L’incredibile viaggio della tartaruga – La recensione in anteprima

L’incredibile viaggio della tartaruga (Turtle: the Incredible Voyage) Regia di Nick Stringer Dopo la schiusa di un nido di uova di Caretta Caretta, le testuggini marine, sulle spiagge della Florida, una piccola tartaruga inizia un lungo viaggio che, come migliaia di altre sue simili, la condurrà lungo la corrente del Golfo per raggiunge le acque

L’incredibile viaggio della tartaruga (Turtle: the Incredible Voyage) Regia di Nick Stringer

Dopo la schiusa di un nido di uova di Caretta Caretta, le testuggini marine, sulle spiagge della Florida, una piccola tartaruga inizia un lungo viaggio che, come migliaia di altre sue simili, la condurrà lungo la corrente del Golfo per raggiunge le acque gelate del Nord Atlantico da cui si dirigerà verso le aree tropicali dell’Africa, per poi tornare infine alla spiaggia dove era nata. Da migliaia di generazioni le Caretta Caretta seguono il percorso tracciato dagli antenati in un viaggio di migliaia di chilometri.

Difficile comprendere quale sia il motivo per cui il flusso migratorio degli animali susciti nell’uomo un profondo senso di ammirazione, mentre l’analogo spostamento dei suoi simili faccia emergere le peggiori contraddizioni dell’animo umano. Certamente il tema animali on the road è molto amato da chi ha il compito di pensare a documentari rivolti prevalentemente a un pubblico molto giovane, con lo specifico intento di insegnare qualcosa senza che il racconto risulti pedante e didattico. Il risultato sono favole ecologiste, ricche di splendide immagini ma che sono più vicine al cinema di fiction che a quello del documentario. Da Il popolo migratore a La marcia dei pinguini i “viaggi incredibili” compiuti dagli animali sono all’ordine del giorno. Nulla di straordinario infatti perché si tratta della vita quotidiana di migliaia di esseri viventi. Solo ai nostri occhi, che non sono più abituati ai ritmi e ai tempi della natura esse diventano meravigliose. Forse però si tratta solo di una questione di punti di vista ed è anche bello, di tanto in tanto, lasciarsi trasportare dal fascino come un bambino.

Liberata la mente da ogni pregiudizio “adulto”, ci lasciamo trasportare in un viaggio dove ogni singola immagine lascia a bocca aperta per bellezza. Realizzare riprese di qualità così alta è un’opera che richiede grandi mezzi tecnici, estenuanti attese e infinita pazienza. La regia del documentarista Nick Stringer, cresciuto a pane e National Geographic, è funzionale a fornire il giusto fascino al racconto, coadiuvato dalla musica firmata da Hennig Lohner. Bisogna anche sottolineare che gli straordinari risultati delle immagini subacquee devono ringraziare l’innovazione digitale al servizio che ha reso possibile riprese irrealizzabili fino a pochi anni fa.

Come insegnano i recenti successi, la voce narrante deve essere dolce, suadente e, preferibilmente di un volto noto (e amato) dai piccoli spettatori. Se in originale questa era incarnata da Miranda Richardson, per la versione italiana è stata scelta Paola Cortellesi. Stringer costruisce un racconto poetico sulla drammaturgia universale che si cela nel d.n.a. comportamentale di ciascuna creatura, sia essa tartaruga, pinguino o gabbiano. Il film non nasconde fin dalla sua locandina di essere un’opera destinata ai piccoli amanti degli animali, non a caso ritornano alla mente con facilità alcune scene da Alla ricerca di Nemo. Un inno alla natura che sarà apprezzato soprattutto da chi la conosce poco, anche perché più difficilmente potranno cogliere le imprecisioni e le carenze di questo “incredibile viaggio”.

L’incredibile viaggio della tartaruga esce nei cinema 23 ottobre.

Voto Carlo 6

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