Se Kathryn Bigelow si sente offesa dalla Mostra di Venezia

Entra nel vivo la querelle tra The Hurt Locker e la Mostra del Cinema di Venezia. Non poteva essere altrimenti, visto che come vi abbiamo ricordato recentemente il film di Kathryn Bigelow fu presentato due anni fa in concorso nell’edizione numero 65, forse la più discussa dell’era Marco Müller. È Sandro Parenzo, presidente della Videa-Cde


Entra nel vivo la querelle tra The Hurt Locker e la Mostra del Cinema di Venezia. Non poteva essere altrimenti, visto che come vi abbiamo ricordato recentemente il film di Kathryn Bigelow fu presentato due anni fa in concorso nell’edizione numero 65, forse la più discussa dell’era Marco Müller.

È Sandro Parenzo, presidente della Videa-Cde che ha distribuito il film in Italia, ad accendere il fuoco della discussione con un’intervista rilasciata al Corriere di oggi, sottolineando come sia un’assurdità non aver premiato un film da 9 nomination agli Oscar (tante quante Avatar) al Lido e facendo dichiarazioni piuttosto piccate. Facciamo un passo indietro e ritorniamo alla questione sulla Coppa Volpi per il miglior attore protagonista, andata a Silvio Orlando per Il papà di Giovanna al posto di Mickey Rourke per The Wrestler, che si è dovuto “accontentare” (!) del Leone d’Oro per uno sciocco regolamento che non prevede la possibilità di assegnare una Coppa Volpi al miglior film della competizione.

The Hurt Locker, accolto molto bene sia dalla critica che dal pubblico della Sala Grande, non vinse nulla perché il premio maggiore al film di Aronofsky avrebbe dovuto risarcire la mancata vittoria di Rourke. Tutte voci, supposizioni più o meno ufficiose ma anche credibili che Parenzo non può non riportare in ballo dopo due anni:

Se continua così, la Mostra cinematografica di Venezia diventerà un cineclub per pochi intimi che premierà sconosciuti registi thailandesi… la vera industria, quella americana, non ne vorrà più sapere niente. Anzi, già non ne vuole più sapere niente.


In realtà la dichiarazione sembra esagerata e un po’ fuori luogo: si parla pur sempre di un festival, e uno dei suoi compiti è quello di scoprire anche “sconosciuti registi thailandesi” e non solo di confermare i maestri (e la Bigelow lo è), sebbene il criterio principale dovrebbe essere sempre e comunque quello di premiare la miglior opera in competizione. Continua Parenzo:

Ci dettero un paio di premiolini assolutamente marginali che nessuno sognò di ritirare. Lei rientrò negli Stati Uniti giurando che non avrebbe mai più messo piede a Venezia in tutta la sua vita e la sua carriera. Lo ha detto a mezza Hollywood raccontando tutta la storia. […] Attenzione, la vicenda di The Hurt Locker sarà nei prossimi mesi la peggiore pubblicità possibile per la Mostra italiana tra la gente del cinema americano.

Nella scorsa edizione ci sono stati 6 film statunitensi in concorso e nomi importanti fuori concorso: vedremo invece un’edizione 67 senza registi consacrati e titoli attesi? Il caso di The Hurt Locker ha del clamoroso, certo, ma è tutta la vicenda ad avere qualcosa di strano alla base, a cominciare dalla distribuzione in suolo americano che ha permesso alla Bigelow di essere in corsa per gli Oscar solo l’anno successivo rispetto alla data in cui il suo lavoro era pronto.

Ma detto ciò, che si dovrebbe dire di mancati premi a Rachel sta per sposarsi di Demme o Vegas: Based on a True Story di Naderi, altri due film americani in pole position per premi importanti a Venezia 65 e poi usciti completamente a mani vuote? Solo perché più piccoli del film della Bigelow e perciò impossibilitati ad avere 9 nomination agli Oscar o nel caso di Naderi una minima distribuzione non si può montare lo scandalo? Il problema di Venezia è quello di non dover più accontentare per forza i film italiani di turno, lo sappiamo bene. Ma ricordiamoci poi che alla Mostra fu scartato dalla selezione The Millionaire di Boyle, vincitore di 8 Oscar: per alcuni, ad onor di cronaca, tra i film più sopravvalutati degli ultimi anni. La discussione, speriamo utile a tutti, è aperta.

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