Claudio Santamaria: “Dopo Romanzo criminale recitare non mi dava più soddisfazione né gioia”

“Dopo Romanzo criminale recitare non mi dava più soddisfazione né gioia, non mi piacevano le operazioni costruite a tavolino. Mi sono detto: ‘Ma cosa sto facendo?’. Io sono uno che viene dal teatro, che è abituato a lavorare con amici e senza una lira, montando e smontando le scenografie. Ho attraversato un momento difficile. Essere

di carla

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“Dopo Romanzo criminale recitare non mi dava più soddisfazione né gioia, non mi piacevano le operazioni costruite a tavolino. Mi sono detto: ‘Ma cosa sto facendo?’. Io sono uno che viene dal teatro, che è abituato a lavorare con amici e senza una lira, montando e smontando le scenografie. Ho attraversato un momento difficile. Essere riconosciuto mi faceva star male, mi sembrava di subire una violenza. Non sai quante volte mi sono chiesto perché, dopo il liceo artistico, non avessi fatto architettura anziché recitazione.

Quando mi hanno chiamato per recitare in Casino Royale ho deciso di tornare a studiare. Anche se nel film non dovevo dire alcuna battuta, ho affrontato la parte come se dovessi cimentarmi con Shakespeare. Adesso ho imparato a convivere con la fama, che è un aspetto del mio lavoro. Mi rilasso davvero solo quando vado in posti dove nessuno mi riconosce. Lì trovo la mia dimensione”.

Se potessi scegliere tra la carriera di attore e quella di musicista preferirei fare il musicista. Lo so, sembra un paradosso per uno con il mio carattere, ma mi piace molto il rapporto diretto con il pubblico”.

Claudio Santamaria in un’intervista esclusiva a Cosmopolitan – il mensile Hearst Mondadori diretto da Anna Bogoni, in edicola col nuovo numero.

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