King Kong


Attesissimo, King Kong uscirà finalmente nei cinema. Includiamo il trailer, per chi preferisse la versione italiana (non in quicktime, purtroppo) ecco qui il link. Online è disponibile anche una clip. Ma veniamo alla curiosa notizia sulla produzione.


Per un bambino neozelandese di nome Peter Jackson, vedere, un venerdì sera, un film in bianco e nero del 1930, è stato più che un passatempo serale — è diventato letteralmente un evento di quelli che cambiano la vita.

Il regista ricorda: “Ho visto King Kong per la prima volta in TV in Nuova Zelanda quando avevo otto o nove anni. E mi ha colpito, mi ha impressionato così tanto che è stato in quel momento che ho deciso che volevo fare il regista. Ho pensato ‘io voglio fare film. Voglio riuscire a fare dei film proprio come King Kong.’ Mi ha colpito veramente moltissimo.”

Aver scelto King Kong per una entrée nel mondo del cinema mostra quanto Jackson fosse, già da bambino, perspicace e fantasioso. Il capolavoro della RKO del 1933 era un film d’avanguardia per gli standard dell’epoca perché, per realizzare la storia fantastica di un gorilla gigante catturato nella natura selvaggia di un’isola dimenticata e portato a New York, ad incontrare il suo tragico destino, utilizzava una combinazione di effetti speciali innovativi (animazione stop-motion, proiezioni su schermi di sottofondo, dipinti multi-strato su vetro, plastici dettagliati in miniatura). Alla sua prima uscita, il film ha polverizzato tutti i record nazionali facendo guadagnare più di 1.75 milioni di dollari alla RKO, finanziariamente al collasso (sollevandola così dalla bancarotta), che fece periodicamente ri-uscire King Kong fino agli anni ’50. Nel 1991, King Kong è stato selezionato per l’Archivio Nazionale Cinematogarfico dalla Library of Congress’ National Film Preservation Board (che si dedica alla conservazione dei film presenti negli archivi cinematografici e nelle società storiche degli Stati Uniti). Il significato culturale di questa favola mitica continua ad accendere ancora oggi – a più di settant’anni dalla sua prima uscita nei cinema - l’immaginazione di storici, artisti e autori del cinema.

La decisiva visione di quel film in quel venerdì sera è restata ben impressa nella mente del giovanissimo Jackson, che, appena tre anni dopo, è partito con l’idea di dimostrarsi all’altezza della sua scelta di una professione e… a 12 anni, ha iniziato a lavorare alla sua versione del classico del 1933. Sua madre gli ha regalato una vecchia stola, che doveva fungere da pelliccia del gorilla, l’indumento è stato tagliato e usato per ricoprire un corpo metallico imbottito… e voilà — un pupazzo stop-motion di Kong! La cima dell’Empire State Building era un modello di cartone dipinto (per contenere gli sforzi, il regista in erba non dipinse il retro della struttura, visto che quella parte non compariva nella cinepresa). Lo skyline di New York era fatto con delle lenzuola dipinte (più un’appropriazione indebita che un regalo, visto che sua madre non fu mai informata del coinvolgimento delle sue lenzuola nel progetto).

Purtroppo il film non fu mai finito, anche se il pupazzo di Kong ricoperto di pelliccia, il modello dell’Empire State e lo skyline esistono ancora. Ma l’idea continuò ad assorbire l’attenzione di Jackson.

La fedele collaboratrice di Jackson, la sceneggiatrice Philippa Boyens, commenta: “Credo che per molti registi—non solo per Peter— il King Kong originale sia stato una delle pietre miliari in cui vedi il cinema cercare di raggiungere l’impossibile e tentare di fare qualcosa di straordinario. La storia vera e propria — un gorilla gigante, e poi mettere il gorilla gigante a New York? — è una delle più brillanti che il cinema possa sviluppare, nel senso della capacità del cinema di raccontare una storia in maniera diversa da come si leggerebbe un libro o si ascolterebbe un racconto. Credo che tutto questo sia ancora attuale per il pubblico di oggi - e Kong vuole di nuovo arrivare a questo.”

Andiamo avanti di parecchi anni, a quando il regista aveva già trionfato come singolare nuova voce nel panorama cinematografico con diversi progetti, primo fra tutti, il notevole, ingegnoso e acclamato Creature del cielo del 1994 (che ha ricevuto una nomination agli Oscar per la migliore sceneggiatura).

Nel 1996, i suoi pensieri sono di nuovo tornati a King Kong e, questa volta, l’ossessione è andata così avanti da fargli abbozzare un’intera sceneggiatura. Jackson osserva: “La nostra prima stesura del 1996 era scritta come una storia d’avventura hollywoodiana in tono ironico, con molte gag e battute divertenti.”

Dovendo affrontare un mercato che aveva già accolto film di sua produzione di ‘grandi gorilla’ come Il grande Joe e Godzilla, la Universal ha accantonato il progetto—con immensa delusione di Jackson. Al regista è stato invece offerto un progetto molto ambizioso che lo avrebbe tenuto occupato per svariati anni della sua vita: Il Signore degli Anelli.

Per realizzarlo, Jackson ha riunito un’enorme squadra di artigiani del cinema e di attori nella sua nativa Nuova Zelanda e ha girato tutti e tre gli episodi contemporaneamente (più di 16 mesi, con 274 giorni di riprese), primo regista nella storia che ha portato a termine un compito che avrebbe scoraggiato molti. Il primo episodio, La compagnia dell’anello, è uscito nel 2001, Le due torri nel 2002 e Il ritorno del re nel 2003.

Ancora prima di partecipare all’ultima delle cerimonie degli Oscar, nella quale Jackson e il suo team sarebbero stati premiati per la loro epica in tre parti, l’idea del remake di King Kong si presentò di nuovo. Fresco della sua esperienza di dare vita a una delle avventure fantastiche più belle della letteratura, il regista approcciava ora la storia del grande gorilla in un modo molto diverso da quello del suo primo tentativo del 1996. Jackson spiega: “Una delle lezioni che abbiamo imparato con i film de Il Signore degli Anelli è stata che più la storia è fantastica più si deve tentare di radicarla nella realtà del mondo. Abbiamo ambientato King Kong negli anni ’30, ma abbiamo reso questi anni in maniera molto realistica. Volevamo che tutto fosse molto vero, e l’avventura nell’Isola del Teschio è molto emozionante. E’ una storia di sopravvivenza. E’ una storia sui rapporti, sull’amore e sull’identificazione empatica con questa bestia enorme. Ed è raccontata in un modo molto concreto, molto realistico. Credo che anche se una storia ha in sé degli elementi fantastici non è detto che, da regista, si debba approcciarla con uno stile fantastico. Credo che sia molto più interessante affrontare la fantasia con la chiave di lettura della realtà e renderla il più reale possibile. Questo dà alla fantasia una sorta di apparenza di realtà che la rende ancora più straordinaria. Abbiamo imparato veramente molte cose facendo Il Signore degli Anelli che nel 1996 non sapevamo, e le abbiamo applicate nel revisionare completamente la sceneggiatura di King Kong.”

Con questa maturità raggiunta come regista, Jackson era pronto ad affrontare King Kong e ad intrecciare realtà e fantasia nella sua versione del film. Lui dice: “L’originale King Kong del 1933 è il mio film preferito in assoluto. E credo sia per questa ragione che desideravo ri-farlo. Ho semplicemente pensato che raccontare una versione di questa storia meravigliosa con la tecnologia che oggi abbiamo a disposizione sarebbe stata una cosa davvero bellissima. Credo di aver fatto un remake di King Kong come un fan che vuole vedere una versione altamente tecnologica di questa splendida storia.”

Si tratta veramente di una fascinazione continua di un regista nei confronti di una creatura cinematografica, la cui presenza ha avuto un impatto sulla cultura popolare per quasi 75 anni.

Jackson continua: “Può sembrare strano. Cioé, King Kong ha fatto parte della mia vita per così tanto tempo. Per 35 anni è stato il mio film preferito e il fatto che io lo stia rifacendo adesso è un incredibile sogno che si realizza – è qualcosa che non avrei mai creduto potesse succedere. Essere la persona che lo ha riproposto ha semplicemente cementato la mia affezione per King Kong. Gli sono molto grato, perché è stato lui a far cominciare la mia carriera, mi ha dato una spinta, mi ha iniziato all’idea di diventare un regista. E, in un certo senso, se posso fargli onore raccontando bene oggi la sua storia, in fondo sto solo restituendo una parte del favore che gli devo.”

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