Torino Film Festival 2009: The Shock Doctrine – Crackie – Pontypool

Ecco qui gli ultimi film del concorso e le ultime visioni di questa 27a edizione del Torino Film Festival 2009, in attesa di conoscere i vincitori. Domani potrete leggere le opinioni delle eventuali ultimissime visioni fuori concorso e il lungo post finale con commenti e voti su tutti i film visti. The Shock Doctrine –

Ecco qui gli ultimi film del concorso e le ultime visioni di questa 27a edizione del Torino Film Festival 2009, in attesa di conoscere i vincitori. Domani potrete leggere le opinioni delle eventuali ultimissime visioni fuori concorso e il lungo post finale con commenti e voti su tutti i film visti.

The Shock Doctrine – di Mat Whitecross e Michael Winterbottom (Festa Mobile – Paesaggio con figure)
Dal libro omonimo di Naomi Klein (Shock Economy), un documentario che ripercorre le teorie in campo politico ed economico del liberista Milton Friedman e le sue possibili applicazioni in campo pratico, dal governo Thatcher alla dittatura di Pinochet, dalla caduta del Muro al governo Reagan: in tutti i casi si potrebbe pensare che uno shock sul popolo causato ad hoc sia servito per poter proprio applicare queste politiche…

Dopo il discusso Road to Guantanamo la coppia Whitecross e Winterbottom si riunisce e dirige un documentario breve, secco e convincente su un tema inquietante e che potrebbe riservare qualche contatto con Capitalism: A Love Story, ma solo in apparenza. Infatti rispetto al documentario di Moore The Shock Doctrine presenta solo filmati di repertorio e una conferenza della Klein: poco spazio al resto e all'”elaborazione artistica”.

Le conseguenze collaterali delle applicazioni delle teorie di Friedman sono agghiaccianti, soprattutto quando entrano in ballo violenza e tortura. I due registi si limitano, giustamente, a presentare i materiali e ad offrirne un punto di vista il più distaccato possibile: il risultato potrebbe essere discutibile, ma il lavoro presenta davvero quella “giusta distanza” che i detrattori di Moore ad esempio gli hanno sempre rimproverato di non avere.


crackie

Crackie – di Sherry White (Concorso)
Mitsy vive con la fredda e burbera nonna in una casetta vicino ad una discarica. Abbandonata dalla madre, la ragazza frequenta una scuola per diventare parrucchiera. I suoi unici “affetti” sono un ragazzo con cui ha una relazione solo sessuale ed un cane che non riesce ad ammaestrare. Un giorno sua madre torna a casa…

Sherry White esordisce alla regia con un lungometraggio incentrato quasi esclusivamente sulla protagonista, interpretata dalla convincente Meghan Greeley. Un personaggio che, come in molto cinema sundance, vive nel suo mondo, praticamente emarginato, insicuro di tutto, di tutti e di sé stesso.

Ciò che convince della pellicola, a parte il coinvolgimento, è l’umanità con cui sono trattate le reazioni dei personaggi, in primis Mitsy stessa: scatti d’ira improvvisi e pianti isterici mai fasulli, e non mancano neanche azioni di cui ci si pente pochi secondi dopo (vedi la ragazza che tratta male il cane, poi si pente e lo coccola).

pontypool posterPontypool – di Bruce McDonald (Festa Mobile – Figure nel paesaggio)
Una notte nella piccola cittadina di Pontypool si scatena una tempesta di neve. Il dj radiofonico Grant Mazzy giunge al lavoro dopo aver avuto un’inquietante incontro in strada con una donna. Con lui a condurre la diretta ci sono Sydney e la giovanissima Laurel. Ad un certo punto arriva una news dell’ultim’ora: in città si sta scatenando una rivolta. Ma non è una rivolta comune…

Bruce McDonald è il regista canadese che si era fatto conoscere proprio a Torino tre edizioni fa con il folle ma convincente The Tracey Fragments, opera girata interamente in multi-screen su una giovane ragazza disagiata interpretata da Ellen Page. Ora il bravo regista volta pagina, e per la sua seconda fatica opta per l’horror: il risultato è sorprendente.

Pontypool è girato tutto all’interno della chiesa adibita a stazione radiofonica dove i tre protagonisti stanno conducendo la diretta, e per tutta la prima ora McDonald tiene altissima la tensione semplicemente dandoci informazioni su quello che sta accadendo in città tramite collegamenti tra Mazzy e testimoni oculari della vicenda. Poi, da metà, la faccenda si fa più serrata.

Sarebbe uno spoiler troppo grande dover per forza dire qualcosa sul perché le persone ad un certo punto si trasformino in zombie/infetti: sappiate solo che la comunicazione c’entra, e il discorso che McDonald mette in campo è più serio di quel che si possa immaginare. Pontypool è una specie di Talk Radio come se l’avesse diretto Carpenter, con in più una dose d’ironia mai forzata e che non stempera la tensione, continua e palpabile. Una sorpresa: destinato a diventare un piccolo classico del genere.

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