Courmayeur Noir in Festival: Aspettando Avatar - la conferenza stampa di James Cameron

Avatar

E' tantissima la curiosità e l'attesa è quasi spasmodica. Abbiamo già visto affiorare in rete numerosi trailer, immagini, scene inedite e locandine di Avatar, il nuovo kolossal di James Cameron che, concepito prima di Titanic, arriverà sugli schermi di quasi tutto il mondo il prossimo 18 dicembre, dopo una gestazione di quattro anni. Buoni ultimi, noi italiani lo potremo vedere nelle sale solo dal 15 gennaio 2010.

Intanto, qui al Courmayeur Noir in Festival, abbiamo potuto vedere alcune sequenze (per un totale di 30 minuti) in anteprima, su grande schermo, con tutta la magia e la magnificienza del 3D. Il tutto grazie alla preziosa collaborazione di 20th Century Fox, che per l'occasione ha equipaggiato il Pala Noir con strumenti di eccezionale resa tecnica, messi a disposizione da Harkness (Gran Bretagna, per gli schermi ad alta luminosità); Doremi (Francia, service per la proiezione digitale); Kinoton (Germania, per i proiettori) e dallo staff italiano di Kinorama. "Questa inedita collaborazione europea, realizzata appositamente per il Noir in Festival, è stata per noi motivo di particolare orgoglio e ha fatto di quella di Courmayeur un'anteprima assolutamente unica" ha affermato Giorgio Gosetti, uno dei tre storici direttori del Festival (assieme a Marina Fabbri ed Emanuela Cascia). Sulla trama non ci possiamo ancora sbilanciare (per ora non si può fare a meno di notare una certa somiglianza con la storia di Pocahontas) ma, sul piano tecnico, possiamo già promuovere il film a pieni voti. L'incredibile profondità delle immagini, i colori, i visionari paesaggi alieni del pianeta Pandora e la spettacolarità delle tre dimensioni, hanno conquistato anche i più scettici (sottoscritta compresa).

Avatar ci porta in un mondo nuovo e spettacolare al di là di ogni immaginazione, dove un eroe atipico e ribelle si imbarca in un'avventura epica, che alla fine lo vedrà combattere per salvare il mondo alieno che ha imparato a chiamare casa. Entriamo in questo mondo alieno attraverso gli occhi di Jake Sully, un ex Marine costretto a vivere sulla sedia a rotelle. Nonostante il suo corpo martoriato, Jake è ancora un combattente. E' stato reclutato per viaggiare anni luce sino all’avamposto umano su Pandora, dove alcune società stanno estraendo un raro minerale che è la chiave per risolvere la crisi energetica sulla Terra. Poiché l’atmosfera di Pandora è tossica, è stato creato il Programma Avatar, in cui i piloti umani collegano le loro coscienze a un avatar, un corpo organico controllato a distanza che può sopravvivere nell’atmosfera letale. Questi avatar sono degli ibridi geneticamente sviluppati dal DNA umano unito al DNA dei nativi di Pandora… i Na’vi. Rinato nel suo corpo di Avatar, Jake può camminare nuovamente. Gli viene affidata la missione di infiltrarsi tra i Na'vi che sono diventati l’ostacolo maggiore per l’estrazione del prezioso minerale. Ma una bellissima donna Na'vi, Neytiri, salva la vita a Jake, e questo cambia tutto.

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Ieri pomeriggio - occasione ghiottissima e davvero imperdibile - è stato possibile seguire, in collegamento da Londra, l'unica conferenza stampa concessa dal regista James Cameron e dal cast. Erano presenti, oltre al regista, gli interpreti Sam Worthington, Zoe Saldana, Sigourney Weaver (che per sua stessa ammissione può vantare una certa esperienza in fatto di alieni), Stephen Lang e il produttore Jon Landau. Ecco alcuni estratti della conferenza :

Quello che ho proposto alla 20th Century Fox 4 anni e mezzo fa - spiega James Cameron - è semplicemente questo: stiamo per spendere un sacco di soldi, tempo ed energie per creare in computer graphic ogni singolo albero, razzo, muscolo ed espressione facciale di ciascun personaggio o creatura del pianeta Pandora. Si tratta di una quantità di materiale davvero immensa. In quest'ottica avrebbe senso pensare alla possibilità di dare vita ad un franchise o ad una saga che sfutti ancora la storia e le ambientazioni di Avatar e di Pandora. Non c'è ancora alcuna sceneggiatura e non vi è nulla di sicuro per il momento. tutto dipende da come andrà questo primo film. Se piacerà al pubblico e gli incassi saranno soddisfacenti, si potrebbe andare avanti.

Mentre scrivevo la sceneggiatura e cominciavo ad inventare i nomi per i personaggi ed i luoghi, ho cominciato a pensare a comr avrebbe dovuto parlare la popolazione di Pandora. Ero stato in Nuova Zelanda due anni prima e mi erano piaciuti moltissimo alcuni suoni della lingua Maori. Allora ho chiesto aiuto al direttore della facoltà linguistica all'università di Los Angeles. Lui ha messo insieme parole e suoni provenienti da molte lingue, ha creato una 'sound palette' formata da una mescolanza di dialetti dei nativi americani, idiomi africani ed europei. A quel punto abbiamo cominciato a creare degli MP3 mettendo insieme quei suoni per creare il linguaggio dei Na'vi, trovando l'effetto che volevamo ottenere: espressioni che non fossero troppo difficili da pronunciare per gli attori, pur sembrando una lingua totalmente aliena.

Penso che fino ad ora ogni regista che abbia realizzato un film in 3D si sia sentito in un certo senso in dovere di ricordare al pubblico che sta assistendo ad un film in tre dimensioni, utilizzando espedienti come quello degli oggetti che invadono continuamente lo spazio personale dello spettatore uscendo dallo schermo. Ma in questo modo lo spettatore ha sempre bene in mente il fatto di trovarsi al cinema a guardare un film. E non era ciò che volevo. Io voglio che il pubblico si dimentichi di trovarsi davanti ad uno schermo cinematografico e vada su Pandora. Ho usato il 3D come fosse una finestra o un portale aperto su un'altra realtà, attraverso cui si possono vedere i personaggi e quello che succede loro. Volevo che il 3D fosse funzionale alla storia, che rendesse più belle e reali le immagini, non che la storia servisse solo da contorno agli spettacolari effetti 3D. Se si realizza un bel film, con le giuste inquadrature, le giuste luci, buoni attori ed una sceneggiatura solida, rimarrà un bel film anche se visto in 2D. Si deve pensare al film in due dimensioni, realizzarlo come se fosse in due dimensioni, ed aggiungere la tridimensionalità solo alla fine. Se, al contrario, si pensa al film come ad un 3D fin dall'inizio, con oggetti fluttuanti nel vuoto e palline che rimbalzano fuori dallo schermo per dieci secondi, sarà sicuramente divertente da vedere in 3D, ma visto in 2D sembrerà la cosa più stupida del mondo.Voglio fare tutti i miei prossimi film in 3D, qualinque sia il soggetto, è una tecnologia ormai matura e penso debba diventare presto parte integrante dell'arte cinematografica.

In merito ai costi maggiorati delle proiezioni in 3D il regista dice: "la scelta spetta allo spettatore. E' come cambiare il vecchio televisore di casa e decidere di comprarne uno più grande, con schermo al plasma. Se si vuole il meglio bisogna accettare di pagare un po' di più".

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