Festival di Roma 2009: Il Leone in garage splende di buio

Il giorno prima di “su lo schermo”, al Festival di Roma 2009 si è aperta una mostra dedicata a Sergio Leone. C’erano tutte le autorità. Fischiavano le pallottole delle colt. Poi le autorità sono salite nelle auto blu e si sono sentiti nitriti di soddisfazione dei cavalli, anzi dei muli (come sapete il destriero di

Il giorno prima di “su lo schermo”, al Festival di Roma 2009 si è aperta una mostra dedicata a Sergio Leone. C’erano tutte le autorità. Fischiavano le pallottole delle colt. Poi le autorità sono salite nelle auto blu e si sono sentiti nitriti di soddisfazione dei cavalli, anzi dei muli (come sapete il destriero di Per un pugno di dollari è appunto un bel mulo di gamba corta e di occhi pieni di malia).

Sono entrato nella mostra e ho scoperto che il promesso Spazio Espositivo dall’invito era un garage. Evviva, mi sono detto. Niente auto. L’ho detto a due Giuliani, Montaldo (Leone gli produsse “Il giocattolo” e non si fece mai vivo sul set, cosa graditissima, meglio lavorare da soli) e Gemma (amico del Leone con il quale progettava film come attore ma riuscirono soltanto ad andare in vacanza a Parigi); entrambi erano d’accordo ed erano come me colpiti da un particolarone non indifferente.

Quale? Il buio profondo della gran sala del garage. Un buio pesto, da pestarsi. Un buio da noir. E invece Leone è il re del western, anche nel paese degli hamburger, macchè spaghetti. Il western è il regno del sole secco e della polvere bagnata dal sudore dei killers e delle loro vittime, egualitarismo perfetto. Qui niente dardi dal cielo niente sudore, ma abiti da mezzasera, mocassini, lifting come d’obbligo in occasioni come questa, nella Roma per fortuna non Cafonal, o almeno non troppo Cafonal.

La mostra è stata curata da Gianluca Farinelli, simpatico direttore della Cineteca di Bologna, la migliore d’Italia, una delle migliori d’Europa. L’ha allestita Davide Ferretti che di mostre da illuminare ne sta collezionando: ricordo quella al Museo Egizio di Torino, spettacolare giochi di luci su statue e reperti antichi più del mondo. Nel gran lusso di buio si vanno a cercare immagini preziose dai film, si tendono le orecchie per cogliere musiche e battute, ci si sofferma a leggere scritte vivide alle pareti.

Bella mostra. Da vedere. Sono rimasto un po’ di tempo, quello che bastava. Specie davanti a una sorta di sacrario di pellicole, avanzi di montaggi. Sono uscito in punta di piedi. Sacralità. Quando ero entrato, c’era il buio. Mi sono accorto che la luce, il sole, quelli del cinema di qualità, li avevo appena lasciati alle mie spalle. Raggi e ruggiti di Leone.

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