Gola Profonda 2: Michael "Liberace" Douglas

Il bravo attore americano, figlio del grande Kirk Douglas, non ha paura di nulla e sovverte il pudore dei media

L’eroe di Wall Street e di tanti altri film prodotti, interpretati, diretti, Michael Douglas ha rivelato al mondo che anche lui è stato “una gola profonda” a causa di ripetute immersioni in altra profondità. Lo ha detto al quotidiano britannico “The Guardian” in un’intervista. “Lei ha avuto e si è operato per un cancro alla gola, colpa del fumo e delle sigarette?”, ha chiesto il giornalista seguendo la normale modalità delle domande tra cinema e vita, che sempre vanno fortissimo.

Michael non ha avuto esitazioni e ha risposto: “Ho avuto il cancro alla gola a causa del sesso orale”. Così, pianamente, in nome della semplicità e di un bisogno di verità, senza girare intorno alla questione. Casi sempre meno rari a Hollywood, il regno del gossip anche nero, rosa, porno come ricorda il celebre libro Hollywood Babylonia di Kenneth Anger, che tempo fa è stato pubblicato in Italia da Aldelphi, il massimo della editoria per le elite e per le storie romantiche di grande levatura letteraria.

La mente corre alla Gola profonda di Linda Lovelance, protagonista del film omonimo, diretto da Gerard Damiano nel 1972, un successo grande, multimiliardario. Cavità abissali, infinite come le grotte che arrivano al centro della terra, nel romando di Jules Verne. In questo caso la situazione è diversa. La mente di molti, la nostra stessa mente, è volata a Catherina Zeta Jones, scozzese, bellissima moglie di Michael; una salda coppia mondiale che ha due figli e fa quel che vuole. Al centro del cinema che conta. Il grande Michael è un fregoli come tutti gli attori: è passato dal ruolo del maschilista, cinico, disonesto Gekko, padrone della peggiore Wall Street (1987, sequel 2010), al pianista di origine polacca e italiana Liberace che suonava e cantava tra gli anni Cinquanta e Sessanta, tra candelabri e arredamenti roccoco; e amava un fidanzato di cui era molto geloso. Nel film Behind the Candelabra, intitolato col nome del decadente Liberace, che è piaciuto al Festival di Cannes 2013, dove non ha avuto alcun premio per un’interpretazione giudicata mirabile, degna, persino commovente.

“Contatti sessuali, sesso orale, cunnilingtus”: così ha tenuto a precisare Michael, sapendo bene che sarebbe subito finito sui giornali, senza temere l’eco di una rivelazione fuori dalla norma, e senza avere scrupoli, ovvero pensare a Catherine, la moglie, la donna che ha amato e ama, l’attrice che con lui è diventata più brava di… lui. La coppia ora si trova- per poco- nel fuoco della attualità, senza tentennamenti, senza mascherature, il sesso è amore, l’amore è il sesso; e l’amore è anche famiglia, “Rifugio in un mondo senza cuore”, come ha scritto il sociologo Christhopher Lasch, aggiungendo: “la famiglia in stato d’assedio" (titolo e sottotitolo di un libro del 1982. Lasch, l’acuto autore di un altro famoso, importante libro: “La cultura del narcisismo”, i cui campioni sono in gran parte i divi, quelli che lo praticano il vero narcisismo magari persino inconsapevole e lo spargono come pulviscolo sulle loro piume, un pulviscolo che cala su di noi, noi spettatori avidi, spettatori dalla memoria da soffitta sui cui scaffali ci sono Linda, Micheal, Catherine, i loro personaggi, le loro interviste, le loro verità. Essi sono naturalmente, cinematograficamente, sinceri per molti motivi: nascondere oggi vuol dire essere perseguitati. I divi sono più sinceri dei politicanti corrotti le cui milizie battono nel mondo il passo tipo SS , il passo che arriva per tv, giornali, etc. Gli annunci di Angelina e di Michael sono frecce acute verso costoro che formano un esercito camuffato. Ed ecco che al confronto, gli annunci di due pop star sembrano, sono, nudi e dolorosi. Necessari. Il cinema oggi è anche questo.

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