E’ ri-morto, quando nasce più che ri-nascere?

la bocca del lupo

C’è un articolo da non perdere sulla rivista “Il Giudizio Universale” che dalla stampa è passata al sito GiudizioUniversale. E’ scritto da Alberto Barbera, il direttore del Museo del cinema di Torino, ex direttore della Mostra di Venezia, uno che se n’intende.

Nell’articolo, tutto da leggere, si torna con accenti seri e pungenti sulla situazione del nostro cinema che vive di fuochi di paglia (?) sia sul piano delle opere d’autore che di quelle opere che puntano esplicitamente al successo del pubblico. Abbiamo bisogno delle une e delle altre, ma il bilancio in questi mesi è magro e non ci sono grandi prospettive, se non speranze colte al volo, come La bocca del lupo di Piero Marcello, premiato all’ultimo Torino Film Festival. Non l’ho ancora visto e sono molto incuriosito, interessato.

Ma Barbera è decisamente preoccupato e dice che si “naviga a vista”, molto vero. Sui rimedi le parole si fanno difficili per tutti, anche per gli esperti. Qui in Italia è sempre successo nell’ultimo mezzo secolo che, con il declino del cinema popolare e d’autore e l’intervento spesso arrogante prima dalla tv e poi delle tv, il cinema tutto insieme si sia messo nelle mani di politici e di politiche i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Forse non disastrosi ma opachi, ciechi sull’oggi e sul domani.


Le osservazioni di Barbera andrebbero meditate con attenzione, anche per la autorità della persona e per la conoscenza che ha del settore.

Senza mezzi termini, il direttore invita a un dibattito critico serio “magari a colpi di litigi feroci e confronti duri”. Sono d’accordo.

Mi guardo in giro: vedo solo soggetti, vecchi o di mezza età o giovani, che hanno mangiato la foglia dei poteri e si accontentano; per loro il pubblico non ha importanza, le tv vanno snobbate e le si accetta così, gli enti sono serbatoi di posti comodi o scomodi (burocrazia e mediocrità), i giornali sono appiattiti sulle interviste che si vorrebbero piccati e sul gossip a gogo, i critici dormono nelle loro riviste, i docenti universitari si affidano al cinema da imporre più che da amare e da capire.

Da dove cominciare? Posso dirlo? Ho nostalgia di quando facevo i film sperimentali per la tv e lavoravo tutelato dalla distrazione del potere Rai. Bisogna creare almeno zone di distrazione dei poteri. Come? Cambiando almeno atteggiamento: bisogna cercare un cinema diverso, anche in casa nostra, e serve che qualcuno se ne innamori e lo sappia promuovere.

Chi? Già: chi? E qui mi fermo. A voi la parola.

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