Pirateria al cinema: problemi e soluzioni secondo Anica e Medusa

Come combattere la pirateria: le proposte di Giampaolo Letta (Medusa) e Riccardo Tozzi (Anica)

Qualche tempo fa la stampa segnalava una sostanziosa flessione degli incassi italiani, notizia seguita dall’exploit di Siani con il suo campione d’incassi Il principe abusivo e come accade sempre quando si parla di numeri, non è mancato il consueto riferimento alla pirateria audiovisiva che oggi più che mai, in tempi di crisi conclamata, fa sentire la sua corposa parte di responsabilità.

Il sito del quotidiano La Stampa ha pubblicato un articolo in cui il presidente dell’Anica Riccardo Tozzi e l’amministratore delegato di Medusa Giampaolo Letta affrontano il problema proponendo rimedi e stilando un identikit del “pirata”, che con gli anni e l’imporsi di internet ha subito notevoli cambiamenti riguardo il target di età e professione, Letta infatti fa notare che a “piratare” i film non sono più solo studenti e adolescenti:

Il pirata non è più solo il ragazzetto che “scarica”, oggi lo fanno tutti, 40enni, 50enni, professionisti, impiegati, benestanti». Merito del «miglioramento delle tecnologie. Fino a un anno fa per scaricare ci voleva un po’ di tempo, oggi, con le adsl veloci, bastano pochi minuti.

 

Tozzi parla invece di un vero e proprio “modello di consumo”:

Da noi la pirateria è diventato un modello di consumo considerato normale. Si va in sala solo nel caso del film-evento, è andata così per Tornatore, per Vita di Pi, e anche Educazione siberiana che è partito molto bene.

Letta affronta il problema dei danni che non si limitano a distributori ed esercenti (“due anni fa si sono registrati oltre 500 milioni di euro di danni”), ma colpiscono in maniera trasversale il mercato dell’home-video e le piattaforme Video-on-demand. Purtroppo aggiunge Letta l’Italia nel fruire di materiale audiovisivo illegale è al primo posto tra i paesi occidentali:

Tra i Paesi occidentali, siamo in testa alla lista nera e in Usa ci segnalano come quello dove il fenomeno è a livelli più preoccupanti…I portali sono domiciliati principalmente nei Paesi dell’Est e sono gestiti da italiani che vendono pure gli spazi pubblicitari. Nonostante la Polizia postale e i carabinieri si diano molto da fare, la difficoltà di beccarli è grande e ci vorrebbero provvedimenti molto più forti,,,in Francia la normativa è particolarmente severa, dopo il terzo avviso la linea telefonica viene disconnessa.

Tozzi ne fa anche un problema “politico”:

L’italia è un paese dove il sostegno culturale alla pirateria è più marcato. Anche da una larghissima parte della sinistra. Quello della rete libera è il punto dominante del programma di Grillo e la rete è il futuro del cinema. Solo che la gente dovrà usarla a pagamento, come per la musica e tutto il resto. Se la regolamentazione tarderà ad arrivare, un intero sistema di produzione creativa e artistica andrà distrutto, e ricostruire, dopo, sarà molto difficile…la chiusura del sito “Megaupload” ha fatto calare la pirateria del 20%.

SecondoTozzi la soluzione sarebbe ampliare la legiferazione così da includere anche la possibilità di un intervento diretto dell’Agcom che si occupa di violazione del diritto d’autore sui mercati audiovisivi:

La legge affida per ora l’azione alla magistratura, invece l’Agcom potrebbe intervenire direttamente per sanzionare i siti che trasmettono contenuti illegali.

Letta aggiunge che si dovrebbe insegnare il senso della legalità ai più giovani e spiegare loro le conseguenze del singolo atto di duplicare o scaricare un film:

L’educazione civica, il senso di legalità, le famiglie, la scuola, dovrebbero spiegare ai più giovani il senso del reato che commettono…un furto che non danneggia l’immaginaria categoria dei ricchi «cinematografari», come si tende a pensare, ma la schiera dei lavoratori dell’audiovisivo di oggi e di domani. Bisogna essere chiari, come Enrico Vanzina che, un giorno entrando in farmacia, ha ascoltato due farmacisti che commentavano film scaricati. Avuto in mano il pacchetto con le medicine si è allontanato senza pagare. Alla domanda «scusi, ma lei che fa, non paga?», ha risposto «e perché, voi avete pagato?».

Per l’articolo completo QUI.