Torino Film Festival 2009: commenti e voti

Facciamo un gioco, rubando un’idea che ha avuto Bruno Fornara a proposito di Venezia 65 (Cineforum, n. 478): facciamoci il concorso del Torino Film Festival 27. In giro i bilanci di questa edizione sono tutti positivi: il concorso è il migliore degli ultimi anni, le retrospettive sono bellissime, c’è il tutto esaurito, ci sono gli

Facciamo un gioco, rubando un’idea che ha avuto Bruno Fornara a proposito di Venezia 65 (Cineforum, n. 478): facciamoci il concorso del Torino Film Festival 27. In giro i bilanci di questa edizione sono tutti positivi: il concorso è il migliore degli ultimi anni, le retrospettive sono bellissime, c’è il tutto esaurito, ci sono gli italiani in gara e uno vince tutto (miglior film, FIPRESCI, Mouse d’Oro). Meglio di così. E invece scommettiamo che poteva essere ancora meglio questo primo concorso “ameliano”?

Noi, da spettatori che immaginiamo un concorso, rispettiamo solo una regola, ovvero quella di ammettere in gara solo opere prime, seconde e terze. Iniziamo a togliere via quello che secondo noi non va. Via il dente, via il dolore: La bocca del lupo, visto che è piaciuto a tutti e lo si è pompato sin dall’inizio, quando nessuno aveva ancora visto il film, meriterebbe addirittura l’apertura del festival, magari un evento speciale a sé, e quindi lo spostiamo nella neonata Festa Mobile (leggi semplicemente Fuori concorso). Ma che succederà quando sarà distribuito in sala? Come lo accoglierà il pubblico?

Discorso più difficile ancora per il secondo titolo italiano, Santina, del quale si cerca un senso tra momenti video-arty, animazione, attimi di estetica postmoderna esasperata: meriterebbe una categoria a sé. Fuori concorso per You Wont Miss Me, indipendente nell’anima con tante conversazioni ma idee sotto il livello di guardia, e per Chi l’ha visto, home movie che sveglia lo spettatore solo alla fine, poi tutti a casa.

Quanto è bello poi il paesaggio di Jalainur, quanto fascino nella (discutibilissima, tra l’altro) fotografia, quanto Jia Zhang-ke: gli orientofili incalliti andranno in brodo di giuggiole, ma c’è chi crede che il cinema orientale non sia solo questo. Buonissime le intenzioni di Baseco Bakal Boys, meno la realizzazione. Leviamo infine il libertino Le roi de l’évasion e il “distopico” Transmission.

Teniamo invece il cileno La nana, divertente, opprimente ed umano ritratto di una tata che lavora da anni presso una viziata famiglia ricca e borghese, con un’ottima Catalina Saavedra premiata meritatamente come migliore attrice. In gara anche il film che ha fatto vincere ai giganti Robert Duvall e Bill Murray il premio come miglior interpretazione maschile ex-aequo, ovvero Get Low; cinema classico, che fila liscio senza intoppi, con momenti e aria da western e con attimi di ironia e commozione.

Con Torso il giapponese Yamazaki, direttore della fotografia di Kore-eda, traccia un bel ritratto di donna alle prese con la sorella minore e il mondo maschile: a darle illusoria soddisfazione c’è un busto maschile gonfiabile. Giusta distanza nel tracciare i ritratti delle protagoniste, ma non freddezza, e con un’immagine che non si scorda. Bello anche il norvegese Van Diemen’s Land, viaggio verso la salvezza che si trasforma in cruda rappresentazione della follia, tra sopravvivenza e cannibalismo: senza paradiso e senza dio alcuno.

Nord è un road movie ambientato tra le nevi, in cui un padre depresso viaggia con la motoslitta per conoscere una figlia che non sapeva di avere: divertente e toccante insieme di personalità e solitudini, con un finale che si chiude a sorpresa nel momento migliore. Decisamente buono il romeno Medal of Honor, anche questo un film toccante in cui un padre tenta di riallacciare i rapporti col figlio: Romania post-Caesescu, una medaglia al valore ottenuta per un’azione durante la Seconda Guerra Mondiale e ironia che colpisce.

Qualche riserva, ma sopra la media del concorso, per Guy and Madeline on a Park Bench, diretto da un ventiquattrenne cinefilo e innamorato di Cassavetes, Nouvelle Vague e cinema (apparentemente) improvvisato e libero; musica, danza, New York in esterni. Compito stilisticamente sorprendente a cui manca però qualche cosa per essere in fondo convincente. Teniamo, come ottavo film in gara, anche il canadese Crackie, un altro ritratto femminile disagiato, coinvolgente e umano nel descrivere le reazioni della protagonista.

Ora che abbiamo tolto metà del concorso e tenuto otto titoli, rimpolpiamo il tutto con titoli che vengono dalla sezione Festa Mobile. Se l’idea di Amelio & co. era di compilare una gara sorprendente, teniamo questa idea di base per i primi titoli del nostro concorso e infiliamo due horror in competizione: in Pontypool di sangue ce n’è poco, ma si lavora di angoscia che cresce e d’intelligente ironia, con un non banale discorso sulla comunicazione e sulla parola; in The Loved Ones di sangue ne scorre molto, e si lavora sui cliché e sui filoni del genere per colpire lo spettatore.

Perché Nowhere Boy, il film d’apertura che parte da un giovane John Lennon per raccontarci in realtà in modo sincero e contagioso una storia familiare, non era in concorso? Noi ce lo mettiamo volentieri. E ci mettiamo anche Gigante, già Orso d’Argento a Berlino, non eclatante ma interessante pellicola in cui un sorvegliante di un supermarket s’invaghisce di un’addetta alle pulizie e, in modo tenero ma insistente, inizia a pedinarla.

Decisamente simpatico e realizzato con stile, al contrario di qualche titolo finito nel concorso ufficiale, anche se è davvero indipendente, Breaking Upwards: parte dalla storia vera dei due giovanissimi registi, una coppia che in un momento di crisi ha provato a mettersi decine di paletti e regole. Grande attenzione ai dialoghi e alle situazioni. Ancora meglio l’australiano Beautiful Kate, dramma torbido che colpisce al cuore.

Finiamo il nostro fanta-concorso con due opere interessanti, discusse e discutibili, acclamate a Cannes e Berlino, ovvero il turco My Only Sunshine e il romeno Police, Adjective: due tipi di cinema che possono non piacere e coinvolgere fino in fondo, effettivamente, ma almeno stimolanti. Ecco quindi un concorso divertente, che crediamo non lasci da parte la ricerca di tematiche e stili. E possa divertire un vasto pubblico.

Al di là di questo gioco (lungo, me ne rendo conto), il concorso di quest’anno ha presentato un dislivello incredibile. Se nel biennio Moretti i brutti film potevano essere discutibili, qui ci sono titoli che non si spiegano proprio: vorremmo sapere almeno le motivazioni del perché ammettere in gara pellicole come You Wont Miss Me, Santina e Chi l’ha visto. Tre film che davvero non ci si può credere, neanche col senno di poi.

Certo, poi ci sono stati i grandi titoli, come gli straordinari Fantastic Mr. Fox di Anderson o Segreti di famiglia di Coppola, il delicato Le Refuge di Ozon (Mouse d’Argento!), l’interessante Neil Young Trunk Show di Demme – forse il gemello di Rachel sta per sposarsi -, e Non ma fille, tu n’iras pas danser di Honoré. E poi Ray, Oshima, omaggi alla Nouvelle Vague, lezioni da registi del cinema italiano, Scarpette Rosse presentato da Coppola, tutti i film che abbiamo perso perché il programma è fittissimo. Eppure, non ci sembra che l’edizione di Amelio funzioni meglio rispetto alle due di Moretti: pesano infatti alcune scelte nel concorso che fanno calare vertiginosamente la media complessiva, e altre scelte lasciano ancora perplessi (chi mi spiega il senso di presentare una cosa come The Blind, please?). Vai a capire la critica e certi paragoni che lasciano qualche sospetto…

Di seguito i voti a tutti i film visti in questa edizione del Torino Film Festival, con tra parentesi per il concorso i voti complessivi della giuria del Mouse d’Oro.

Concorso

La nana – di Sebastián Silva (7.4)
Voto: dal 7 all’8

You Wont Miss Me – di Ry Russo-Young (3.5)
Voto: 2

Get Low – di Aaron Schneider (7.2)
Voto: dal 7 all’8

Torso – di Yutaka Yamazaki (7.0)
Voto: 8

Van Diemen’s Land – di Jonathan auf der Heide (7.1)
Voto: dal 7 all’8

La bocca del lupo – di Pietro Marcello (7.5)
Voto: 5

Le roi de l’évasion – di Alain Guiraudie (5.5)
Voto: 5

Chi l’ha visto – di Claudia Rorarius (5.2)
Voto: 3

Nord – di Rune Denstad Langlo (7.4)
Voto: dal 7 all’8

Jalainur – di Zhao Ye (6.3)
Voto: dal 4 al 5

Adás – Transmission – di Roland Vranik (6.0)
Voto: 5

Crackie – di Sherry White (6.2)
Voto: 7

Santina – di Gioberto Pignatelli (4.4)
Voto: 1

Medal of Honor – di Calin Netzer (6.5)
Voto: dal 7 all’8

Guy and Madeline on a Park Bench – di Damien Chazelle (4.9)
Voto: 6

Festa Mobile

Nowhere Boy – di Sam Taylor Wood
Voto: dal 7 all’8

My Only Sunshine – di Reha Erdem
Voto: dal 6 al 7

Zion and his brother – di Eran Merav
Voto: dal 6 al 7

Police, Adjective – Corneliu Porumboiu
Voto: dal 6 al 7

Le Refuge – François Ozon
Voto: 8

Gigante – di Adrián Biniez
Voto: 7

Breaking Upwards – di Daryl Wein
Voto: 7

À l’ouest de Pluton – di Henry Bernadet e Myriam Verreault
Voto: 6

Kinatay – di Brillante Mendoza
Voto: dal 5 al 6

Claustrophobia – di Ivy Ho
Voto: 5

Neil Young Trunk Show – di Jonathan Demme
Voto: 8

Fantastic Mr. Fox – di Wes Anderson
Voto: dall’8 al 9

Non ma fille, tu n’iras pas danser – di Christophe Honoré
Voto: 8

The Blind – di Nathan Silver
Voto: 2

Segreti di famiglia – di Francis Ford Coppola
Voto: dall’8 al 9

Bomber – di Paul Cotter
Voto: dal 6 al 7

Welcome – di Philippe Lioret
Voto: 7

The Shock Doctrine – di Mat Whitecross e Michael Winterbottom
Voto: 7

Pontypool – di Bruce McDonald
Voto: 8

Beautiful Kate – di Rachel Ward
Voto: 8

The Loved Ones – di Sean Byrne
Voto: 8

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