Cannes 2013 – Grigris: una clip del film e intervista a Mahamat-Saleh Haroun

Souleymane Démé protagonista del film tra danza e disagio sociale

di carla

E’ arrivato online un primo video dal film drammatico Grigris, in Concorso al Festival di Cannes 2013 e dato favorito dai bookmakers. Nel video vediamo Souleymane Démé in discoteca, dove si esibisce davanti ad un folto gruppo di ammiratori. Vediamo subito la trama ufficiale e poi entriamo nei dettagli lasciando la parola al regista. L’intervista è tratta e tradotta dal pressbook ufficiale francese, direttamente dal Festival Di Cannes.

Nonostante una gamba paralizzata, Grigris, di 25 anni, sogna di diventare un ballerino. Una sfida. Ma i suoi sogni si infrangono quando suo zio si ammala gravemente. Per salvarlo, Grigris decide di lavorare per i trafficanti…

Il film è diretto da Mahamat-Saleh Haroun. Nel cast troviamo Souleymane Démé (nella parte del protagonista Grigris), Anaïs Monory (nel ruolo di Mimi), Cyril Guei (è Moussa), Marius Yelolo (nella parte di Ayoub).

Intervista al regista Mahamat-Saleh Haroun

Come è nato il film?
Volevo fare un film sui contrabbandieri di benzina che caricano sulle loro auto delle taniche e poi vengono inseguiti dagli agenti doganali. Questo è un fenomeno diffuso che ho voluto affrontare in un film poliziesco, tenendomi lontano dal cliché del genere. Nel 2011, mentre stavo partecipando ad un Festival del Cinema, sono andato ad uno spettacolo in cui ho scoperto Souleymane Deme, un ballerino la cui gamba sinistra era paralizzata. Quando arrivò sul palco, ho pensato tra me e me: «Questo è l’eroe della storia che voglio raccontare». Mi ricordo che allora aveva tinto i capelli di biondo e che c’era qualcosa di soprannaturale in lui che mi ha attirato.

Così la narrazione è basata sulla sua storia?
In qualche misura, dato che interpreta il ruolo principale. E’ stato un processo comodo perché mi era familiare con il suo linguaggio del corpo e la sua coreografia, e mi ha aiutato a scrivere la storia. Tuttavia, ho voluto concentrarmi sulla danza. Non volevo sapere troppo del suo background in modo da fare spazio alla narrativa. Di solito mi piace iniziare con fatti veri che poi si diramano nella storia.

Grigris e Mimi sono due naufraghi che portano il peso della loro differenza.
Sono entrambi emarginati che si trovano nello stesso luogo, il regno all’ombra della vita notturna, dove si può attraversare la linea e in cui si tenta di sopravvivere a dispetto della sofferenza e dei disagi. Questo collegamento tra i due personaggi rappresenta la loro attrazione reciproca. Sono sempre profondamente commosso dal tipo di “comunità” che si crea quando, ad un certo punto nella vita, ti riconosci in altri. Si impara molto sulla tolleranza dalla loro relazione.

Il tuo film include alcuni codici del genere thriller.
Ho voluto rivisitare questo genere di film con l’introduzione di un punto di vista personale e tuttavia evitare i cliché. Ecco perché ho ??voluto prima immergere lo spettatore in un mondo codificato e quindi esplorare altri territori meno noti: il tema della danza mi ha permesso di decostruire il genere.

I due protagonisti esprimono la loro gioia di vivere e il desiderio di libertà con i loro corpi …
Esprimono la loro angoscia e la loro voglia di vivere con i loro corpi, perché i loro corpi sono stati contaminati dal peccato originale. Il motivo per cui espongono i loro corpi e persino «abusano» di loro è che questi corpi sono i portatori della loro differenza e la fonte della loro sofferenza. Mimì è di razza mista e Grigris è fisicamente menomato, entrambi sono in sostanza «anomali» creature, storpi sociali e maltrattano il luogo in cui si trova la loro sofferenza, cioè i loro corpi. Entrambi hanno un rapporto di amore/odio con i loro corpi.

E’ anche un film su come alcuni esseri umani controllano altri esseri umani…
Questa idea di controllo degli uni sugli altri è fondamentale. Grigris è sotto l’influenza di sua madre in un modo molto sottile e considera come suo dovere provvedere alla sua famiglia. Poi cade sotto il dominio dei teppisti. Mimi è controllata da uomini ed i teppisti sono sotto il dominio del boss.

Vi è un approccio veramente femminista nel racconto e nei personaggi…
Fino a questo film non avevo creato alcun ruolo femminile. In questo film rendo omaggio a tutte le donne che ho incontrato.

La telecamera segue Grigris, senza mai perderlo di vista, come se fosse un documentario.
Ho voluto adottare il suo punto di vista e mostrare un personaggio costantemente in movimento, un personaggio in cerca di qualcosa. Finora avevo mostrato personaggi intrappolati in situazioni che li avevano paralizzati. Qui il protagonista è in movimento, è un «esecutore» come si dice in teatro, Grigris è costantemente alla ricerca e ho pensato che se lo seguivo e assumevo il suo punto di vista ce lo faceva sentire più vicino.

Come è riuscito a evitare tutti i sentimenti di pietà per Grigris?
Fin dall’inizio ho voluto evitare di cadere in questa trappola. La sfida consisteva nel mostrare l’handicap senza commiserazione. Di conseguenza, egli è percepito come un uomo comune, come un ballerino con una gamba paralizzata.

Come sei arrivato a descrivere l’atmosfera di notte?
Mi sono ispirato alle notti di N’Djamena. E’ una città con scarsa illuminazione pubblica. Volevo avere personaggi come fantasmi, figure contro la notte africana. Mi sono concentrato sul contrasto tra il mondo della notte e quella del giorno. Ho voluto rappresentare lo sfarzo di questa vita sotterranea e poi tornare a una sorta di ascetismo, che è caratteristica della vita quotidiana. Infatti si tende a sfogarsi di notte, ma si finge di condurre una vita dignitosa in pieno giorno. Questa polarità può essere trovata in un sacco di gente.

Come hai affrontato il tuo lavoro sui colori e soprattutto sui rossi?
Francamente ho cercato di rispettare i colori del paese. Ho visitato diverse stanze abitate da singole donne giovani e mi sono reso conto che il rosso era spesso presente. Credo che il rosso simboleggi il desiderio, l’attrazione e il sangue in tutte le culture.

Dicci degli attori.
Souleymane Deme è un ballerino e musicista, ha un senso del ritmo. E poi è un attore molto fisico. E penso che un buon attore debba avere un senso di ritmo per recitare. Durante le prove ci siamo concentrati sulla sua coreografia e sul suo modo di muoversi. Non ho avuto bisogno di dirigerlo molto, non ho dovuto precisare cosa volevo che facesse. Anais Monory, che interpreta Mimì, è al suo debutto. Quando ho visto la sua audizione trasudava tale fisicità e freschezza che non ho avuto alcun dubbio; di una dozzina di attrici che avevo incontrato lei era l’unica che poteva interpretare il ruolo in modo originale e genuino. Cyril Guei, che interpreta Moussa, è un attore esperto. Ha studiato presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Parigi. È riuscito a ritrarre il personaggio esprimendo una violenza terrificante.

Chi è Mahamat-Saleh Haroun

Mahamat-Saleh Haroun è nato nel 1960 in Ciad. Ha studiato cinema a Parigi e giornalismo a Bordeaux. Dopo aver scritto per diversi anni per molti quotidiani regionali, ha scritto e diretto il suo primo cortometraggio Maral Tanie nel 1994. Nel 2006, ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Festival di Venezia per il suo terzo lungometraggio, Daratt – La stagione del perdono. Nello stesso anno, il Museum of Modern Art (MoMA) di New York ha reso omaggio a Haroun ospitando una retrospettiva della sua filmografia. Nel 2010, il suo quarto lungometraggio, Un homme qui crie, ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes. Nello stesso anno, ha ottenuto il prestigioso Premio Robert Bresson al Festival del Cinema di Venezia, e la Humanidade Premio della 34esima Mostra di San Paolo, Brasile. E’ stato membro della giuria al Festival di Cannes nel 2011. Girato in Ciad nel 2012, Grigris è il suo quinto lungometraggio.

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