Festival Internazionale del Film di Roma: ecco la Conferenza Stampa di Marpiccolo

Un Auditorium Parco della Musica affollato di scuole e di scolari adolescenti. E’ stato questo il risultato della proiezione mattutina di Marpiccolo al Festival Internazionale del Film di Roma, dove la pellicola è in Concorso nella sezione Alice nella Città. Diretto da Alessandro Di Robilant, tratto dal romanzo Stupido, di Andrea Cotti (già autore di



Un Auditorium Parco della Musica affollato di scuole e di scolari adolescenti. E’ stato questo il risultato della proiezione mattutina di Marpiccolo al Festival Internazionale del Film di Roma, dove la pellicola è in Concorso nella sezione Alice nella Città. Diretto da Alessandro Di Robilant, tratto dal romanzo Stupido, di Andrea Cotti (già autore di Un gioco da Ragazze, lo scorso anno in Concorso al Festival), e con Giulio Beranek, Anna Ferruzzo, Selenia Orzella, Michele Riondino, Nicola Rignanese, Roberto Bovenga e Giorgio Colangeli protagonisti, il film è stato oggetto di domande e risposte nella consueta conferenza stampa, di cui vi riportiamo i principali estratti:

Come si è arrivati alla scelta di Taranto?

Alessandro di Robilant:Taranto l’abbiamo trovata per caso, e poi ci è apparsa come un luogo magico che ha dato colore al film. Io ci crdeo molto in questo film e soprattutto spero che possa generare un passaparola a partire da coloro a cui è piaciuto che mi auguro invitino i loro amici ad andare al cinema.

L’Ilva rimane sempre sullo sfondo, come mai questa scelta?

Alessandro di Robilant: Se uno sceglie Taranto come ambientazione non può evitare di parlare dell’ilva, il mio desiderio era di ricordarla senza renderla protagonista. Sarebbe stato invasivo renderla protagonista, altrimente sarebbe stato un documentario, invece io volevo mettere in primo piano una storia.


Sei l’esordio migliore e la rivelazione più grande per quest’anno, come mai sei arrivato così tardi al cinema?

Giulio Berane: Non sono arrivato prima perchè non mi hanno cercato, però è stata un’esperienza bellissima. Mi stavo diplomando e mi hanno detto che stavano facendo il cast, allora ho fatto provini e poi mi hanno detto che ero stato preso.

Alessandro di Robilant: In realtà non voleva nemmeno venire ma poi per fortuna è stato acchiappato.

Dato che ci sono molte differenze con il libro, quali sono gli step con cui si è svolta la sceneggiatura? La stessa presenza dell’Ilva, assente nel libro, esprime questa diversità.

Alessandro di Robilant: Il libro non identifica una particolare località, ci si è arrivati gradatamente e poi è nata l’esigenza di ispirarsi a La città di dio in cui la rapprsentazione degli ultimi è di rande vivacità. La nostra maggiore esigenza era di non raccontare gente che fosse troppo consapevole e quindi immusonita dal proprio disagio. Ci tenevo in maniera particolare a non mostrare gente che si aggirasse consapevole e immusonita ma che si dimostrasse vitale.

Nel film lei ha connotato con particolare fisicità il suo personaggio diversamnete dal libro. Come mai?

Anna Ferruzzo: In effetti questa fisicità c’è. Io sono di taranto e sarebbe fin troppo banale dire che questa è la fisicità di determinate zone. Ma non è semplicemente questo: la mia è la fisicità delle donne che combattono con me contro le antenne, contro qualcosa che è fisico e che sovrasta le loro vite. Il mio è stato un modo di leggere il personaggio, avrebbe potuto essere rilfessivo o introspettivo, ma i realtà con quel contesto e quelle donne non potevo fare diversamente.

Parlatemi del lato di questo film che vi ha colpito di più.

Giorgio Colangeli: Del film mi è piaciuto l’argomento, la storia, e anche il mio ruolo che è un surrogato paterno. Mi piaceva molto l’ottimismo del film, infatti se il personaggio di Giulio ritrova la strada è per merito di una buona insegnante e di un buon educatore che fa il suo dovere. Quindi non serve fare chissà che cosa per poter cambiare le cose.

Valentina Carnelutti: Il mio personaggio è una buona insegnante eio credo che essere questo oggi significhi essere anche una buona volontaria. Avevo poche occasioni per mostrare come la letteratura possa avere un ruolo importante proprio come accade ai veri insegnanti. Io poi non ho dovuto fare molto, la maggior parte del lavoro l’ha fatta Giulio.

Riondino: Io sono di Taranto e sono tanto felice di aver avuto l’occasione di interpretare questo ruolo: insieme a me tutti gli abitanti durante le riprese sono stati coinvolti, ci siamo sentiti tutti protagonisti. Taranto è la coscienza sporca dell’Italia, è la polvere sotto il tappeto.

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