Cineblog Consiglia: Train de vie – Un treno per vivere

Train de vie – Un treno per vivere (Train de vie – commedia drammatica – Francia, Belgio, Romania, Germania 1998) Regia di Radu Mihaileanu, con Agathe De La Fontaine, Lionel Abelanski, Rufus, Clément Harari, Marie José Nat, Bruno Abraham-Kremer, Michel Muller, Johan Leysen. Fra poco su La7 – ore 14.00 Uno shtetl, un piccolo villaggio

di simona

Train de VieTrain de vie – Un treno per vivere (Train de vie – commedia drammatica – Francia, Belgio, Romania, Germania 1998) Regia di Radu Mihaileanu, con Agathe De La Fontaine, Lionel Abelanski, Rufus, Clément Harari, Marie José Nat, Bruno Abraham-Kremer, Michel Muller, Johan Leysen.

Fra poco su La7 – ore 14.00

Uno shtetl, un piccolo villaggio yiddish nell’Europa dell’Est progressivamente invasa dai nazisti. La minaccia della deportazione è sempre più vicina e gli ebrei abitanti del villaggio organizzano una fuga in grande stile. Restaurano un vecchio treno, confezionano le divise militari per quelli fra loro a cui toccherà il ruolo del nazista…e si auto-deportano, lontano dai campi di sterminio, attraverso la Russia e l’Europa dell’Est, verso la Palestina e la libertà.

Un’idea pazza, non a caso venuta in mente a Schlomo, lo “scemo del villaggio”, un meraviglioso fool shakespeariano, che poi tanto scemo non è. Un lungo viaggio costellato di piccoli avvenimenti quotidiani, incontri, scontri e strabordante, contagiosa, vita.

Presentato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia in una sezione collaterale, il piccolo film di Radu Mihaileanu è stato accolto con più di dieci minuti di applausi scroscianti, da parte di un pubblico divertito e commosso. La critica, per una volta d’accordo con il giudizio del pubblico, lo ha amato, paragonandolo a Vogliamo vivere! di Ernst Lubitsch. Le bellissime musiche portano la firma del vulcanico Goran Bregovic, già più volte collaboratore in passato di Emir Kusturica. I dialoghi italiani sono stati adattati da Moni Ovadia. Mihaileanu affronta con delicatezza il tema dell’Olocausto con una commedia, a tratti poetica, che irride l’orrore e lo trasforma in favola, in sogno. Ma, si sa, il risveglio da un bel sogno può essere brusco e niente affatto piacevole.

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