Passione sinistra piace a destra, al centro e anche alla tv, regno del qualunquismo

Da “Santa Maradona” ad oggi il regista Marco Ponti ne ha fatta di strada in cerca di moralità politica ma trova la fiction

Dopo il successo, davvero notevole, di Santa Maradona, Marco Ponti, 46 anni, cerca di recuperare il gusto per la commedia brillante che di questi tempi non ha molta fortuna. Dominano copioni dalle scene e dai dialoghi che “osano” nel volo basso come le aquile sfigate della battuta pesante, che puntano a ipnotizzare gli spettatori con sviluppi comici di sfiatati attori avviati in tv. Dominano, in un genere nel pieno della disgrazia, le storie o le storielle tirate per i capelli e fondelli, create da registi, attori e sceneggiatori che fanno fatica ad arrivare alla fine del film, e non hanno memoria, neanche un po’, della grande commedia all’italiana, ormai tutta in dvd. Dvd da studiare.

Dopo il neorealismo e dopo le opere di grandi autori (Visconti, Fellini, Rosi), i film di Risi, Monicelli, Germi, Comencini, Salce; e di altri come Zampa, Bolognini, Pietrangeli, hanno anticipato genialmente con il loro “livore” sferzante, intelligente e colto, la situazione di inerzia e di vuoto in cui viviamo. Ponti ci ha provato. Ha sfidato il ricordo della vecchia e cara commedia all’italiana, cercando di proporre una commedia dedicata alla politica di tutti giorni, agli schemi dei comportamenti degli italiani, all’eco lontana della satira di Giorgio Gaber e della celebre canzone, ricordate?, “cos’è la destra? cos’è la sinistra?”

Al tempo dei maestri della commedia italiana, c’erano bravi, fantastici, creativi sceneggiatori, oggi non ce ne sono più purtroppo. Mani di scrittura capaci di leggerezze e simpatiche, geniali sciocchezze non esistono; o se esistono, non sono valorizzati. Le regole del gioco sono fissate e sembra che non ci sia più niente da fare. Alla lettura dei soggetti e delle sceneggiature ringhiano i consulenti delle tv, i cosiddetti editor, matita rossa e blu, che hanno il compito di deviare e compromettere i copioni secondo logiche pesanti imposte dai cultori (tutti) di share, di ascolti fissati da nascosti dirigenti censori.

Ponti ha tentato. Ha preso due attori volenterosi. Valentina Lodovici è spigliata e di spirito. Alessandro Preziosi dice le battute con gli occhi, come gli hanno insegnato sul video, ma il teatro fatto di recente gli ha giovato, un pò. Insieme, cercano di rendere credibile una piccola trama fra persone di diverse convinzioni (?) politiche, lui di destra e lei di sinistra. Si guardano in cagnesco. Ma noi sappiamo già che il racconto prenderà un volo molto basso, verso un gioco poco significativo di confronti e di sentimenti. Si sforzano, cercano di coinvolgerci ma non ci riescono. Non possiamo credere mai credere alle loro volute, incontri, scontri, scioglimenti, di nuovo scontri, ancora scioglimenti.

Anche nella commedia italiana poteva capitare di imbattersi in storie e in personaggi di buona volontà, poco credibili, tuttavia riuscivano comunque a farci provare qualche emozioni in relazione a un contesto, quello degli anni del miracolo economico e del parziale benessere, di cui non volevano e non erano complici. Adesso, la commedia è complice. Non perché risentiamo la spremuta canzone di Gaber (“cos’è sinistra? cos’è la destra?”) ma perché i veleni di talco del film, rosa o grigi, sono smunte convenzioni, stereotipi che cadono nel generico. Un generico che non fa né ridere né piangere. Annichilisce.

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