Giorno 8 a Venezia 2009: Survival of the Dead – Women Without Men

Survival of the Dead – di George A. Romero (Concorso) Quando abbiamo visto il programma di Venezia 66, è indubbio che abbiamo esultato quando abbiamo visto la presenza di un maestro assoluto come Romero in corsa per il Leone d’Oro: dopo decenni e decenni di attività, finalmente gli viene riconosciuto qualcosa di così importante. Ma

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Survival of the Dead – di George A. Romero (Concorso)
Quando abbiamo visto il programma di Venezia 66, è indubbio che abbiamo esultato quando abbiamo visto la presenza di un maestro assoluto come Romero in corsa per il Leone d’Oro: dopo decenni e decenni di attività, finalmente gli viene riconosciuto qualcosa di così importante.

Ma parliamoci sinceramente: stamattina dobbiamo ammettere tutti di aver visto qualcosa che ci ha fatto piangere il cuore. Perché il sesto episodio che Romero ha dedicato ai suoi amati zombie è forse il suo film peggiore, e si fatica a credere che molte delle idee e situazioni che abbiamo visto sul grande schermo siano state partorite dalla sua mente. Sindrome da Dario Argento, verrebbe da dire.

L’idea alla base del film, lo sapevamo da un po’, è convincente: l’idea che su un’isola due famiglie si combattano, e che una delle due tenga i loro cari imprigionati perché non riesce ad ucciderli, è romeriana in modo commovente. Rientra in gioco poi il messaggio politico: integrazione e dittatura sono i fili conduttori.

Ma poi Romero non riesce a non essere l’ombra di se stesso, buttando più di metà film alle ortiche con situazioni volutamente grottesche che però lasciano sempre sottilmente imbarazzati. Per non parlare poi di alcuni effetti speciali. Il tutto avrebbe sfigurato anche in una parodia dello zombie-movie.

Va bene l’immagine finale, e va benissimo che dopotutto Survival of the Dead è un western con alcuni salti sulla sedia assolutamente horror, ma rispetto a Diary of the Dead (di cui rivediamo una scena per introdurre il personaggio del soldato protagonista) abbiamo fatto più di un passo indietro. Il pubblico alla fine applaude pure: ma è quell’applauso che ricorda quello scattato dopo Sukiyaki Western Django, fatto dal fan in onore della firma del regista.

E vorrei sottolineare che chi scrive a suo modo è un fan, e ritiene Romero uno dei più grandi e rivoluzionari registi non solo dell’horror. Ancora oggi scene e idee dietro alla saga degli zombie mi inquietano e travolgono, e quando guardo La terra dei morti viventi, non posso non commuovermi nella scena in cui i morti viventi guardano in cielo i fuochi d’artificio. Mi piange il cuore, davvero.

women without men Zanan bedoone mardan (Women Without Men) – di Shirin Neshat (Concorso)
L’esordio al lungometraggio della visual artist iraniana Shirin Neshat, che ormai vive a New York da anni, è l’insieme di alcune videoinstallazioni che la regista ha diretto dal 2003, con la volontà di narrare la condizione e la figura della donna nel suo paese d’origine.

E’ un lavoro, dal punto di vista formale, di impressionante bellezza, che ha lasciato a bocca aperta critica e pubblico di fronte ad immagini sempre bellissime, con in più la grazia dell’accompagnamento musicale di Sakamoto.

Le storie di quattro donne nell’Iran del 1953 nel momento che porterà alla Rivoluzione islamica sono così rappresentate sul grande schermo con un’originalità che effettivamente porta all’applauso, ma che rischia anche di restare, per la sua natura di insieme di videoinstallazioni, un po’ congelato e freddo.

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