Milano nei documentari

Lunedì doppio appuntamento all’insegna della ricerca stilistica di due registi, Tonino Curagi e Anna Gorio, che con il loro sguardo impercettibile svelano il lato ombroso di Milano. La città operosa, capitale degli affari e dell’industria italiana, diventa nei film dei due registi il teatro di attività sotterranee su cui si muovono personaggi invisibili… Tonino Curagi

Lunedì doppio appuntamento all’insegna della ricerca stilistica di due registi, Tonino Curagi e Anna Gorio, che con il loro sguardo impercettibile svelano il lato ombroso di Milano. La città operosa, capitale degli affari e dell’industria italiana, diventa nei film dei due registi il teatro di attività sotterranee su cui si muovono personaggi invisibili…
Tonino Curagi e Anna Gorio, presenti in sala, spiegheranno le scelte adottate nella realizzazione dei documentari.
Malamilano è un viaggio attraverso le trasformazioni e il passaggio dalla vecchia “mala” degli anni ’50, radicata nel tessuto popolare della capitale lombarda, alla violenza criminale degli anni ’70, mossa dalla logica del profitto e alimentata dal diffondersi della delinquenza di origine meridionale.. Le interviste a Primo Moroni (autore con Nanni Balestrini del libro “L’orda d’oro”, testo fondamentale di analisi delle contestazioni degli anni Settanta) e ad altri testimoni del fenomeno, sono sorrette da suggestivi materiali di repertorio del dopoguerra che svelano i cambiamenti socio-economici non solo di Milano ma dell’intero paese.
In Occhi di ragazza sono invece le ragazze straniere, pagate ogni notte da quasi 150.000 uomini per un rapporto sessuale e le parole dei clienti stessi a raccontare il fiorente mercato della prostituzione, secondo solo a quello delle armi e della droga. La raccolta delle testimonianze degli uomini si avvale di un interessante microfono aperto realizzato da Radio Popolare, originale e raro tentativo di dare voce all’immaginario sessuale maschile.

Documè
Lunedì 7 marzo ore 21.30
Cinema Baretti, via Baretti 4, Torino
Ingresso 3 euro

OCCHI DI RAGAZZA
di Tonino Curagi e Anna Gorio
Italia – 2000 – 40′ – Betacam SP

Il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale è uno dei mercati più fiorenti del mondo, dopo quello delle armi e della droga. In Italia, le donne straniere vittime di questo traffico sono circa 25.000 e ogni notte sono circa 150.000 gli uomini che pagano un rapporto sessuale.
“Occhi di ragazza” è un documentario sulla prostituzione di giovani immigrate a Milano. Un viaggio notturno che accompagna gli operatori di strada, raccoglie le esperienze dei clienti e trova un taglio particolare per ascoltare le parole delle giovani prostitute.

Dichiarazione dei registi: “La difficoltà nel coinvolgimento visivo delle ragazze e il rispetto della loro persona, insieme all’impossibilità di riprendere i clienti, che mai avrebbero accettato di uscire allo scoperto, ci ha costretto a scegliere un linguaggio spoglio ed essenziale. Abbiamo così lasciato che le parole dell’immaginario sessuale maschile, raccolte da un “microfono aperto” di Radio Popolare, contrapposte al doloroso racconto delle ragazze costrette alla prostituzione, si manifestassero in tutta la loro inquietante forza evocativa”.

MALAMILANO
di Tonino Curagi e Anna Gorio
Italia – 1997 – 57′ – Betacam sp – prodotto da Paolo Soravia per Medialogo

Milano, inizio anni ’50, la guerra è ormai alle spalle, la ricostruzione avviata verso il boom economico. Ai margini di una contrapposizione di classe ancora ben definita, dei giovani di estrazione proletaria non accettano più le dinamiche delle conflittualità sociali dell’epoca. Non seguono più l’esempio della militanza politica, rifiutano la logica del lavoro salariato in fabbrica e si arrangiano come possono con piccoli furti rispettando però codici, regole e valori precisi. E’ una malavita un po’ romantica, molto legata al territorio e alla gente comune, figlia di una povertà vissuta dignitosamente, infatuata e sedotta però dalle figure cinematografiche francesi e americane che raccontano “il grande colpo che ti può risolvere la vita”.

Su questo “milieu” l’esplodere del “boom economico” dei primi anni ’60 ha effetti dirompenti e sconvolgenti. I giovani malavitosi incominciano una gestione più redditizia degli affari con il controllo della prostituzione, delle bische e delle sale da gioco, con il moltiplicarsi delle rapine e soprattutto con lo sviluppo di un’organizzazione armata sempre più violenta. A ciò si deve aggiungere il progressivo inserimento di delinquenti di origine meridionale provenienti dal grande flusso migratorio di quegli anni, portatori di una pratica e di una cultura malavitosa differente. Dalla logica del bisogno si passa progressivamente alla logica del profitto. E’ un processo irreversibile e implacabile che all’inizio degli anni ’70 degenera verso una nuova criminalità sempre più feroce e mafiosa.