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CineBlog sconsiglia: Frankenstein di Mary Shelley

Può sembrare una scelta azzardatissima stroncare un film di Branagh, visto che comunque è un regista valido che ha regalato più di un bel film. Branagh piace ai critici, al pubblico, piace ai più. Piace anche questa trasposizione di FRANKENSTEIN DI MARY SHELLEY, e non poco. Soprattutto il pubblico l’ha amato molto, complice anche un

Locandina Può sembrare una scelta azzardatissima stroncare un film di Branagh, visto che comunque è un regista valido che ha regalato più di un bel film. Branagh piace ai critici, al pubblico, piace ai più. Piace anche questa trasposizione di FRANKENSTEIN DI MARY SHELLEY, e non poco. Soprattutto il pubblico l’ha amato molto, complice anche un De Niro che difficilmente sfigura. Ma chi ha amato non solo il romanzo -tra l’altro il precursore del gotico, avanti di anni e anni rispetto al tempo dell’età vittoriana- ma anche il capolavoro assoluto di James Whale deve almeno notare che l’anima e le tematiche di quelle opere d’arte ci sono poco. Può piacere un certo gusto del prolisso, può piacere la scenografia (ma non ditemi che il ghiaccio nelle scene iniziali e finali sembra vero perché è assurdo!), può piacere il trucco (azzeccatissimo quello del mostro), può piacere la filosofia che il mostro non è la creatura ma lo scienziato. Ci sta tutto, perchè no. E qualche sequenza è convincente e pure bella. Ma il gusto per il prolisso diventa fine a se stesso e annoia -non poco-, e la filosofia mostro=scienziato e non creatura è solo una delle tante che il libro offre. Senza contare che qualche volta si cade nel ridicolo.
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