Festival Internazionale del film di Roma 2009: numeri, polemiche e considerazioni finali

Tappeto rosso riposto in cantina. Si è chiusa ieri la 4° edizione del Festival Interazionale del Film di Roma 2009, nato tra le polemiche ed incapace di uscirne, a quattro anni dalla sua nascita. Per volere di Veltroni la kermesse nacque come “Festa”, più per il pubblico che per gli addetti ai lavori. Rondi lo



Tappeto rosso riposto in cantina. Si è chiusa ieri la 4° edizione del Festival Interazionale del Film di Roma 2009, nato tra le polemiche ed incapace di uscirne, a quattro anni dalla sua nascita. Per volere di Veltroni la kermesse nacque come “Festa”, più per il pubblico che per gli addetti ai lavori. Rondi lo scorso anno la trasformò sciaguratamente in Festival, senza capire che comunque di Festa si stava parlando. Una Festa del Cinema per la ‘gente’ normale, in una città, Roma, che ha il cinema nel proprio Dna.

Puntuali come le paste la domenica le polemiche, nella maggior parte dei casi alimentate da chi al Festival magari non è andato oltre la visione di 3 film 3, e senza mai aver vissuto 18 ore su 24 l’atmosfera dell’Auditorium. Se lo si deve (e si può giustamente fare) criticare, che lo si faccia in maniera ‘pulita’. Il sottoscritto prima di criticare un evento, qualunque esso sia, tenta di viverlo appieno. In caso contrario, taccio.

Costato poco più di 10 milioni di euro, con un incremento sostanziale dei partner pubblici e privati, saliti da 144 a 152, il Festival ha visto arrivare ben 600 mila visitatori, contro i 580,000 della passata edizione. 7.720 gli accreditati, di cui 2.656 giornalisti italiani e 2.222 stranieri, con 102,000 biglietti venduti, contro i 115,000 dello scorso anno.

Flessione, probabilmente, dovuta al minor numero di titoli (e conseguentemente di proiezioni) presentati. Pochissime le prime mondiali di ‘grido’ (Up in The Air era già passato a Toronto, Parnassus a Cannes) per un Festival che ha comunque stupito dal punto di vista della qualità delle pellicole (questo può dirlo però solo chi le ha viste…).

Sparare sul Festival di Roma è ormai come sparare sulla croce rossa. Incapace di trovare una ferma collocazione temporale, a metà tra Venezia e Torino e scomodo concorrente per il Lido, Il Festival a molti, addetti ai lavori e non, piace poco a prescindere. Molti detrattori avrebbero avuto da ridire anche se la Detassis fosse riuscita nell’impresa di portare nella capitale Nine!

Ogni 12 mesi ci ritroviamo qui a dover discutere sul ‘senso’ del Festival, che se la ride di gusto sotto i baffi con tanto di conferma ufficiale fino al 2012. Se dopo 4 edizioni ancora non si è capito che ci troviamo dinanzi ad una kermesse ‘diversa’ dalle altre (Venezia e Torino non sono ‘concorrenti’ semplicemente perchè sono altro!), è inutile anche affrontare il dibattito.

La critica costruttiva, se non addirittura propositiva, è ben accetta e necessaria, per maturare e livellare i problemi che ancora oggi attanagliano la manifestazione. Quella banale, ovvia e scontata perchè “cattiva”, e pseudo controcorrente, risulta essere decisamente evitabile, se non gratuita.

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