Harvey Weinstein su The Master: “Avrei potuto venderlo meglio”

Partito tra gli applausi a Venezia e record d’incassi all’inizio, The Master si è arenato, floppando. Parla oggi il distributore Harvey Weinstein…

Paul Thomas Anderson non è mai stato uno dai grandi successi al botteghino. Il suo film più celebre, Magnolia, in patria ha incassato poco più di 22 milioni di dollari a fronte di 37 milioni di budget. Coi mercati esteri arrivò ai 48 milioni, ma è pur sempre poco rispetto all’investimento. Paradossalmente, uno dei suoi film più difficili, Il petroliere, è stato il suo più grande successo commerciale: 25 milioni di budget, 40 milioni d’incasso in patria più 35 nei mercati esteri.

The Master, invece, è ormai un flop al box office accertato: poco più di 30 milioni di budget e circa 24 milioni incassati worldwide. Eppure la partenza di The Master è stata di quelle col botto, al di là delle prime critiche entusiaste e dei premi alla Mostra di Venezia. Il film infatti si avvale del record di miglior media per sala di sempre del box office americano. Era metà settembre, e pareva che la strategia di marketing architettata da quel diavolo di Harvey Weinstein stesse funzionando a meraviglia.

Un’illusione che si è presto spezzata. “Pompato” da discutibili proiezioni pre-Mostra di Venezia (tra Los Angeles, New York, San Francisco, Chicago…), dall’annuncio della gara veneziana posticipato rispetto alle presentazione del programma, e celebrato da critica e primi premi, The Master si preparava a far suo di tutto e di più. C’è stato solo un “piccolo” problema: The Master ha incrementato le sue copie alla sua seconda settimana di vita in sala da 5 a 788 in una botta sola. E il meccanismo s’inceppa.

Certo, The Master non è un film facile, e basta dare un’occhiata in giro ai pareri spaccati del pubblico (ma anche di certa fetta di critica) per capire com’è stato accolto. Però i film, soprattutto in America, bisogna saperli vendere: e chi meglio di Harvey Weinstein è capace di farlo? Invece questa volta il tocco magico di Harvey non ha funzionato, come ha ammesso lui stesso in un’intervista a Deadline:

Avrei potuto probabilmente venderlo meglio. Avrei dovuto forse preparare il pubblico. Abbiamo aperto con la miglior media per sala di sempre, ma penso che il pubblico abbia avuto dei problemi col film e aveva bisogno di essere guidato ed essere messo a proprio agio nei suoi confronti. Ero così innamorato del film che non pensavo il pubblico avrebbe avuto dei problemi. Altre persone attorno a me mi dicevano il contrario, ma personalmente amavo il film e Paul. […] Penso davvero che il film resisterà e avrà una vita lunga in futuro.

Per The Master non è stato applicato il concetto di platform release, strategia di distribuzione che si applica spesso obbligatoriamente con tutte le pellicole indie, soprattutto di Indiewood (ovvero prodotte e/o distribuite da studios indipendenti o succursali d’essai delle major). Significa uscire il primo weekend con pochissime copie in città strategiche, spesso New York e Los Angeles, ed aumentare gradualmente le copie di settimana in settimana per arrivare a coprire nel giro di qualche tempo il paese intero.

Aggiungere più di 700 copie a distanza di una settimana dal lancio è stata obiettivamente una mossa suicida, che ha affossato gli incassi del film di P.T. Anderson, ma anche il buzz attorno ad esso: e con l’uscita degli altri film importanti “da Oscar” da ottobre in poi (Argo in primis), The Master si è ritrovato soffocato. Trovandosi oggi a far perdere denaro alla produzione, come conferma ancora Weinstein:

Probabilmente [non ci faremo dei soldi], e mi sento soltanto male per Megan Ellison [di Annapurna Productions, ndr]. Penso sia un ottimo film e che Dio la ringrazi per portare questi gran film al mondo.

Nello specifico, Harvey non si è reso conto che la difficoltà delle tematiche di The Master è stata una delle componenti che ha allontanato il pubblico dal film. È anche vero che imboccare il pubblico non è affatto un dovere, anzi: e se aver distribuito il film troppo in fretta (col senno di poi, la vetrina di ottobre inizialmente pensata non sarebbe stata così stupida) e in modo sbagliato è una colpa oggettiva di Weinstein, chi scrive non si sente di dare troppo addosso al distributore per quel che riguarda il campo del contenuto dell’opera. Eppure Weinstein pensa che anche in questo caso avrebbe potuto fare di più:

Ogni film è diverso, ma nel caso di The Master, forse dovevo inventare una campagna differente. Il mio coinvolgimento personale con The Master non era Scientology o la religione; era la Seconda Guerra Mondiale, con gente come mio padre e altri veterani che tornarono indietro ed erano persi dopo la guerra. C’è un documentario chiamato Let There Be Light che John Huston fece sui soldati turbati, e mio padre era uno di questi. La carneficina nella quale fu coinvolto lo colpì mentalmente. Tutti quei ragazzi erano alla ricerca di qualcosa di spirituale e quei tizi in California fondarono Scientology.

[…] ricordo di aver sentito storie da bambino sui veterani e sulla sindrome da stress post-traumatico. Forse se avessi spiegato il film in quei termini, che era più di una ricerca spirituale di un veterano che aveva visto cose ed era perso, la gente avrebbe anche risposto in modo diverso. Avevo detto a Paul che era questa la cosa del film che mi attraeva. Eppure c’erano tanti temi nel film ed ero anche affascinato da quello di Scientology, dell’intera idea della nascita di una religione o di un culto. Però forse la gente s’aspettava una spiegazione e non l’ha avuta.

La corsa di The Master si conclude agli Oscar con le nomination allo straordinario trio di attori protagonisti (Joaquin Phoenix, Philip Seymour Hoffman ed Amy Adams), dopo che lo stesso Weinstein ha abbandonato il film e la sua campagna pro-Academy a favore di Django Unchained e Il lato positivo. Il film uscirà in Blu-ray in patria il 26 febbraio. Intanto Anderson non si scoraggia affatto e pensa al suo prossimo film: Vizio di forma, ancora con Joaquin Phoenix.

Foto | © Getty Images

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