Hostel: clip

Di Hostel abbiamo già parlato in altre occasioni, per cui ora vogliamo toglierci con voi qualche curiosità. Vi suggerisco, prima di tutto, questa clip in wmv da scaricare. Di seguito, poi, qualche notizia su come è nata l’idea di realizzare questo film, molto interessante perché legata a fatti reali che hanno cose in comune con


Di Hostel abbiamo già parlato in altre occasioni, per cui ora vogliamo toglierci con voi qualche curiosità. Vi suggerisco, prima di tutto, questa clip in wmv da scaricare.

Di seguito, poi, qualche notizia su come è nata l’idea di realizzare questo film, molto interessante perché legata a fatti reali che hanno cose in comune con noti anime e manga.

Lo sceneggiatore/regista Eli Roth è sempre alla ricerca di nuovi modi per spaventare il pubblico; ma a differenza di molti autori del genere horror, Roth sa che le storie vere e ciò che rivelano degli angoli più oscuri della natura umana sono spesso molto più spaventose dei terribili mostri. Con il suo lungometraggio d’esordio, Cabin Fever, Roth ha trasformato i titoli dei giornali su un virus letale che divorava la carne in un orribile bagno di sangue consumato fra un gruppo di ragazzi in vacanza. Ora con Hostel della Lions Gate Films, Roth trae nuovamente ispirazione da eventi reali, questa volta con esiti ancora più inquietanti.

Roth ha pensato per la prima volta a Hostel nel corso di una conversazione notturna con il suo amico Harry Knowles, il web-master di Aintitcoolnews.com. “Chiacchieravamo delle cose più disgustose che si possono trovare su Internet” ricorda Roth. “Quelle cose che oltrepassano la normale brutalità di incidenti con lo skateboard o delle due giapponesi che vomitano una nella bocca dell’altra in una vasca da bagno.”
Knowles affermò di essersi imbattuto in qualcosa di talmente terribile da non riuscire neanche a confessarlo a Roth, il che rendeva il regista ancora più curioso. Infine, Knowles inoltrò a Roth il sito web in questione e ciò che Roth scoprì lo impressionò molto di più di quanto avrebbe mai immaginato: da qualche parte in Tailandia esisteva un commercio che faceva affari sfruttando il brivido umano dell’assassinio. Dietro compenso di 10.000 dollari, chiunque aveva la possibilità di essere accompagnato in una stanza, di imbracciare un fucile carico e avere a disposizione un altro essere umano da uccidere.

“L’idea mi diede immediatamente la nausea” ricorda Roth. “Ma allo stesso tempo era vera. La gente ha un gusto morboso e crudele. Non vi è limite a ciò che ha voglia di fare a qualcun altro per il proprio piacere e questa è la cosa più terribile, ciò che mi colpisce più di tutto”.

Secondo il sito web, questa pratica era perfettamente legale in Tailandia perché le vittime partecipavano volontariamente. Si trattava di disperati, poveri in canna, i cui familiari morivano di fame. Sacrificandosi, procuravano ai loro cari il denaro necessario per sopravvivere. “Il sito web presentava il tutto come se i futuri killer fossero dei benefattori, come se rendessero un servizio alle vittime con la loro bizzarra assicurazione sulla vita”.

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