Al Rogo! Al Rogo! Bruciano film e speranze al Centro sperimentale

Scrivo sull’onda di una certa emozione. Il Centro sperimentale di Roma rischia, con i tagli pesanti previsti, di veder bruciare senza che venga acceso un cerino i suoi film della Cineteca, le sue foto, i documenti, i libri, le aule; e poi, i ricordi di chi lo ha frequentato e ha spento i tanti fuochi

Scrivo sull’onda di una certa emozione. Il Centro sperimentale di Roma rischia, con i tagli pesanti previsti, di veder bruciare senza che venga acceso un cerino i suoi film della Cineteca, le sue foto, i documenti, i libri, le aule; e poi, i ricordi di chi lo ha frequentato e ha spento i tanti fuochi della stupidità e della volgarità in giro in Italia e nel mondo con la buona acqua della creatività e della fantasia. Non vi spaventate. Sono volutamente eccessivo, iperbolico, forse troppo in preda della retorica pro Centro e sue sorti. So che si tratta, per ora, di minacce.

So, avendo letto Francesco Alberoni che guida da anni il Centro stesso, che le proteste sono cominciate e continueranno (spero). So che da qualche parte qualcuno, in mezzo o in cima ai tagliatori peggio dei tagliatori di teste, perlomeno cannibali, può persino avere qualche dubbio dopo il misfatto per il momento informativo.

So che circoleranno carte, appelli, manifesti, già ho ricevuto mail e facebook a tale proposito. So che il Centro, nato nel lontano 1939, ha avuto e ha molti meriti. So però che la politica ci ha messo la testa, le mani e spesso i piedi, molti piedi, millepiedi. So che i partiti in particolare si sono molto impegnati a farne una prateria per avere posti e per dare briglia sciolta a brocchi incapaci, megalomani, sbracciati, stravaccanti o ammuffiti.

Potrei fare nomi, raccontare fatti. Conosco il Centro per motivi di lavoro e di studio, ho incontrato studenti, ho fatto qualche lezione. Ci vado poco. Non pretendo di sapere le segrete cose, né di impancarmi o ad accusatore o a difensore. So che istituzioni come queste per molti aspetti sono poco o punto riformabili e che le nomine spesso prendono strane strade fognarie. So che consigli e dirigenti cambiano con i governi o che ci sono adattamenti non sempre cristallini nella forma e nella sostanza. So che chi lavora fa fatica e non sempre viene messo in grado di capire e realizzare la missione del Centro.

Una missione che è o dovrebbe essere quella civile e democratica di aggiornarsi, avere i mezzi culturali, artistici, tecnici per fare un vero salto di qualità e di aggiornamento. Il cinema non è più quello del 1935 né quello del dopoguerra o degli anni che sono seguiti. So tutto questo e comunque non so nulla.

Sento puzza di bruciato. Lo sentivo ieri e adesso lo sento più forte. Chi sono i pompieri? Ci sono? Chi li chiama? Spengono qualche fiamma adesso e poi l’invisibile cerino è pronto a bruciare materialità e immaterialità. Senza l’una o senza l’altra, il cinema non solo nostro (ci sono allievi e persone interessate straniere) già vivacchiava, finirà anche di vivacchiare?

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