L’esorcista, William Friedkin: “E’ un film sempre attuale”

Parla il regista Premio Oscar per Il braccio violento della legge, che verrà premiato con il Leone d’Oro alla Carriera.

Nato nel 1935 da una povera famiglia di emigranti russi, William Friedkin è uno dei registi di culto di Hollywood e tra la sua lunga filmografia basterebbero solo tre titoli per consegnarlo definitivamente alla storia: Il braccio violento della legge (1971 e vincitore di 5 Premi Oscar), L’esorcista e Vivere e morire a Los Angeles. Ma Friedkin, sposato tra l’altro con una delle più influenti donne di Hollywood, Sherry Lasling Paramount Pictures, alla soglia dei 78 anni non ha intenzione di fermarsi. Dopo il grottesco Killer Joe (2011 con Matthew McConaughey), il regista ha pubblicato il suo libro di memorie, The Friedkin Connection, a parafrasi di The Frech Connection (Il braccio violento della legge) e ora si appresta a ricevere un meritatissimo Leone d’Oro alla Carriera al prossimo Festival di Venezia.

Recentemente intervistato da Il Corriere della Sera, Friedkin ha dichiarato, riguardo al suo capolavoro dell’horror (dal 19 giugno nelle sale in versione integrale):

“Non so se questo film abbia cambiato i parametri del film dell’orrore, ma di sicuro resta uno dei miei lavori più noti. Tutti lo citano nella loro graduatoria dei film più inquietanti. Io ero restio a dare al film lo stesso titolo del libro di William Peter Blatty, autore anche della sceneggiatura: sapevo che sarebbe intervenuta, come poi avvenne, la censura, anche perchè nella vicenda il demonio si impossessa di una minorenne. Ma decisi di dirigerlo nonostante fossi reduce da Il braccio violento della legge. Ricordo che mi ripetevo la frase di un’epistola “La Fede è la sostanza delle speranze umane, l’evidenza di cose che non vediamo”. Mi affascinava poi la personalità di Blatty che aveva profonde radici religiose ed era figlio di libanesi immigrati a New York. Dopo il libro, lessi il possibile sull’esorcismo e sulle possessioni demoniache e constatai che che la Chiesa Cattolica era reticente sull’argomento.”

Modesto, Friedkin, anche perchè L’esorcista ha cambiato i parametri dei film dell’orrore e oltre a divenire un film di culto nel genere è stato poi apripista di decine di pellicole del genere (Amityville Horror, Il rito, L’esorcismo di Emily Rose, solo per citare i primi tre che vengono in mente…), nonché ad entrare nel linguaggio comune come pochi altri film sono riusciti a fare. Ma il regista non aveva intenzione di fare un film dell’horror, ma più un thriller, una detective story di ambientazione religiosa, se vogliamo:

“Ho sempre pensato al mio film come a una detective story basata su una storia vera, da agnostico che crede al potere di Dio e ai misteri delle anime umane. La Warner offrì il ruolo, andato poi a Ellen Burstyn, a Audrey Hepburn, e nella rosa delle candidate c’erano anche Jane Fonda e Anne Bancroft. Blatty voleva Shirly MacLaine. Ancora oggi sono soddisfatto di avere scritturato Linda Blair per la parte dell’indemoniata Regan MacNeill.”

In effetti, risulterebbe impossibile pensare ad un’altra attrice al posto della Burstyn, specialmente una bellezza classica come Audrey Hepburn, perché L’esorcista, oltre a una grande regia è diventato quel che è anche grazie alla meravigliosa e indimenticabile interpretazione di Max Von Sydow nei panni di Padre Lancaster Merrin:

“Gli mandai alcuni libri di Teilhard e de Chardin. Il suo volto, la sua statura d’attore erano perfette per la spirale dark del film. Max ci ricorda che è la mente, non il corpo, a essere posseduta nel film e questo è un motivo di conoscenza e fascinazione. Gli spettatori continuano a prendere dal film quel che serve loro: quasi come personale esorcismo da un mondo buio, dove le regole di Satana sembrano talvolta applicate. Gli esseri umani hanno perennemente bisogno di liberarsi da qualche cosa.”

Quest’ultima frase è molto indicativa dell’opera di Friedkin e del suo modo di fare cinema: L’esorcista, nonostante sia il film cui il pubblico associa più spesso il nome del regista, non è un film horror, o meglio può essere visto come un film del terrore a un livello visivo di base, ma fondamentalmente si tratta di un’indagine sui lati più oscuri e sconvolgenti dell’animo umano e l’investigazione sarebbe poi continuata, con minor successo di pubblico ma con grande efficacia, anche anni dopo L’esorcista, ad esempio con Cruising, thriller con Al Pacino protagonista che affrontava (ormai oltre 30 anni fa) il tema dell’omosessualità in maniera totalmente diversa dai canoni dell’epoca. Un precursore, un visionario: il Leone d’Oro alla Carriera è più che dovuto e speriamo che Friedkin non decida di andare in pensione.

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