11° Far East Film Festival – Settima Giornata

La penultima giornata del Far East Film Festival 2009 ha decisamente fatto sudare gli avventori. era in programma, infatti, l’epica fatica del regista giapponese Sono Sion. Parliamo ovviamente di Love Exposure, che con i suoi 237 minuti rappresentava senza alcun dubbio la vetta più ostica dell’undicesimo FEFF. Superato il Passo del Pordoi pomeridiano, in ogni

love exposureLa penultima giornata del Far East Film Festival 2009 ha decisamente fatto sudare gli avventori. era in programma, infatti, l’epica fatica del regista giapponese Sono Sion. Parliamo ovviamente di Love Exposure, che con i suoi 237 minuti rappresentava senza alcun dubbio la vetta più ostica dell’undicesimo FEFF. Superato il Passo del Pordoi pomeridiano, in ogni caso, la pendenza prendeva a dimuire.

La prima serata, infatti, è stato il regno di Scandal Makers, commedia coreana di maggior successo dell’anno, che ha ottenuto un ottimo riscontro da parte del pubblico. A seguire, quindi, è toccata al vincitore degli Hong Kong Film Awards ovvero all’Ip Man di Wilson Yip, ottimo e decisamente godibile film di arti marziali con protagonista il bravo Donnie Yen.

Cosa dire di un film come Love Exposure? La complessa ma lineare trama è quella di un adolescente, Yu, cresciuto in un famiglia di ferventi cristiani. La madre è talmente credente che sul letto di morte fa promettere il figlio che avrà rapporti esclusivamente con una donna che assomigli a Maria. A complicare le cose ci pensa il padre, diventato prete: la sua severità morale nell’indagare sugli inesistenti peccati del figlio porta Yu a decidere di fare di tutto per commettere cattive azioni da poter poi confessare. Di conseguenza Yu diventa un maestro nell’arte di fotografare acrobaticamente l’intimo femminile. Alla bizzara catena di eventi si aggiunge anche Yoko, la Maria tanto agognata da Yu, e Koike, spietata dirigente di una setta emergente, la Chiesa Zero.


Sono Sion non è certamente nuovo a questo tipo di operazioni intellettuali; fra i suoi lavori, infatti, ricordiamo Suicide Club del 2002 e Noriko’s Dinner Table del 2005. L’idea, o per meglio dire la poetica del regista giapponese si risolve in una sottile critica sociale, mascherata da toni a volte grotteschi, a volte esasperati, altre volte, ancora, amaramente comici. In quattro ore di film, realizzato con un buon digitale, il regista nipponico riesce a costruire e decostruire le identità dei suoi personaggi, all’apparenza fumettistiche macchiette bidimensionali ma in realtà personaggi completi e sfaccettati, in un crescendo di cumulazione drammatica fino ad arrivare a un finale che sembra voler urlare: eccomi, sono ancora io nonostante il lavaggio del cervello, nonostante la religione, nonostante la società sono ancora un individuo e lotto per mantenere questo privilegio.

Decisamente meno incastrato in loop mentali senza uscita è l’esordio del trentacinquenne coreano Kang Hyung-chul. La sua riuscita commedia Scandal Makers è stato il maggiore successo commerciale ai botteghini locali. 8 milioni di persone (sui 40 totali della popolazione sudcoreana, uno su cinque!) hanno donato un obolo cinematografico per assistere alle vicende del famoso DJ Hyun-su, ricco, bello e che nel pieno dei suoi trentacinque anni scopre inopinatamente di essere padre di una ragazza ventenne e nonno di un bambino di sei anni. Il film non propone niente di nuovo o di innovativo, ma la verve comica e il talento del regista esordiente, la bontà degli attori e la competezza della sceneggiatura fanno di questo film un’irresistibile esempio della migliore commedia alla coreana, come non se ne vedevano a Udine da qualche anno.

ip manL’altro evento della serata è stata la proiezione di Ip Man per la regia di Wilson Yip, il film vincitore degli ultimi Hong Kong Film Awards. La pellicola narra le vicende di Ip Man, maestro dell’arte marziale del Wing Chun nella Foshan, cittadina famosa per le scuole di lotta, della fine degli anni trenta, il periodo dell’invasione giapponese. Ip, sifu (maestro) rispettato e amato da tutti, deve affrontare, come la maggior parte degli abitanti di Foshan, la tragedia dell’occupazione nipponica. A comandare le forze giapponesi stanziate a Foshan è il generale Miura, anch’egli grande esperto di arti marziali e deciso a sfidare i maestri del posto. Quando viene a conoscenza del talento di Ip Man smuove mari e monti per affrontarlo. Ip, dal canto suo, affronta le avversità e l’ostilità degli invasori con una dignità incredibile; deciso a non battersi, il sifu dovrà arrendersi ai ricatti dei giapponesi. Wilson Yip alla regia, l’ottimo Donnie Yen nel ruolo di Ip Man, Sammo Hung alle coreografie e Kenji Kawai come compositore: gli elementi per un ottimo film di genere c’erano tutti e le aspettative sono state ampiamente rispettate.

Segnaliamo, in chiusura, il vincitore del premio “trucido dell’anno”. Si tratta di Fireball, imbarazzante film che mostra l’azione di uno sport, sano incrocio di pallacanestro e muay thai, organizzato dalla mala giocato. Il film thailandese trae le fila da un soggetto interessante, girato in maniera talmente incomprensibile e terrificante da trasformarsi in un culto istantaneo.

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