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Giugno al cinema: TOP e FLOP secondo Cineblog

Pellicole di spessore in questi ultimi trenta giorni. Prima del solito periodo estivo, quando la sala si “ricarica” in attesa della stagione successiva

Giugno se ne va e con esso subentra quel periodo di relativa calma in cui, salvo poche eccezioni, la sala si riprende dalla passata stagione in vista di quella successiva. Mese, questo, tutt’altro che avaro di pellicole significative, anche se dalle nostre preferenze non si direbbe. TOP e FLOP piuttosto allineate a questo giro, da cui emergono essenzialmente due protagonisti, ossia Holy Motors e Stoker. Tuttavia, tralasciando queste vette, Giugno è stato anche il mese di pellicole ancor meno blasonate ma altrettanto notevoli come La quinta stagione, Sugar Man o Killer in viaggio, per esempio. E come al solito, non sono nemmeno mancate le delusioni, auspicate o meno che fossero. Buona lettura!

Antonio

  • TOP: Holy Motors di Leos Carax – come descrivere in pochissime righe un film che tende ad essere un po’ tutto, ed a questo tutto vi aspira in massimo grado? Talmente strabordante che per alcuni è anche troppo, con quelle sue incalzanti metamorfosi che lo rendono sfuggente, nient’affatto incline a qualsivoglia etichetta. Un uomo mangia dei fiori, poi indossa una tuta aderente, poi ancora uccide. Raccontarlo sarebbe inutile ancorché dannoso e mortificante per l’opera stessa. Meglio assistere a quel suo riempirsi e svuotarsi come solo il cinema riesce a restituire.
  • FLOP: World War Z di Marc Forster – più grossa è la portata, più pesante rischia di essere il tonfo. Parte da una premessa a rischio, poiché di per sé abusata – se non addirittura satura. Nonostante questo, non si sforza nemmeno di offrire qualcosa non dico di originale, ma almeno di allettante. Alla fine si esce dalla sala con qualche risata e non ci si pensa manco più.

Gabriele

  • TOP: Holy Motors di Leos Carax – e non può essere altrimenti. Alla terza visione resta ancora un’esperienza capace di tutto. Il tipico film che serve ad ogni annata per venir ricordata (ma è del 2012, e noi siamo sempre in ritardo).
  • FLOP: L’uomo d’acciaio di Zack Snyder – mi sono espresso pure troppo sulla più grande blockbuster-delusione del 2013.

Pietro

  • TOP: L’uomo d’acciaio di Zack Snyder – Snyder ci regala un Superman dark, muscolare e con imponenti digressioni fantascientifiche. Un reboot non privo di imperfezioni, ma dotato un impatto visivo impressionante. La saga cinematografica ha trovato un nuovo punto di partenza e sulle macerie di un franchise in panne L’uomo d’acciaio pone le basi per un un nuovo futuro tutto da immaginare.
  • FLOP – Hates – House at the End of the Street di Mark Tonderai – un film tanto prevedibile quanto scolastico nel suo approccio al genere. Basta una mezz’ora per capire dove il regista vuol andare a parare e oltre un’ora per averne la conferma. Pessimo ibrido in cui l’horror è inesistente e il thriller latita.

Federico

  • TOP: Stoker di Park Chan-wook – un film di un’eleganza e di una maestria registica quasi ipnotica. Immotivate le critiche piovute dall’estero, considerando la dirompente forza di Chan-wook Park al suo debutto americano, spiazzante rispetto al suo passato filmico ma tutt’altro che deludente. Anzi. Merito di una mano registica mai banale, di un montaggio illuminante e di un cast ben soppesato. Splendida Mia Wasikowska, finalmente ritrovata Nicole Kidman. Stoker è sicuramente uno dei titoli più sottovalutati di questi ultimi mesi.
  • FLOP: Hates – House at the End of the Street di Mark Tonderai – la regola degli Oscar è tornata tra noi. Vinta una statuetta, spesso e volentieri attori ed attrici premiate danno vita a titoli alquanto ‘dubbi’. Per Jennifer Lawrence, in realtà uscita nei cinema d’America ‘prima’ del trionfo con Il Lato Positivo, l’inciampo con Hates – House at the End of the Street è stato tanto evidente quanto facilmente evitabile. Perché il thriller di Mark Tonderai è scontato, non spaventa ne’ incuriosisce, e soprattutto viene ‘segnato’ da un taglio televisivo sinceramente ingiustificabile.

Cut-tv’s

  • TOP: Stoker di Park Chan-wook – un viaggio alla scoperta di se e della propria natura, avvincente dall’inizio alla fine, morbosamente seducente non solo nella doppia esecuzione al piano, un thriller al ritmo con sguardi e omicidi, i barlumi di follia e la spaventosa verità.
  • FLOP: Hates – House at the End of the Street di Mark Tonderai – il mercato delle case alla fine della strada è in crisi, l’horror non spaventa, il thriller non intriga, e con il battito d’ali dell’uccello speri volino via anche un po’ di banalità, invece…

Andrea

  • TOP: Holy Motors di Leos Carax – dopo una prima spiazzante visione devo ancora capire come (e soprattutto “se”) sia necessario decifrarlo. Di certo c’è solo che il film di Leos Carax, riflessione in bilico sull’attore, i ruoli che impersoniamo, la vita e i generi dell’arte cinematografica, è uno di quei film che si può amare profondamente o respingere con odio ma che di sicuro tornerà sempre a galla. E questo accade non soltanto perché è una pellicola costellata da momenti abbaglianti di cinema (si passano al setaccio, quasi senza accorgersene, generi e film di ogni tempo) ma perché è fatta della stessa materia dei sogni. Non a caso si apre, quasi oniricamente, su un pubblico privo di voce e si chiude su delle limousine che discutono. Questo è il cinema che sogna se stesso.
  • FLOP: Hates – House At The End Of The Street di Mark Tonderai – spiace davvero che il talento di Jennifer Lawrence, appena confermato dall’Oscar per Il lato positivo, venga messo in discussione dalle sue dubbie scelte di copione come questo HATES. Va anche detto che lei è una delle poche cose salvabili di questo thriller televisivo molto telefonato che riesce a sprecare le buone ambientazioni (l’inizio prometteva atmosfere più orrorifiche) e una Elisabeth Shue ancora bellissima nonostante i quasi cinquant’anni d’età. Ma “La ragazza di fuoco” è già dietro l’angolo e scommettiamo che la nostra eroina si farà perdonare anche questo passo falso.