tentò di amarle. Sognandole, ha potuto amarle meglio, e per sempre.

Che persona capace di sorvolare. Lui era bruttino, con pancia, glabro, capelli subito caduti come foglie precocemente autunnale. Lei la mogliettina era meno bruttina ma non era bionda ed era verginale comunque, almeno in parte, come moglie e collaboratrice, visto che fecero una bambina insieme.

Che persona capace di sorvolare e di volare. I suoi film volano anche e soprattutto quando vanno a piedi. Vola alto nelle macchine narrative (soggetti, trame) e vola ancora più alto nelle macchine tecniche che sposta negli studi come un facchino illuminato, ovvero che fa luce anche nel buio.

Insomma, Hitch oggi è molto, se non tutto. Visto che manca la gran pellicola del grande cinema, capace di perpetuare la leggenda. Un’attenzione intensa, Il cinema gli dedica una biografia; la tv continua a trasmettere i suoi film come perle pregiate; e la nuova radio conferma: il successo delle mie venti puntate scritte per “Alle 8 della sera” in onda podcast, non smette di sorprendermi, e di farmi venire brividi di piacere.

I giornali seguono come cagnolini gli odori hitchcockiani che sentono in giro.
In uno di questi,la Repubblica, nel numero domenicale, ha dedicato al Maestro un gran spazio, un articolo di Mario Serenellini dedicato a Tippi Hedren, una delle bionde verginali che lui sfiorò con una carezza, lui venne rifiutato, e lei ricevette in cambio la vendetta deliberata, spietata del regista: il colpo di becco alla palpebra dell’attrice inferto da uno degli uccelli nella voliera dove Tippi interpretava una scena appunto de Gli Uccelli, una ferita-cicatrice for ever.

Interessante sullo stesso giornale l’articolo-commento di Umberto Galimberti, “L’angoscia primordiale dell’imprevedibile”, in cui il noto filosofo spiega perchè considera esemplare “Gli Uccelli”. Galimberti, attento a tutto lo scibile, e in specie al cinema, nostra caverna psicanalitica, scrive: “A differenza di quanto comunemente si crede, il film di Hitchcock non è un film che vuole impressionare il pubblico gettandolo in uno stato di panico.

Piuttosto vuol raccontare l’angoscia più primitiva, più primordiale, da cui l’umanità non ha ancora cessato di difendersi: l’angoscia dell’imprevedibile”.
Condivido. E’ la linea a cui mi sono attenuto, da sempre. Ho sempre sobbalzato quando i critici si sono limitati a parlare di Hitch come mago del brivido o della suspense, arrapati più dalla apparenza che dalla sostanza intima, profonda delle opere del regista. Di cui, nella caverna della sala cinematografica, scopriamo gocce d’acqua che scendono lentamente dallo schermo e dalle pareti, gocce dell’angoscia primordiale. Benvenuto primordiale in abiti eleganti e attraenti.

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