Doppio Gioco: Le recensioni dagli Usa e dall’Italia

Un film drammatico sull’IRA. Promosso o bocciato?

di carla

Ed eccoci a parlare di Doppio Gioco – La verità si nasconde nell’ombra (in originale Shadow Dancer), film diretto da James Marsh con Clive Owen, Gillian Anderson, Andrea Riseborough, Aidan Gillem, Domhnall Gleeson, Michael McElhatton, Martin McCann e Stuart Graham. Dopo aver letto la nostra recensione, diamo un’occhiata a cosa hanno scritto i critici Italiani e Americani.

Nora Lee Mandel – Film-Forward.com: Riseborough è ipnotizzante.

Ty Burr – Boston Globe: Un teso e minimalista studio sui tradimento e i legami familiari.

Robin Clifford – Reeling Reviews: il regista James Marsh ha una mano abile con i suoi attori e ottiene una prestazione notevole da Andrea Riseborough.

Steven Rea – Philadelphia Inquirer: il lavoro di Riseborough è avvincente.

JR Jones – Chicago Reader: Questo thriller britannico di James Marsh è un po’ troppo ben scritto e ben curato per i miei gusti, ma ci sono belle prestazioni di Andrea Riseborough… e Clive Owen.

Bill Goodykoontz – Arizona Republic: Marsh fa un lavoro convincente.

Betty Jo Tucker – ReelTalk Movie Reviews: Tante situazioni e punti della trama sembrano troppo abbozzati, ma i due protagonisti riescono a incuriosirci.

Leonard Maltin – Leonard Maltin’s Picks: Shadow Dancer è un film tranquillo che richiede molta attenzione…

David Noh – Leonard Maltin’s Picks : troppo intento ad essere portentoso piuttosto che avvincente.

Ron Wilkinson – Monsters and Critics: Un thriller avvincente che porta lo spettatore nel terrore della macchina IRA.

Ian Buckwalter – NPR: Shadow Dancer si sente come un thriller, ma Marsh è saggiamente più interessato alla tensione.

Frederic and Mary Ann Brussat – Spirituality and Practice: Una rappresentazione avvincente di sfiducia come un fuoco vizioso che consuma coloro che cedono alla sua potenza.

Stephen Holden – New York Times: “Shadow Dancer” è sinistramente sottomesso e cupamente taciturno. Il dialogo è minimo. Solo ciò che deve essere detto è stato detto, e il tono della maggior parte di esso è di una urgenza tranquilla.

Elizabeth Weitzman – New York Daily News: Riseborough, ancora una volta si trasforma radicalmente, espandendo il suo ruolo come meglio può. Ma né la sceneggiatura esitante né il ritmo le danno un sostegno sufficiente.

Edward Douglas – ComingSoon.net: Un film potente ed efficace che mostra veramente tutta la tensione in Irlanda del Nord in un modo diverso da qualsiasi altro film.

William Bibbiani – CraveOnline: Un solenne dramma fatalista di responsabilità familiare e di ciclo senza fine dell’egoismo e della violenza.

Roger Moore – McClatchy-Tribune News Service: Solido, ma solo l’ombra di Hitchcock.

Harvey S. Karten – Compuserve: Un lento bruciare punteggiato da esplosioni di violenza

Catherine Bray – Film4: Un film delicato che rispetta il conflitto in cui è ambientato, piuttosto che usarlo per brividi a buon mercato.

Ed Gibbs – The Sunday Age: Riseborough stupisce ancora una volta con la sua capacità di interpretare un personaggio.

Adam Ross – The Aristocrat: …Un lento film coinvolgente che dimostra la natura moralmente caustica del terrorismo.

Ed Whitfield – The Ooh Tray: Il film di Marsh evoca brillantemente il pauroso, morboso sottofondo a Belfast negli ultimi anni del conflitto.

Philip French – Observer [UK]: Dopo l’inizio semplice, lucido, il film diventa un racconto labirintico del gatto col topo, di inganno, di tradimento e alleanze confuse.

Donald Clarke – Irish Times: Sebbene riluttante a impegnarsi con la politica ancora controversa del dissenso, Shadow Dancer funziona brillantemente come un dramma di spionaggio.

Christopher Tookey – Daily Mail [UK]: Un thriller deve emozionare, e questo non lo fa.

David Jenkins – Little Lies: Incisivo, che stimola la riflessione, teso, memorabile.

Peter Bradshaw – Guardian [UK]: La tensione è sottile – forse più sottile di quello che in realtà dovrebbe essere.

Tim Evans – Sky Movies: Un intelligente, intricato thriller.

Matthew Turner – ViewLondon: Magnificamente girato, con una sceneggiatura forte, l’imponente scenografia e una performance formidabile di Andrea Riseborough.

Tom Dawson – The List: Shadow Dancer evita molti dei cliché dei film relativi a questo particolare conflitto armato.

Derek Malcolm – This is London: Un film di stile e sostanza.

Ray Greene – Boxoffice Magazine: reazionario e spudoratamente pro-britannico in misura sorprendente.

Chris Bumbray – JoBlo Emporium: Affascinante. Owen e Riseborough sono superbi.

Damon Wise – Guardiano [UK]: Un opaco, thriller di lenta combustione ma brillante.

Maurizio Porro – Il corriere della sera: Aiutato dalla freddezza di Owen e Anderson, il documentarista James Marsh narra del passato prossimo, lezione morale con verità e cinismo in offerta.

Massimo Bertarelli – il Giornale: Crudo, cupo, poco appassionante e piuttosto contorto dramma, che rimesta ancora una volta nei grovigli dell’eterna guerra dei fondamentalisti nordirlandesi. (…) Scarse le emozioni, lento il ritmo, si guarda più che altro l’orologio.

Roberto Nepoti – la Repubblica: Dramma di spionaggio su base storica, messo in scena con una cifra credibile e realistica, Doppio gioco – La verità si nasconde nell’ombra è, in qualche modo, il contraltare degli innumerevoli film di supereroi che si spintonano per entrare negli schermi estivi. Ci sono due importanti colpi di scena, entrambi in sottofinale: e quelli, naturalmente, non li puoi raccontare per non guastare la sorpresa. Però nel suo complesso il film, adattato dal libro di un giornalista (Tom Bradby) corrispondente dall’Irlanda del Nord negli anni 90, evolve soprattutto come un dramma psicologico, meno incentrato sugli eventi che sui personaggi. (…) Però l’interesse del regista James Marsh (proveniente dal documentario e vincitore di un Oscar per la categoria nel 2009) non mira semplicemente a portare a casa il risultato narrativo, come accade nella maggior parte degli intrighi di spie prodotti attualmente. Intanto valorizza molto l’ambientazione: gli anni Novanta, periodo di transizione tra la fine del conflitto irlandese e l’inizio del processo di pace. Un tempo di ripensamento e di riflessione che rende credibili i personaggi, in bilico tra ciò che (dall’una e dall’altra parte) credono ancora sia il loro dovere e il bisogno di evadere dalla spirale del tradimento e del sangue. La scelta di realismo passa anche dalla cura, quasi maniacale, con cui sono ricostruiti gli ambienti, i particolari d’arredamento (i mobili e gli oggetti nella stanza di Collette sembrano scelti da un esperto di vintage), gli edifici, il molo, i paesaggi piovosi. Ottimamente assortita la coppia protagonista: la (apparentemente) indifesa Andrea Riseborough, viso risentito e corpo stretto nel suo cappottino rosso, in contrasto col grigiore che la circonda, e Clive Owen, dietro il cui aspetto di uomo solido e rassicurante si cela il personaggio, forse, più fragile del film.

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