Les Amants Reguliers a Bari

Riceviamo una mail dal CineClub dei Recidivi di Bari per segnalare che domani alle ore 21 al Cinema Armenise sarà proiettato il film Leone d’Argento 2005 LES AMANTS REGULERS di Philippe Garrell. La scelta del film non è casuale, citiamo infatti dalla mail “Non ci poteva essere modo migliore d’inaugurare lo spazio serale del cineclub,

di carla

Riceviamo una mail dal CineClub dei Recidivi di Bari per segnalare che domani alle ore 21 al Cinema Armenise sarà proiettato il film Leone d’Argento 2005 LES AMANTS REGULERS di Philippe Garrell.
La scelta del film non è casuale, citiamo infatti dalla mail “Non ci poteva essere modo migliore d’inaugurare lo spazio serale del cineclub, con uno degli autori di quella stagione del cinema mondiale che su questa formula – cineclub più indipendenza – reinventò il modo di fare e guardare il cinema – la nouvelle vague – e proprio con
un film che vuole fare i conti con la stagione politica che fece da sfondo a quell’epoca: il ’68, come già in “Dreamers” di Bertolucci.
Un tempo avrebbero scritto “la risposta francese al film di Bertolucci” e il film di Garrell sembra davvero continuare la corsa dei “les amants” di Bertolucci e riprenderli lì dove lui li lascia, ossia oltre le cariche della polizia, dentro e non “prima della rivoluzione”, “dreamers” dentro la coltre fumogena dei lacrimogeni, per impastare un delicato bianco/nero su amori, droghe e sogni di quell’epoca storica.

Il CINECLUB DEI RECIDIVI INIZIA ALLE ORE 19,00 con il secondo dei cortometraggi di AGOSTINO DI CIAULA presentati per tutto il mese di gennaio. Una vera sorpresa accolta da un sincero applauso alla prima del 12 gennaio di “Contadini a mare”. Poi sarà la volta di “MANDORLI IN FIORE”. Seguirà alle ore 19,30 il documentario “UN PICCOLO SPETTACOLO” di PIER PAOLO GIAROLO E ALICE ROHRWACHER, che con le loro telecamere hanno pedinato per mesi una famiglia di nomadi circensi alla ricerca di un porto, in Italia, che gli consentisse di imbarcare anche i loro cavalli. Un documentario privo di ogni manierismo e autoreferenzialità, che nella sua semplicità mostra una grande maturità registica e un indubbio talento per il cinema documentario, inteso alla maniera di Flaherty.

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